Adventure's Planet
Sabato, 23 Settembre 2017 20:24
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Recensione

Stasis

di Stefano Rossitto  

il nostro voto
85
il vostro voto (3 votanti)
60
In breve

Nei panni di John J. Maracheck, veterano di guerra e capitano della nave spaziale DSV Hawking ci troveremo all’interno di Groomlake, una struttura dove alcuni tra i migliori scienziati hanno la possibilità di eseguire qualsiasi esperimento senza alcun vincolo etico e morale. Clonazione umana, ingegneria genetica, armi chimiche e super soldati erano solo alcune delle ricerche effettuate nella stazione. Finchè non se ne è persa misteriosamente traccia. Il capitano Maracheck, dopo aver intercettato uno strano segnale si dirige verso la fonte, una colossale nave spaziale. Gli ingegneri sono morti e la nave è gravemente danneggiata da bombardamenti di oggetti spaziali. Ma secondo Maracheck è ancora recuperabile, quindi decide di addentrarsi nella struttura...

 

Recensione Completa del 29 Settembre 2015
Guardando immagini sparse di Stasis si viene immediatamente trasportati con la memoria a un classico del genere che ha tormentato i sogni di molti avventurieri degli anni novanta; mi riferisco ovviamente a Sanitarium, grottesca creatura della Dreamforge in grado di ritagliarsi un suo posto di tutto rispetto nell’olimpo dei classici, grazie a uno stile unico e mai più adoperato per un’avventura grafica di qualità superiore. Almeno finora.

Stasis è stato sviluppato da The Brotherhood, un piccolo studio indipendente fondato dai due fratelli Bischoff. Amante della fantascienza e convinto dell’adeguatezza di uno stile grafico 2D piuttosto che tridimensionale, Christopher Bischoff iniziò qualche anno fa a lavorare su un progetto che crebbe contro ogni sua previsione, arrivando a conquistare critica e pubblico in poco tempo. I favori di quest’ultimo si riscontrano in una campagna di crowdfunding di successo, in grado di racimolare il bottino minimo in meno di un mese e al contempo raggiungere tutti gli stretch goals previsti. Il risultato sarà stato all’altezza dei buoni riscontri ottenuti? Andiamo a scoprirlo.

Spazio profondo. Una nave spaziale di dimensioni notevoli ci scorre davanti gli occhi, accompagnata da una musica inquietante che non presagisce niente di allegro nel futuro immediato. Dopo i consueti credits introduttivi, la scena si sposta all’interno del velivolo, dove facciamo la conoscenza di John Maracheck, nostro alter ego per tutto il corso dell’avventura. Gravemente ferito, confuso e senza la benché minima idea del dove si trovi e del perché, John si risveglia da una stasi e si trova davanti una scena desolante: macchinari devastati, luci di emergenza che sfarfallano incessanti e i restanti pazienti criogenizzati che loro malgrado non si sveglieranno mai più dal sonno indotto. Come se non bastasse, sembra non esserci traccia della sua famiglia, solo mentre si addentra negli oscuri recessi dell’astronave.

Già dai primissimi secondi di gioco è possibile intuire l’atmosfera generale che si respirerà per tutto il dipanarsi della trama principale e che può essere descritta come soffocante, claustrofobica, desolante. Proprio l’atmosfera si configura come uno dei maggiori punti di forza del prodotto e vero motore che spinge il giocatore a non fermarsi mai: prima ancora che la trama si delinei, la sensazione è quella di essere braccati, soli ma osservati da qualcuno o qualcosa di indefinito; ci si trova catapultati dentro un film di Alien senza il supporto di militari con bicipiti esagerati, ma nelle vesti di un uomo comune che vuole solo e soltanto ritrovare sua moglie e sua figlia.

L’umanità del protagonista si configura come il cardine dell’immedesimazione del giocatore, spingendolo continuamente alla Domanda con la d maiuscola: “Cosa farei al suo posto?”. John appare come un uomo qualunque, quasi anonimo, che affronta quello che gli si para davanti in una maniera assolutamente realistica e senza esagerazioni da videogame. È fragile, è solo e fa quello che può per cacciarsi fuori dai guai.

Proprio la sua fragilità apre le porte alla possibilità di sbagliare e, di conseguenza, morire nei modi più atroci; sia chiaro, non ci troviamo di fronte alle “Mille e una morte” dei vecchi King’s Quest, in quanto le situazioni di pericolo sono tutte integrate nella storia, mai fuori luogo e la maggior parte delle volte evitabili con un minimo di buonsenso. Anche nel caso questo non dovesse bastare, non disperate: il gioco è programmato in modo da creare un checkpoint automatico appena prima di scene che potrebbero causare il game over, che quindi non viene mai raggiunto.

A livello di personaggi, il gioco è quasi interamente retto da John, doppiato magistralmente da Ryan Cooper (la cui voce potreste ritrovare nell’introduzione di Kholat), calatosi perfettamente nel ruolo e capace di trasmettere angoscia con ogni frase pronunciata. Gli altri personaggi sono pochi e per lo più abbozzati, ma è doveroso menzionare il buon doppiaggio di Rebecca McCarthy (narratrice in “Heroine's Quest: The Herald of Ragnarok”).

Ciò che stupisce del cast di Stasis è il fatto di riuscire ad avvertire la presenza di quelli che non ci sono più, complice il continuo ritrovamento di dispositivi portatili contenenti le memorie dei suddetti. In questo senso, il lavoro di scrittura è stato più che efficace e l’abbondante quantità di materiale da leggere non finisce per stancare ma al contrario incuriosisce. Nei diari virtuali si stagliano frammenti di vita quotidiana a bordo dell’aeronave, con una buona caratterizzazione emotiva e di registro dei vari personaggi e qualche chicca simpatica tra cui un triangolo amoroso che emerge leggendo i tre diari dei diretti interessati. I file completeranno inoltre le nostre conoscenze sugli avvenimenti degli ultimi tempi, aiutandoci a delineare con precisione i motivi dietro la catastrofe. Come è lecito immaginare si riveleranno utili anche ai fini degli enigmi, le cui soluzioni saranno spesso deducibili leggendo con attenzione quanto a nostra disposizione.

Concentrandoci proprio sull’impianto enigmistico, ritroviamo lo schema classico del genere, con oggetti da raccogliere, combinare tra loro o usare con lo scenario. Non sarà in ogni caso una prassi costante, giacché gli oggetti posseduti si manterranno sempre su un numero esiguo di unità. L’inventario viene richiamato semplicemente cliccando un tasto sulla parte bassa a sinistra dell’area di gioco, unica interfaccia grafica perennemente visualizzata su schermo.

Non mancano poi enigmi di logica con i consueti macchinari spaziali da decifrare e che richiedono un minimo di ragionamento per raccapezzarcisi; cosa fondamentale in questo senso è che ogni enigma ha una sua logica e può essere risolto sfruttando il proprio spirito di osservazione, lasciando poco spazio all’improvvisazione confusionaria.

In linea generale non ci troviamo di fronte a un videogioco particolarmente ostico e vi capiterà di bloccarvi molto di rado; l’assenza di backtracking contribuisce peraltro a incrementare questa facilità, circoscrivendo la zona d’azione a pochi scenari per volta. Segnaliamo anche la presenza di qualche enigma a tempo, ma niente di particolarmente originale sotto questo fronte, mentre è assente un sistema hotspot, cosa che all’inizio dell’avventura mi ha lasciato sgomento, considerando soprattutto il buio che caratterizza gran parte degli scenari. Voi che state disperando, tranquillizzatevi. In realtà i produttori hanno inserito un sistema di hotspot indiretto, nel senso che gli oggetti con cui interagire verranno segnalati quasi sempre da una lucina posta nei loro pressi o comunque posizionati in una maniera tale da non poter passare inosservati.

Analizzato isolatamente il gameplay non porta nessuna ventata di novità nel genere, ma acquista un altro senso immerso nell’atmosfera citata in apertura: ogni minima azione che si compie viene soppesata e filtrata dalle emozioni che si avvertono, appesantita dall’ansia crescente che Stasis riesce a trasmettere di continuo anche attraverso il reparto audio, una vera e propria perla.
Tralasciando il doppiaggio, che come già detto si attesta su livelli più che buoni, il gioco è infatti stato sonorizzato magnificamente. D’altronde non ci stupiamo eccessivamente del risultato ottenuto da un musicista del calibro di Mark Morgan, il quale lavora assiduamente nel mondo videoludico e ha partecipato a progetti importanti come la serie di Fallout e, per restare in tema di avventure grafiche, quella di Zork (Nemesis e Grand Inquisitor, nello specifico). Il fatto di aver reclutato anche un secondo compositore di supporto, Daniel Sadowski, ha poi sicuramente contribuito agli alti livelli raggiunti nel pacchetto finale. La musica che ci accompagna amplifica quello che si vede su schermo, coordinandosi alla perfezione con la scena in corso e rinforzandola; menzione speciale alle scene in cui il gioco punta chiaramente a far saltare il giocatore dalla sedia, dove la musica compie egregiamente il suo lavoro di supporto.

A livello di varietà non ci troveremo ad ascoltare gli stessi temi ripetuti all’infinito, sebbene di fondo le musiche si attesteranno su uno stile unitario. Vanno escluse alcune sezioni particolari come una ninna-nanna appositamente composta, una musica disco e una di quelle tremende melodie da ascensore che in questo caso strappa anche un sorriso vista la situazione in cui ci si trova.

Se la soundtrack viene promossa senza remore la sonorizzazione ambientale merita un vero e proprio applauso, soprattutto considerando la natura fondamentalmente indie del videogame. Gli scenari sono stati riempiti di suoni inquietanti che mantengono la tensione sempre alta: radio che gracchiano programmi casuali, annunci robotici che fuoriescono dagli altoparlanti, urla disperate che emergono in lontananza e fanno vagare la mente verso situazioni tutt’altro che piacevoli. A rafforzare il tutto contribuisce anche il sistema di gestione del respiro del protagonista, il quale diventa affannoso nei momenti di tensione o quando si corre. Nel suo complesso il reparto audio va a caratterizzare Stasis tanto quanto quello visivo, che normalmente è il più evidente e il più chiacchierato.

Proprio su questo punto bisogna spendere qualche parola, anche considerando l’originalità della visuale che è stata scelta dai The Brotherhood. Molti potrebbero infatti essere frenati dalla grafica isometrica del prodotto, ritenendola poco adatta e soprattutto incapace di coinvolgere il giocatore. Niente di più sbagliato. La grafica di Stasis è a livelli ottimali? Non possiamo dire di sì. Compie il suo lavoro? Egregiamente.

Gli scenari sono ben progettati e ricchi di animazioni, siano esse scintille di macchinari malfunzionanti, sbuffi di vapore che fuoriescono da vecchi tubi marciti o… altro. Se proprio dovessimo andare a cercare un difetto a Stasis lo troveremmo semmai nella realizzazione dei personaggi che risulta abbastanza sommaria, ma fortunatamente il costante gioco di luci e ombre va a limitare questo difetto, rendendolo di fatto del tutto trascurabile anche contando il buon numero di animazioni che sono state affidate al coraggioso John.

Da questo punto di vista comunque niente che farà gridare al miracolo, mentre risultano ottime alcune animazioni ambientali come gli effetti dell’acqua o quelli particellari; da segnalare infine anche la presenza di alcuni video, anch’essi ben curati e che non hanno nulla da invidiare a produzioni che sfoggiano team più corposi.

Unica nota dolente del pacchetto risulta essere la longevità, la quale difficilmente supererà le otto ore complessive di gioco, complice quella semplicità discussa in precedenza. Bisogna inoltre specificare che una buona quantità del tempo complessivo verrà spesa leggendo i molteplici file personali sparsi per tutto il gioco, cosa che alla lunga potrebbe arrivare a stancare i più irrequieti nonostante l’estrema utilità e sensatezza delle informazioni che se ne ricavano. Fortunatamente il gioco verrà a breve completato da una localizzazione italiana dei testi disponibile a partire dal 20 Ottobre su Zodiac: consiglio a tutti quelli che non masticano particolarmente l’inglese di aspettare tale data, considerando proprio la mole di lettura richiesta.

Tiriamo le somme di quanto detto finora. Giocando Stasis sono rimasto assolutamente strabiliato di come una singola persona sia riuscita a ottenere risultati simili, apprezzabili sotto ogni punto di vista. Quelle poche caratteristiche dove il gioco pecca vengono infatti annullate dalla totalità degli elementi che lo costituiscono, capaci di amalgamarsi e di creare un’atmosfera assolutamente originale e di impatto.

Non ci troviamo di fronte a un prodotto che si pone come obiettivo quello esclusivo di far spaventare, sebbene questo succeda di tanto in tanto. Stasis ci rinchiude in un mondo malato, perso, cruento, che molto spesso raggiunge alti livelli di scabrosità e che ci tortura a ogni passo compiuto; basti pensare che uno degli stretch goals della campagna Kickstarter ha portato all’inclusione della possibilità di porre fine alle proprie sofferenze in qualunque momento dell’avventura tramite sanguinosi e a volte grotteschi suicidi.

Anche la musica non fa altro che sublimare quanto l’occhio coglie, laddove gli enigmi diventano espressione del desiderio di ricongiungersi coi propri familiari e fuggire dall’inferno in cui ci troviamo.

Nel complesso, sicuramente un prodotto capace di trasmettere sensazioni al giocatore durante il proprio dipanarsi e un’esperienza che mi sento di consigliare vivamente, amanti del genere sci-fi/horror o meno.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: The Brotherhood
Distributore: Adventure Productions
Data Rilascio: 31/08/2015
Piattaforma: PC
Caratteristiche
Genere: Fantascienza
Grafica: 2D
Visuale: Isometrico
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Inglese
Sottotitoli: Inglese/Italiano
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