Adventure's Planet
Martedì, 22 Agosto 2017 22:31
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Recensione

Under that Rain

di Emanuela Ocello  

il nostro voto
75
In breve

Nei panni di Andrè Lacroix, un assistente sociale francese, vi occuperete di Adrien, un orfano affidato alla zia. Nel suo dossier vi accorgerete di probabili abusi subiti dal bambino, il che vi spingerà ad indagare. Una volta a casa della zia, noterete l’assenza sia del bambino che della zia: questo sarà l’inizio di un incubo spaventoso, ove sentimenti come amore, odio, paura e vendetta porteranno alla luce orrori inimmaginabili.

 

Recensione Completa del 04 Agosto 2017
La pioggia è un elemento ricorrente, sia al cinema che nei videogiochi.
Tanti sono i simbolismi che le si possono associare, su tutti quello di metafora di una particolare intensità e densità emotiva, spesso legate ad un insistente tormento interiore. Lo abbiamo visto in Heavy Rain, in cui oltretutto assume una valenza specifica a livello di stretta trama. E così anche in altre produzioni, più o meno recenti.

Oggi, lo ritroviamo in Under That Rain, punta e clicca bidimensionale dell'italiana BadTale Studios, pubblicato per PC lo scorso 15 maggio.

È proprio sotto una pioggia incessante, infatti, che si collocano gli eventi di questa avventura grafica in pixel art dalle tinte fortemente horror.

Ne risulta, da subito, un'atmosfera opprimente, che non accenna a diradarsi.
Una direzione narrativa ed artistica chiara e decisa, che risponde al desiderio di creare un titolo dalla forte presa emotiva e narrativa, senza troppi compromessi.
Del resto, gli autori si definiscono “due amici, due professionisti e due sognatori” e tanto “basta”, per riuscire nell'impresa di proporre un horror psicologico disturbante e credibile. Affatto scontato, nonostante i “rimandi a” e le “riprese da” altre opere di genere.

Non aprite quella casa nella prateria

Andrè Lacroix è un assistente sociale parigino, al quale la professione ha tolto molto più del sonno.
Il suo campo di specializzazione, infatti, è quello dei maltrattamenti sui minori, per cui ogni nuovo caso significa un incubo ad occhi aperti.

Non fa eccezione l'incipit dell'avventura, che vede l'uomo precipitarsi alla lugubre villa dei Lazarius, nella campagna francese. Motivo della sortita, l'improvvisa comparsa sull'uscio di casa del fascicolo di Adrien, bambino con alle spalle un passato di affidi ed abusi, da poco affidato alla famiglia Lazarius e, sembra, di nuovo vittima di violenze.

È notte e piove a dirotto, ma quello che Andrè avverte verso la villa è un richiamo impossibile da ignorare. Tanto più all'apprendere che il bambino è introvabile. Cosa c'è, in quella casa? E, soprattutto, perché scoprirlo sembra diventata la sua unica opzione?

Bastano i pochi minuti introduttivi per comprendere che gli incubi passati di Andrè sono destinati ad impallidire, al confronto di quello che lo attende oltre la soglia di villa Lazarius.
Non solo, è chiaro da subito che la vicenda viaggia in bilico al di qua e al di là “del velo” della realtà, in un equilibrio sempre più instabile con il procedere dell'avventura.

Si intravedono, qui, i rimandi a maestri del genere quali Poe e Lovecraft, fortemente ricercati dagli autori. Con una punta della brutalità di produzioni cinematografiche quali “Non aprite quella porta” ed affini.

Del resto, Under That Rain racconta un orrore efferato e disturbante, che si abbatte sul fisico e sulla psiche del protagonista con uguale crudeltà, conducendolo a dubitare persino dei propri sensi.
Niente nella villa è quello che appare e l'uomo lo apprenderà a proprie spese, ritrovandosi suo malgrado invischiato in una vicenda oscura ed intricata, che sembra coinvolgerlo oltre quanto la sua memoria e la sua coscienza gli consentono di comprendere. Dico sembra non a caso.

Quello che ho potuto giocare è infatti solo il primo episodio di due, con il secondo attualmente in sviluppo.

In quest'ottica, la trama mi è parsa volersi concentrare soprattutto sulla definizione della soffocante atmosfera e di un pericolo reale e costante, oltre che dell'ambiguità generale che investe la villa e i suoi pochi occupanti. Il tutto consegnato attraverso un crescendo di immagini ed eventi intrisi di una violenza lancinante, che si muove su più piani, da quello esteriore a quello della coscienza. Una brutalità che colpisce anche l'identità del protagonista, che in questo primo episodio già lascia presagire uno sviluppo significativo. Per ora, spiccano la sua abnegazione e i molti dubbi su un passato che pare, in qualche modo, legarlo alla magione e ad Adrien.

Ne risulta un titolo adulto e per adulti, che non risparmia una decisa crudezza espressiva e tematica, strettamente interconnesse e mai fini a se stesse, almeno in queste prime ore. Un horror che gioca sulla tensione e il disagio, più che sugli spaventi, comunque presenti a piccole dosi.

Tutto è ancora aperto, ma con tali basi gli autori avranno modo di proiettare il racconto del secondo capitolo nella profondità che già è possibile intravedere in questa prima iterazione.
Qualsiasi cosa si pensi delle produzioni episodiche, se c'è un modo per sfruttarne le potenzialità senza sfilacciare i contenuti narrativi, è sicuramente questo.

La villa è, a tutti gli effetti, la co-protagonista. Ispirandosi alle magioni del diciannovesimo secolo, gli autori hanno sfruttato l'imponenza strutturale per suscitare un'immediata soggezione, cui va presto sommandosi il disagio nel percorrere corridoi e stanze lugubri ed inospitali.

Riprendendo l'ambiguità della trama, poi, è stato creato un efficace contrasto tra l'importanza e la raffinatezza degli arredi ed una serie di opere artistiche di dubbio gusto e moralità. Non stupisce che, quando gli incubi oltre “il velo” iniziano a manifestarsi, la villa muti con essi, interpretando, di nuovo perfettamente, l'inquietudine della vicenda.

Al contempo, la presenza di porte chiuse – interne ed esterne - e chiavi da ricercare, oltre a strizzare l'occhio a più di un caposaldo del genere, enfatizza il graduale rivelarsi delle verità della trama, anch'esse chiuse a doppia mandata nelle stanze della mente, prima ed oltre che della casa.

Per questo, il continuo andirivieni tra i settori dell'abitazione e il suo enorme giardino appare motivato dalla necessità di guadagnarsi l'accesso ad una camera/zona via l'altra, oltre che sorretto da una certa coerenza nel non consentire, in più di una circostanza, di raccogliere oggetti prima che si manifesti un loro possibile utilizzo.
Ciò nonostante, sarebbe stato auspicabile prevedere una qualche sorta di “viaggio rapido” in grado di alleggerire gli spostamenti, fosse anche solo una camminata veloce del protagonista.

Sul fronte estetico, gli autori hanno scelto di affidarsi ad un inossidabile pixel art a bassa risoluzione, ponendo in essere un'operazione che, oltre alla nostalgia, è in grado di richiamare un terrore sconosciuto ai fanatici del foto realismo.
Sulla scia di opere quali The Last Door, infatti, Under That Rain sceglie la scarsa definizione dei pixel per ricreare scene in cui ad inquietare non è solo ciò che si vede, ma anche e soprattutto quello che la mente del giocatore disegna negli spazi lasciati all'immaginazione.

Una scelta stilistica che, personalmente, apprezzo sempre quando è ben confezionata. In questo caso la verità è nel mezzo, con alcuni sfondi decisamente apprezzabili per palette e giochi di luce, ed altri meno ispirati e più grossolani, soprattutto negli intermezzi narrativi.
L'effetto complessivo, ad ogni modo, è suggestivo ed incoraggiante per gli sviluppi futuri.
Poco riusciti in generale, invece, gli sprite dei personaggi, i cui volti alternano inespressività a strani movimenti di pixel durante i dialoghi.
Una parola la merita anche la colonna sonora, opera di Federico Bisozzi: senza lasciare un segno indelebile, l'accompagnamento musicale propone tracce che assecondano l'atmosfera del gioco, tra sonorità disturbanti, dolenti e malinconiche. Un lavoro apprezzabile, che assieme ai discreti effetti sonori completa un lato artistico più che buono e dalle ottime potenzialità.

Il comparto di gioco è quello dei punta e clicca vecchia scuola, non a caso gli autori hanno detto di essersi ispirati alle produzioni degli anni '90.

A livello di interfaccia, abbiamo un cursore dinamico che assume, in corrispondenza di ogni punto d'interesse, la forma relativa all'interazione eseguibile tra quelle consuete.
L'inventario è a scomparsa, richiamabile spostando il puntatore nella parte alta dello schermo.
Se questo contribuisce alla pulizia della visuale di gioco, c'è da dire che la bassa definizione e le ridotte dimensioni delle icone degli oggetti creano più di qualche confusione al momento della selezione e combinazione degli elementi.
Non preventivamente segnalati gli hotspot, che sono tuttavia evidenziabili istantaneamente premendo la barra spaziatrice.

A livello strutturale, gli enigmi sono quanto di più classico, basati sull'utilizzo e la combinazione di oggetti oltre che sui dialoghi, rigorosamente a risposta multipla e sorretti da una buona scrittura. In italiano, naturalmente.

Complessivamente, Under That Rain si distingue per la buona implementazione dei puzzle e la loro coerenza con il contesto e l'evolversi della vicenda; nn capita mai, infatti, di ritrovarsi a tentare improbabili soluzioni alla cieca, a patto di esplorare con attenzione.

In questo senso, aiuta la chiarezza con cui sono via via suggeriti gli obiettivi, senza che per questo l'immersione risulti compromessa.Per aggiungere un che di moderno, e sottolineare le fasi più concitate dell'avventura, gli autori hanno poi inserito poche sequenze con quick time events, che ben si mescolano al resto, condendo la tensione con una gradita nota adrenalinica.
Senza contare l'assoluta importanza che rivestono in termini di definizione dell'effettività del pericolo. Sul piano narrativo, perché su quello di gioco l'eventuale game over non dura che il tempo necessario a caricare i checkpoint, collocati poco prima della sezione “incriminata”.

Un recente aggiornamento, comunque, consente di disattivare i qte dal menù delle opzioni.
Tutto considerato, l'impianto di gioco è convincente per tutte le circa tre ore necessarie ad arrivare in fondo. Con qualche rifinitura qua e là potremmo ritrovarci con una piccola perla, nel secondo episodio.

Commento conclusivo

Un'esperienza solida, quella proposta da Under That Rain.
Sotto il fronte narrativo offre una storia intrigante, che pesca dal passato senza vendersi l'anima alla pura imitazione, spiccando per una violenza visiva che ne nasconde una tematica e psicologica di tutt'altra profondità, destinata a futuri sviluppi.
Promosso anche il comparto ludico, valido e coinvolgente, con una nota di dinamismo.

Buona l'estetica, che utilizza la pixel art per affiancare agli altri l'orrore dell'indefinito, i cui contorni sono presto riempiti di efferatezze dalla fantasia di chi osserva.

Un elenco di virtù degno di titoli dai valori produttivi sicuramente più elevati, che vuole evidenziare la bontà del lavoro di BadTale Studios, a tratti tradito da alcune imprecisioni, soprattutto estetiche, ampiamente risolvibili.

Peccato per il mancato buon fine della campagna di finanziamento su Indiegogo, che ha probabilmente aggravato lo sviluppo dell'opera completa. A maggior ragione, occorre supportare questo progetto, concedendo una possibilità convinta al primo episodio di un'avventura che, se tutto va come può e deve, potrebbe restare più impressa del previsto. Il prezzo budget è solo un valore aggiunto.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Bad Tale Studios
Data Rilascio: Q4 2015
Piattaforma: MAC, PC
Caratteristiche
Genere: Thriller/Psicologico
Grafica: 2D
Visuale: Terza Persona
Controllo: Mouse
Sottotitoli: Inglese/Italiano
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