Recensione
Kentucky Route Zero - Act 4
il nostro voto
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In breve
Quarto atto del viaggio lungo la Kentucky Route Zero.
Recensione Completa del 03 Gennaio 2026
Attenzione: la breve recensione contiene spoiler sulla trama
Il grado zero dell’avventura grafica esiste. L’opera di Jake Elliott, Tamas Kemenczy e Ben Babbitt lo lambisce d’improvviso, per la prima volta nella storia del genere, sul finire della settima sezione di questo quarto atto, portando al compimento più estremo il percorso intrapreso fin dalla scena d’apertura dell’Atto I.
Molte avventure narrative hanno negli anni semplificato il gameplay del punta e clicca, ma Kentucky Route Zero è l’unica ad averlo scarnificato fino all’osso, innestando nel meccanismo ancestrale dell’avventura testuale una narrazione, che attinge fra gli altri da Joyce, Kerouac, Lynch e Foster Wallace, surreale, enigmatica, incoerente, caotica, straripante, multiforme, frammentaria e dispersiva, così disorientante e frustrante per i giocatori che (dati di Steam alla mano) solo uno su quattro ha terminato il primo atto e meno di uno su dieci il quarto.
Frustrazione accentuata da un quarto atto che, seguendo di due anni un terzo ricco di rivelazioni – l’intrigante autoreferenzialità videoludica di Xanadu e il mondo altro (un Purgatorio nel Purgatorio?) della distilleria Hard Times – lascia le diverse questioni cruciali in una densa foschia, perdendosi non soltanto nella narrazione errante e sospesa, dal sapore beat, di un viaggio in barca lungo il fiume Echo di dantesca memoria, ma addirittura il suo protagonista, in modo più radicale di quanto avesse fatto Antonioni nel finale del suo film L’Eclisse del 1962. Il grado zero, l’esito di uno sperimentalismo duro e puro, di un massimalismo narrativo che non si era mai visto nei videogiochi e che non si vedrà mai più, della ricerca voluta di una minuscola nicchia, non solo di mercato, ma esistenziale, esito non ultimo, tuttavia, visto che manca ancora l’atto conclusivo.
Alla luce di quanto detto, attribuire un voto ha ormai perso di senso e non resta che concludere questo viaggio travagliato, ma indimenticabile, verso una meta al momento del tutto ignota e imprevedibile.