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Recensione

Downfall: Redux

di Stefano Rossitto  

il nostro voto
75
In breve

Il tranquillo Haven Hotel doveva essere un rifugio di una notte per Joe e Ivy Davis, ma le cose presto iniziarano ad andare male. Gli attacchi di panico di Ivy peggiorarono e presto scomparve.rani avvenimenti sul cominciano intorno all'hotel. Nulla è ciò che sembra. Joe è lasciato solo, alla ricerca di capire cosa sta succedendo, intrappolata tra la realtà e l'incubo.

 

Recensione Completa del 19 Maggio 2016
Harvester Games, piccolo studio indipendente principalmente conosciuto per The Cat Lady, è tornato. Forse non tutti sanno, però, che il nuovo Downfall è in realtà un ritorno alle origini: pubblicato nel 2009 (tre anni prima di The Cat Lady), l’originale Downfall fece parlare di sé per lo stile particolare e per la buona sceneggiatura di fondo e, a distanza di anni, il titolo ha ricevuto un trattamento di favore con una versione ricostruita da zero. Resta da vedere quanto l’operazione sia riuscita, quindi addentriamoci nell’analisi di questa nuova, angosciante avventura.

Joe e Ivy sono una coppia in crisi che, nel tentativo disperato di salvare la situazione, decidono di prendersi una vacanza lontani dalla routine quotidiana; raggiungono così il Quiet Haven Hotel, inquietante albergo che non ha niente da invidiare all’Overlook Hotel, ma il tentativo di riconciliazione non sembra funzionare, con il povero Joe che si trova improvvisamente catapultato in un incubo a occhi aperti. Ivy sparisce, apparentemente inghiottita dalle tenebre che si annidano nella struttura, e Joe non può fare altro che avventurarsi alla sua ricerca.

Se l’incipit non è niente di particolarmente esaltante, lo svolgimento della trama si attesta invece su alti livelli: difficilmente ho riscontrato in un’opera horror, soprattutto ludica, un tentativo così ben riuscito di creare interesse intorno ai fatti narrati. Vi muoverete all’interno di un’atmosfera fumosa, testimoni di una storia surreale che a tratti potrebbe sembrare particolarmente confusa e, col dipanarsi della vicenda, si chiariranno i motivi dietro la crisi coniugale dei due protagonisti. Motivi non scontati e che affrontano un tema importante e poco trattato nel mondo dei videogiochi.

Il risultato finale è un horror di stampo psicologico, che riesce a incuriosire su due fronti: i fatti narrati in tempo reale mentre si gioca, e quelli richiamati da continui (ma non troppo) flashback.

L’angoscia viene rafforzata anche dallo stile particolarmente crudo che gli sviluppatori hanno deciso di adottare. Già il disclaimer iniziale avverte i giocatori di trovarsi di fronte a un’opera caratterizzata da linguaggio forte, sesso e spargimento di sangue. In effetti i tre elementi saranno presenti per tutta la durata dell’avventura, in particolar modo il fattore “violenza”: nessuna censura di sorta, in determinati punti della storia assisterete a morti atroci, scene splatter, mura ricoperte di schizzi di sangue e così via. In parole povere, se siete persone facilmente impressionabili forse questo titolo non fa per voi. Tenete sempre a mente, però, che non ci troviamo di fronte a un b-movie riempito di scene casuali di massacro, in quanto i momenti più atroci saranno comunque contestualizzati e utili ai fini della trama.

Un altro elemento che “giustifica” tali scene è anche la capacità di scelta lasciata al giocatore. Tralasciando alcuni momenti chiave della vicenda, imprescindibili per poter proseguire, ci si troverà spesso a dover compiere delle scelte morali che a volte potrebbero sfociare in atti di violenza, gratuita o meno. Da questo punto di vista, poter scegliere se affrontare un determinato ostacolo con un dialogo o con un’accetta diviene un fattore di grande impatto emotivo per chi gioca.

La partita in corso viene così parzialmente modellata dalle proprie azioni: potrete scegliere se tentare di affrontare l’intera vicenda da uomo mite o da violento, o magari una via di mezzo. L’hotel vi metterà spesso di fronte a scelte da compiere, e devo dire che uno dei fattori che più mi ha incuriosito è stato immaginare di volta in volta cosa sarebbe successo se avessi intrapreso una via diversa.

Il sistema a bivi, riscontrabile quasi in ogni dialogo ma che a conti fatti risulta decisivo in un numero limitato di scelte importanti, ha anche permesso agli sviluppatori di arrivare a finali multipli, nella fattispecie tre: finale brutto, finale nella media, lieto fine. PiĂą riuscirete a restare integri per tutta la durata del gioco, piĂą avrete possibilitĂ  di arrivare al finale migliore. Sicuramente un incentivo da non sottovalutare, soprattutto considerando che la longevitĂ  del titolo difficilmente raggiungerĂ  le sei ore di gioco.

Inoltre, le scelte che sarete tenuti a compiere riusciranno con ogni probabilità a motivarvi più del reparto gameplay in generale. Questo risulta a conti fatti particolarmente tradizionale, con il classico sistema dell’inventario contenente oggetti da utilizzare nei vari scenari. Una particolarità risiede nei controlli, stavolta non affidati al mouse ma alla tastiera, con il personaggio che si sposta lateralmente come in un platform bidimensionale (ma con una certa lentezza, devo dire), e l’interazione si effettua pigiando sul tasto “freccia in alto” quando ci si trova in prossimità di un oggetto segnalato da caption. Premendo la “freccia in basso” si accede invece all’inventario, dove è possibile esaminare o usare gli oggetti, non combinabili tra loro.

Per tutta la durata del gioco non ci sono enigmi che esulano da questo schema tradizionale, e anche quelli classici con l’utilizzo oggetti non risultano particolarmente brillanti. D’altro canto, pongono sempre un imprescindibile ostacolo, per quanto minimo, al semplice svolgimento della storia. Non possiamo quindi annoverare il gameplay tra i pregi di Downfall, ma sarà comunque utile per farvi sentire presenti in quello che accade, nonostante il sistema delle scelte sia di gran lunga più efficace.

L’ambito visivo è quello che più si discosta dall’originale titolo del 2009, con una grafica completamente stravolta tranne nel look dei personaggi (che comunque sono stati parzialmente rielaborati). Molti scenari sono stati peraltro adattati al nuovo sistema di scrolling orizzontale, perdendo in parte il loro senso di profondità.

Nonostante questo, sono stati aggiunti degli effetti inaspettati e altamente scenici che sapranno conquistare anche l’occhio, con delle trovate originali e sorprendenti (tra le tante, spostarsi mentre ci si trova dentro un televisore, o camminare con grattacieli enormi che si innalzano sullo sfondo mano a mano che si prosegue). Le scene saranno quasi tutte tendenti al bianco e nero col solo colore rosso visualizzato su schermo, un po’ come succedeva in Sin City. Faranno eccezione alcune scene di flashback, con toni di seppia, e qualche rarissimo scenario colorato.

Lo stile visivo dei personaggi è forse quello più debole, stranamente più deludente nello stesso protagonista che non nei comprimari. Le animazioni non sono molte e, normalmente, vedrete sempre le stesse su schermo; qualche eccezione si avrà a trama avanzata, ma niente che possa risollevare molto la qualità generale. Fortunatamente l’occhio sarà più occupato a osservare gli ambienti e gli effetti ad essi collegati, più che i personaggi, quindi anche in questo senso il gioco resiste bene, grazie a un cast non abbondante, ma comunque ben delineato.

Le persone, o gli esseri, che incontrerete durante il vostro cammino si potrebbero contare sulle dita delle mani. Con pochi di essi, inoltre, intratterrete dialoghi particolarmente lunghi o articolati. Quegli sporadici incontri vi offriranno perlomeno una fuga da una solitudine che sarebbe risultata troppo angosciante e che avrebbe forse reso troppo pesante l’esperienza.
In quanto a caratterizzazione l’obiettivo può dirsi raggiunto, non tanto per quello che i personaggi dicono ma per quello che rappresentano. Ognuno di essi andrà a rappresentare un tassello del puzzle complessivo, approfondirà il tema precedentemente accennato e di cui preferisco non parlare onde evitare di anticiparvi troppo. Alla fine della vicenda, in ogni caso, vi sarete probabilmente affezionati a qualche membro del cast, in particolar modo alla simpatica Agnes. La lista dei personaggi viene complementata con una sorpresa per i fan degli Harvester, di cui però non parlerò in questa sede.

Inoltre, Downfall è completato da un doppiaggio in lingua inglese di buoni livelli. Non raggiunge assolutamente la perfezione, e anche in questo caso devo dire che la voce meno convincente risulta essere proprio quella del protagonista, ma sommariamente è ben realizzato e gli attori sono riusciti a calarsi bene nella psicologia dei propri personaggi. Ho riscontrato qualche imprecisione sulle prime battute del gioco e qualche calo qualitativo, ma niente di preoccupante.
Funziona meglio l’audio in generale, con effetti sonori convincenti e musiche inquietanti al punto giusto: dove l’occhio non riuscirà a turbarvi, ci penseranno quasi sicuramente i vostri timpani. La soundtrack viene inoltre arricchita da pezzi rock o addirittura cantati, composti da Warmer (gruppo capeggiato da Jesse Gunn, doppiatore del protagonista) 5yah, Myuu e Victim of Reality. Nel complesso, un reparto gestito veramente bene.

Vediamo di tirare le somme. Questo remake di Downfall convince sotto molti punti di vista, ed è probabilmente stato utile per far conoscere il gioco originale a più persone possibili. Nonostante non brilli particolarmente nel settore giocabilità, il titolo riesce a conquistare per tutta la sua durata grazie a una trama interessante e poco chiara fino al finale.

L’atmosfera è più che buona, disturba al punto giusto, stimola a non fermarsi e ad arrivare alla conclusione della vicenda che, sfortunatamente, giunge forse fino troppo presto; se volessimo fare un paragone videoludico, potremmo pensare a un Silent Hill bidimensionale farcito di citazioni di Stephen King. Le scelte morali che sarete tenuti a compiere aggiungono molto al divertimento, soprattutto perché vi condurranno a tre possibili finali diversi.

Lo stile crudo ed esplicito del titolo mi impedisce di consigliarlo ai più sensibili o ai più giovani, come gli stessi sviluppatori hanno tenuto a precisare. Sicuramente, però, ci troviamo di fronte a un gioco maturo, dalle tinte oscure, con una trama stimolante. Se sarete abbastanza coraggiosi da addentrarvi nel Quiet Haven Hotel, sappiate che verrete catapultati in una discesa verso la follia; riuscirete a uscirne sani come quando ne siete entrati?

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Harvester Games
Data Rilascio: 14/02/2016
Piattaforma: PC
Caratteristiche
Genere: Avventura/Horror
Grafica: 2D
Controllo: Mouse/Tastiera
Sottotitoli: Multilingua (italiano incluso)
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