Adventure's Planet
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Recensione

Dear Esther

di Alberto Semprini  

il nostro voto
80
il vostro voto (4 votanti)
79
In breve

Dear Esther è una storia di fantasmi, narrata in prima persona. Diversamente dal solito, l'esperienza di gioco si concentra sull'esplorazione, per scoprire i misteri dell'isola e la verità sul protagonista. Nulla qui sembra reale, tutto può rivelarsi solo un'illusione. Chi è Esther e perchè ha deciso di portarti qui? Le risposte sono là fuori, sulla spiaggia e nei tunnel sotterranei dell'isola... o forse no.

 

Recensione Completa del 23 Febbraio 2012
Mettiamo subito in chiaro una cosa: Dear Esther non è una avventura grafica, almeno non nel senso “classico” del termine. Molti faticherebbero anche a chiamarlo videogame date le sue peculiarità. Nonostante ciò, noi di Adventure’s Planet abbiamo deciso di introdurlo nel nostro archivio perché la storia, le emozioni e l’atmosfera che questo esperimento interattivo è in grado di veicolare, lo portano molto vicino al genere di videogame che noi amiamo.

Dear Esther nasce come una mod gratuita di Half Life 2 programmata da thechineseroom, piccolissimo team composto da Dan Pinchbeck e Robert Briscoe. Tale mod ha riscosso un discreto consenso tanto da meritare un remake uscito a pagamento a metà febbraio del 2012, dotato di grafica potenziata e aggiornata. Ma che cos’è di preciso Dear Esther?
Si tratta di un gioco sperimentale sulla falsa riga di altre opere, come The Path, The Graveyard, Fatale e Dinner Date. Il gioco si svolge tutto in soggettiva ed è ambientato su una strana isola abbandonata. I controlli sono gli stessi di un qualsiasi FPS, quindi ci si sposta nell’ambiente 3D usando i tasti W-A-S-D della tastiera e muovendo il mouse per ruotare la visuale. Non è possibile saltare, accucciarsi o correre e premendo il tasto sinistro del mouse si ottiene come unico risultato quello di zoomare l’immagine in avanti.
Non è possibile fare altro, Dear Esther non offre nessun tipo di interazione con l’ambiente che non sia camminare o ammirare il paesaggio nella sua magnificenza. Non ci sono enigmi, non ci sono situazioni problematiche dalle quali bisogna cavarsela, non ci sono pericoli o nemici di sorta; solo il mare, le spiagge, gli scogli, il faro, le case abbandonate, i relitti, le caverne, i sentieri, le rocce e la vegetazione spontanea. Solo l’isola con il suo fascino, la sua solitudine la sua tristezza e suoi misteri.
Ma non saremo completamente soli, una voce fuori campo interverrà più volte recitando una sorta di monologo, o forse è più appropriato dire che leggerà degli stralci di una strana lettera indirizzata ad una certa Esther. Non a caso sono proprio le parole 'Dear Easther' le prime che sentiremo in questo viaggio strano e onirico.
In molti punti ci accompagneranno delle bellissime musiche molto evocative, composte da Jessica Curry.

Il testo è molto criptico: chi è l’individuo che legge la lettera? Siamo noi? È qualcun altro? Chi è Esther? Chi sono gli altri personaggi menzionati nei vari stralci? Che cosa è successo? Perché siamo su questa isola abbandonata? Cosa dobbiamo fare? Perché troviamo dappertutto strani simboli, formule chimiche e citazioni dal vecchio testamento scritte con la vernice su muri, pareti rocciose e pietre? Il gioco non ci darà mai risposte chiare a queste domande, lasciando a noi il dovere di interpretare quello a cui assisteremo nella nostra passeggiata; un cammino che progressivamente si colorerà di note molto oniriche, quasi come se stessimo vivendo un sogno.
L’esplorazione non è totalmente libera: per progredire nel gioco dovremo seguire un percorso ben stabilito che dal faro ci porterà ad una baia e poi progressivamente dentro ad inquietanti caverne. Non dico che succederà qualcosa di sensazionale ma di sicuro il viaggio non sarà monocorde o noioso. Avremo modo di vedere ambientazioni davvero suggestive nel nostro percorso tanto da rimanere letteralmente a bocca aperta.

Come dicevo prima, risultano caratteristiche sia la musica, sia l’impianto sonoro generale. La voce narrante è davvero evocativa e la recitazione è su ottimi livelli. Le musiche sono fantastiche: si va dalle melodie struggenti suonate con violini e piano nella parte del faro, a pezzi più ambient e inquietanti (ma mai spaventosi) per la sezione nelle caverne.
La grafica è davvero molto bella, inutile dire che era necessario curare tantissimo l’ambiente di gioco visto che l’unica cosa che faremo è ammirarlo. Il Source Engine (il motore grafico di Valve usato per Half Life 2 e tutti i suoi giochi) è spremuto al massimo e, anche se un po’ vecchiotto, non sfigura per niente neanche in questa produzione indipendente.
Il gioco non durerà molto, nel giro di un’ora o un’ora e mezza avremo finito tutto, e ciò costituisce un bene perché una durata superiore avrebbe rischiato di appesantire troppo l’esperienza.
Un grosso neo però è presente per i meno anglofoni di voi, perché Dear Esther è munito si di sottotitoli ma non di una traduzione in italiano, nè del parlato nè dello scritto.

Offrire un videogame senza interazione alcuna è davvero un atto molto coraggioso, molti potrebbero non apprezzare questa scelta e sentirsi un po’ scoraggiati nell’acquisto di un’opera del genere. In effetti non mi sento di consigliare Dear Esther a tutti, e non certo perché si tratti di un brutto gioco, né perchè i sette euro richiesti per accedere all’esperienza siano troppi (questo sta a voi deciderlo), ma piuttosto perché per apprezzare appieno Dear Esther bisogna munirsi delle giuste intenzioni e non farsi condizionare da pregiudizi. Insomma non è un gioco per tutti, è un esperienza molto romantica ed emotiva che può solo affascinare oppure anche stimolare a pensare e a riflettere sulle possibili interpretazioni che gli si possono dare.
Se l’idea di questo esperimento vi stuzzica allora il mio consiglio è quello di premunirvi di un paio di buone cuffie, trovare una serata libera, spegnere tutte le luci e immergervi nella profonda ambientazione che i thechineseroom hanno preparato per voi. Se invece avete bisogno di risolvere enigmi, spremere le vostre meningi, assistere ed intervenire a dialoghi con personaggi non giocanti o altre cose del genere, allora potrete non spendere i sette euro per Dear Esther e magari aspettare uno sconto per poter comunque aggiungere in un secondo momento un gioco così interessante alla vostra collezione.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: The Chinese Room
Data Rilascio: 15/02/2012
Piattaforma: PC, Ps Vita, XboxOne
Caratteristiche
Genere: Avventura/Mistero
Grafica: 3D
Visuale: Soggettiva
Controllo: Mouse/Tastiera
Sottotitoli: Inglese/Italiano
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