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Recensione

Tales of Cosmos

di Emanuela Ocello  

il nostro voto
73
In breve

Un'avventura grafica "aperta" dove dovremo impersonare Perseus ed il professor Gagayev (due simpatici animali) per indagare su una misteriosa anomalia magnetica situata ai confini della galassia.

 

Recensione Completa del 07 Marzo 2017
Il 2016 è stato un anno florido, per quanto riguarda le avventure grafiche. Il mercato indipendente si è dimostrato generoso di prodotti di pregevole fattura, tanto che qualche titolo interessante rischia di passare inosservato, ed è un peccato.
Tales of Cosmos, uscito per Windows il 20 ottobre scorso, e per Mac il 23 novembre, è uno di questi piccoli progetti validi, ma in bilico sull'orlo del dimenticatoio. Vediamo di rimediare.

Ambientato nello spazio inesplorato, il secondo lavoro dei fratelli Zslodos della Red Dwarf Games è un viaggio rilassante attraverso un universo misterioso e diversificato, nel quale godere di paesaggi affascinanti e dilettarsi nella risoluzione di una serie di enigmi ben implementati.
Non a caso, l'intento degli autori era proprio quello di creare un titolo centrato sull'esplorazione e in grado di valorizzarla, trasportando feeling e meccaniche vecchia scuola in una struttura open world appagante e mai dispersiva.

Ottime premesse per una realizzazione più che buona: Tales of Cosmos mi ha restituito il piacere di un'esperienza dai ritmi compassati, che si lascia giocare con calma, prendendosi il proprio tempo, pur mantenendo sempre alto il coinvolgimento, complice soprattutto il design dei puzzle, ingegnoso e funzionale. Non si griderà al miracolo, ma una chance è ben meritata.

Houston, abbiamo un problema

Se la missione artistica dei fratelli Zsoldos può considerarsi in buona parte riuscita, lo stesso non si può dire per quella dei protagonisti del gioco, il cane Perseus, capitano, e il suo fidato sotto ufficiale, la scimmia astronauta Prof. Gagayev.
Impegnati in una non meglio specificata spedizione nello spazio inesplorato, i due valenti cosmonauti si ritrovano infatti preda di una misteriosa interferenza elettromagnetica, che manda fuori uso i controlli della navicella, costringendoli ad una “manovra espulsiva di fortuna”, a.k.a. “lanciarsi di sotto alla bene e meglio”.

Il “protocollo di atterraggio” va a buon fine e i due si ritrovano su un pianeta alieno, un tempo probabile meta per turisti, attirati dall'invogliante mare di melma verde, oramai in uno stato di semi abbandono, eccezion fatta per un paio di autoctoni dalle sembianze particolari (e visti i protagonisti, è tutto un programma…).

Con la navicella ridotta ad un cumulo di ferraglia e bulloni, Perseus e Gagayev sono soli e senza più un mezzo di trasporto. Arrendersi, però, non è un'opzione e lo schianto è solo l'inizio: occorre allestire subito un veicolo di fortuna, ripartire alla ricerca della fonte dell'interferenza e neutralizzarla. Più facile a dirsi, che a farsi. Ma per questo ci siamo noi.

La vera meta è il viaggio

La trama di Tales of Cosmos condivide con l'incipit una generale essenzialità: l'intreccio sta quasi tutto nelle premesse e gli sviluppi non riservano vere e proprie sorprese. Niente dialoghi in senso stretto e pochi testi, quasi tutti al servizio degli enigmi.
Più che una povertà intrinseca, ho letto in questa scelta la volontà di centrare l'intera esperienza sull'esplorazione dell'universo e dei vari pianeti che lo compongono, affidando all'ambiente il racconto di una storia che non è fatta che di pochi eventi e vive soprattutto di ciò che si vede, complici la pregevole realizzazione artistica ed un’ottima caratterizzazione dei diversi luoghi.

Luoghi che mantengono il riserbo sul “prima”, evitando di rivelare più di quanto necessario. È un'avventura da vivere “ora”, senza troppe spiegazioni, apprezzando il viaggio per quello che rappresenta in sé.
L'interferenza elettromagnetica e lo schianto non sono allora altro che scintille. E il naufragare è dolce, in questo oceano di stelle, in cui la meta c'è, e gli enigmi vi conducono, ma quello che conta è soprattutto l'esperienza.

Spazio aperto

Coerentemente con il focus sull'esplorazione, Tales of Cosmos presenta una struttura a mondo aperto, con diversi pianeti da scoprire e tra i quali spostarsi più o meno liberamente alla ricerca di oggetti ed espedienti utili alla risoluzione degli enigmi.
Se una simile struttura sicuramente agevola l'idea, e la sensazione, del viaggio, il rischio è quello di segmentare eccessivamente l'esperienza di gioco, finendo con il disorientare il giocatore.

Anche qui, i ragazzi della Red Dwarves Games sono stati saggi, optando per un open world soddisfacente, ma contenuto per estensione e numero di locations, che preserva il senso di scoperta ma non risulta mai dispersivo. Fattore decisivo, soprattutto se si considera che la maggior parte degli enigmi hanno una struttura multi-livello, con gli oggetti e le situazioni necessari a risolverli sparsi su più pianeti.

Ben concepito, ma anche ben realizzato: l'universo di Tales of Cosmos è un tripudio di
bio-diversità, che va dalle superfici rocciose alle polveri non meglio identificate, passando per mari di melma e strane vegetazioni. Una manciata di destinazioni, che sembrano però moltiplicarsi nella ricchezza e cura con cui sono state realizzate le molte schermate.

Ogni pianeta ha infatti una sua identità precisa, che si riflette negli enigmi, la cui soluzione vive un'ottima sinergia tra la logica loro sottesa e le peculiarità ambientali. Difficilmente si potrebbe cambiare la dislocazione di oggetti e situazioni senza perdere il bandolo della matassa, a riprova che ogni tassello è esattamente al suo posto.
Stesso dicasi per i personaggi, forse un po' pochi, tutti dotati di un carisma, per lo più fisico, che li rende riconoscibili senza pretese di profonde caratterizzazioni. La strampalata coppia di protagonisti su tutti: i sagaci commenti di Perseus e l'accentuata gestualità di Gagayev bastano infatti a conferire colore allo strambo duo, con efficace essenzialità.

Peccato, invece, per gli spostamenti tra i pianeti: inutilmente lunghi e limitati alla pressione di un tasto, senza che sia stata pensata qualsivoglia meccanica di guida, o sfida, in grado di coinvolgere.
Fortunatamente, il backtraking è stato gestito bene, e, seppur copioso, si percepisce come naturale, alleggerito com'è da una progressione ben oleata, per cui raramente capita di girare a vuoto ed ogni nuova conquista conduce, più o meno direttamente, alla prossima.
Un equilibrio difficile, quello su cui si regge Tales of Cosmos, ma mai precario, rafforzato da un puzzle design ispirato anche nelle meccaniche.

L'unione fa la forza

A livello di struttura e tipologia, gli enigmi di Tales of Cosmos sono per la quasi totalità enigmi di inventario multi-livello, risolvibili mediante una catena di azioni ed oggetti dislocati tra i diversi pianeti.
Una formula classica, sempreverde, che è stata arricchita da alcune interessanti meccaniche di gestione del duo protagonista.

Sia Perseus che Gagayev, infatti, hanno caratteristiche specifiche: il primo possiede un abbaio in grado di sortire effetti vari sull'ambiente circostante, ed è l'unico a poter esaminare gli oggetti ed interagire con le altre forme di vita, non mediante dialoghi ma tramite semplici commenti. Il secondo, invece, è il solo a poter raccogliere ed utilizzare gli oggetti e ad avere accesso all'inventario a scomparsa, oltre ad essere “armato” di una chiave inglese dai molteplici usi, tutti contundenti.

Una complementarietà, questa, gestita attraverso la possibilità di cambiare personaggio in qualsiasi momento, scegliendo se ordinare all'altro di seguirci o se lasciarlo dov'è, in attesa di un successivo utilizzo, nel caso in cui un enigma richieda la quasi simultanea azione dei due in punti diversi della mappa. Nulla di completamente nuovo, ma un'ottima soluzione, che aggiunge profondità al sistema di gioco.

L'interfaccia è semplice e funzionale: inventario a scomparsa e nient'altro a schermo, ad eccezione del cursore, dinamico, che siillumina in corrispondenza degli hot spots, non preventivamente segnati, e cambia forma per segnalare le aree cui è possibile accedere. Un tasto per interagire con il mondo di gioco ed un altro per richiamare l'inventario, con Gagayev, o per abbaiare, con Perseus.

Interessante il sistema di aiuti integrato: mostrando un oggetto a Perseus, questo lo esaminerà, inserendo tra le righe del suo commento qualche utile spunto per il suo utilizzo.

Quanto alla difficoltà, non siamo di fronte ad titolo particolarmente complesso, ma gli enigmi sono realizzati con cura e sfruttano al meglio le meccaniche di controllo e di utilizzo dei due personaggi, oltre alle peculiarità ambientali. Presente all'appello anche una manciata di logica laterale, quanto basta, che tende a sfociare in uno humour palpabile, seppure mai invadente. Il risultato è una sfida che coinvolge, pur in assenza di particolari picchi o estrosità.

Sul fronte longevità, quanto mai relativo, siamo sulle cinque ore giocando con calma, prendendosi il giusto tempo per entrare nello spirito del titolo e comprenderne l'intento artistico. A molti potrà sembrare poco, e personalmente non avrei disdegnato qualche enigma in più, ma nel complesso ho trovato Tales of Cosmos esaustivo così com'è.

L'essenziale è visibile agli occhi

Tales of Cosmos gode di un pregevolissimo comparto artistico, con le numerose schermate bidimensionali interamente realizzate a mano, per un risultato sfumato e vibrante, che conferisce ulteriore fascino al mondo di gioco.

Il side-scrolling è poi gestito in modo da assecondare l'andamento delle superfici planetarie, con un piacevole effetto rotatorio che valorizza la dinamicità degli sfondi, quasi che si stesse realmente assistendo alla mutevolezza dell'universo a seconda del punto d'osservazione.

Interessante, ma poco varia, la colonna sonora originale, che restituisce una sensazione di isolamento intergalattico e di continua scoperta, ma fatica a restare impressa.

Commento finale

Già autori del free-to-play The Old Tree, un puzzle game che ha suscitato più di qualche favorevole interesse tra gli amanti del genere e ambientato in una piccola porzione dell'universo di Tales of Cosmos, i Red Dwarf Games si sono confermati sviluppatori di sicuro talento, forse ancora acerbi, ma da tenere saldamente d'occhio in prospettiva.
La loro seconda fatica si è rivelata essere un'avventura spaziale d’indubbio fascino, bella da vedere ed avvolta in un'atmosfera di scoperta, che invoglia il giocatore ad esplorare i diversi pianeti facendo forza più sulla spinta del viaggio, che su un vero e proprio coinvolgimento narrativo.

Il game design è solido, e conserva un feeling vecchia scuola nella costruzione e nella natura degli enigmi, arricchito da interessanti meccaniche di gestione dei personaggi e ben innestato su una struttura non lineare a mondo aperto, che conferisce dinamicità senza disperdere.

Non un capolavoro, né un titolo particolarmente notevole sotto alcun punto di vista, ma un gioco valido, da tenere in considerazione se si desidera cimentarsi in un'esperienza che, a fronte di una durata moderata, non risulta affatto sbrigativa, e restituisce in pieno la sensazione di un viaggio senza troppi “perché” ma ricco di “come”, da rivelare un enigma alla volta. Da segnalare, infine, la presenza di una traduzione italiana per i testi, sempre gradita e mai scontata.
Consigliato.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Red Dwarf Games
Data Rilascio: 20/10/2016
Piattaforma: MAC, PC
Caratteristiche
Genere: Avventura
Grafica: 2D
Controllo: Mouse
Sottotitoli: Multilingua (italiano incluso)
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