Adventure's Planet
Sabato, 23 Settembre 2017 20:24
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Recensione

Runaway 2: The Dream of the Turtle

di Paolo Novarese  

il nostro voto
87
il vostro voto (28 votanti)
81
In breve

In questa nuova attesissima avventura ritroveremo Brian e Gina diretti in vacanza alle Hawaii, ma il loro velivolo va in avaria e precipita su una sperduta isoletta dell’arcipelago. Da qui inizieranno le loro peripezie che li porteranno a girare il mondo dalle Hawaii fino alla Alaska e non mancheranno i colpi di scena!

 

Recensione Completa del 05 Luglio 2007
Ho una convinzione personale: la saga di Runaway o la si odia o la sia ama. O forse per essere meno drastici o piace o non piace. Detto questo, passiamo in rassegna questo secondo episodio che si è fatto attendere per ben 4 anni dall’uscita del suo predecessore. Runaway 2: The Dream of the Turtle è un titolo a mio avviso abbastanza valido ma che presenta come tutti i giochi alcune pecche. Innanzitutto a coloro che intraprendono questa avventura deve essere chiara una cosa sin da subito: non si tratta di una AG che mostra uno squarcio di una probabile realtà ma più di una trama di un film alla “Indy”. Dunque, nonostante sempre di un gioco si tratti, e sebbene in molti titoli ci sono delle azioni al limite del paradossale, sappiate che comunque la trama avventurosa è più accostabile a quella di un film che a quella di un’avventura Stobbartiana (neologismo :P).

Bando alle ciance analizziamo più da vicino gli eventi narrati in questo secondo episodio targato Pendulo Studios: il buon Brian e la sua “amica” Gina si trovano in vacanza nelle isole caraibiche: il meritato riposo dopo la prima incredibile avventura. Ma potevano rimanere fuori dai guai? No, appunto… Gina infatti convince Brian a visitare le cascate del Tiki nell’isola di Mala. Unico mezzo: un vetusto idrovolante risalente al secondo conflitto mondiale. Dopo un po’ di scetticismo del nostro eroe, i due partono accompagnati dal fido Otto, il loro pilota non più tanto giovane. Come volevasi dimostrare Otto sembra essere morto e l’idrovolante comincia a perdere quota. “Lanciamoci coi paracadute!” direte voi… giustissimo! Peccato ce ne sia solo uno… Perciò, avvistata l’isola di Mala,il nostro Brian, con coraggio da eroe dei fumetti o di un film hollywoodiano, costringe la bella Gina a lanciarsi dal velivolo, lasciando a lui stesso una bella gatta da pelare: un idrovolante in picchiata verso la terraferma, un “pilota” apparentemente morto, nessun paracadute, separati in un modo non certo idilliaco da Gina e apparentemente nessun brevetto di volo… Situazione tosta, eh? Beh da qui inizierà la nostra avventura…

La grafica è il perfetto connubio tra 2D e 3D nell’inconfondibile stile cartoonesco che caratterizza questa saga. Vi saranno più di 30 personaggi modellati in 3D collocati in più di 100 locazioni in 2D. Il movimento dei personaggi sarà sempre fluido e davvero realistico: Brian salirà scale, si arrampicherà, salterà e cadrà e tutto è realizzato in una modalità abbastanza realistica. Gli sfondi sono coloratissimi e curatissimi tanto che caratterizzano tutti vari luoghi che andremo a visitare: giungle, spiagge caraibiche, accampamenti militari, paesaggi siberiani… insomma gli sfondi ci faranno calare completamente nell’ambiente in cui si trova il nostro fido Brian. Tra le altre cose il motore di gioco è nuovo e ci permetterà di assistere a particolari davvero piacevoli in avventura grazie agli effetti speciali 3D in real time: Brian lascerà le sue impronte sulla neve, gli effetti atmosferici, le luci e tanto altro. Non dovrebbero infine esserci problemi di pixel-hunting perché gli oggetti sono ben visibili e comunque c’è un particolare “sonoro” che affronteremo tra poco. Molto belle le cut-scenes, in cui potremo vedere le fasi di sviluppo del gioco e altrettanto notevoli le animazioni dei personaggi.

Il sonoro di questo capitolo è davvero curatissimo, anche rispetto a quello precedente che era comunque buono. La colonna sonora raccoglie in sé brani strumentali e persino canzoni vere e proprie, realizzate da cantanti ingaggiati dal team Pendulo. Le musiche in-game sono molto belle e curate, anche se talvolta sono ripetitive e coprono i dialoghi tra i personaggi o i suoni. Il doppiaggio è in italiano ed è stato realizzato magistralmente e con il giusto pathos: i personaggi si calano completamente nell’atmosfera, con quel tocco di ironia nei momenti cruciali che caratterizza Runaway. Ci saranno dialoghi anch’essi ben curati, ma talvolta piuttosto ripetitivi e prolissi e con qualche battuta ironica talvolta forse di troppo. Non mancheranno le innumerevoli citazioni a giochi o film del passato: diciamo che Runaway 2, oltre che direttamente al suo predecessore, strizza l’occhio a diversi titoli humor o di avventura. I rumori e suoni sono stati realizzati davvero bene: Brian camminerà su diversi terreni o pavimentazioni e si sentirà subito la differenza nel sonoro. Inoltre ci sarà la chicca della chitarra che è stata davvero divertente. Ricordate il particolare “sonoro” di poc’anzi? Ecco, non so se ci avete fatto caso (io non prima di aver giocato in cuffia), ma ogni volta che il cursore del mouse si andrà a posare su un hotspot sentirete un suono, il che è cosa buona e gradita nel caso in cui dovesse sfuggirci alla vista un oggetto. Il tutto è supportato per il sistema 5.1.

L’interfaccia è uguale al precedente episodio ed è dunque quella classica di una AG: insomma useremo il beneamato mouse. Ci sarà un lente di ingrandimento di base per esaminare ogni oggetto cliccando il tasto sinistro. Cliccando il tasto destro l’icona si trasformerà in una mano per interagire con un oggetto o in una “nuvoletta” dei fumetti per parlare con un personaggio (e non solo :P) sempre col tasto sinistro. L’inventario è scomodo come il precedente, non tanto per l’uscita da esso ma quanto per l’accesso: ogni qualvolta vogliamo prendere un oggetto dobbiamo spostare il mouse nel menù a tendina nero nella parte superiore dello schermo, cliccare sull’icona dell’inventario e prendere un oggetto con cui interagire. Ad oggetto preso basta andare verso la parte inferiore dello schermo perché questo scompaia. Purtroppo questo non succederà se non abbiamo in mano un oggetto, dunque dobbiamo ricliccare sull’icona dell’inventario per tornare al gioco. Ci si fa l’abitudine, è vero, ma resta pur sempre scomodo. Sempre nel menù a tendina troveremo un supporto per gli aiuti e l’accesso al menù principale (raggiungibile anche con il tasto “ESC”). Il menù principale è abbastanza semplice da usare: vi sono i comandi “carica”, “salva”, “cancella” ed “esci”, più tutti i comandi di configurazione video ed audio del gioco. Vi saranno anche i riconoscimenti e, come chicca, il riassunto del primo episodio.

Per il discorso personaggi credo di affrontare un argomento ormai in voga tra gli avventurieri che si sono cimentati con questo gioco: Brian. Vi ricordate il nerd di Manahattan,buono, ingenuo ed onesto? Beh ecco, diciamo che il nostro eroe si abbastanza emancipato. Sì, perché se prima il carattere era da ragazzo d’oro, adesso B.B. è diventato un tipo un po’ più furbetto. Certo non è che adesso si sia tramutato in un teppista ma sicuramente non è più lo studente di fisica all’università di Berkeley. Se prima mentiva per fare di necessità virtù, adesso è diventato un po’ più abile nell’arte delle bugie e se ne serve certamente a manica larga. Il fisico è stato sempre robusto, ma se prima era nascosto da una camicia bianca e dei calzoni marroni, adesso è sfoggiato con delle magliettine aderenti e molto alla moda. Il taglio di capelli non è più con la righina di lato, da prima comunione, ma si tratta di un taglio moderno e “ggggiovane”. Anche il linguaggio cambia: diciamo che se nel primo si sapeva contenere di più, adesso il buon Brian si lascia andare a qualche espressione colorita in più. Tutto ciò non è necessariamente un male, come neanche un bene… è soltanto il cambiamento di un personaggio che ha vissuto un’avventura che gli ha cambiato la vita. Diciamo che però, l’indole rimane sempre quella del buon vecchio Brian, ossia del bravo ragazzo. Gina è pressocchè assente ma ritroveremo delle vecchie conoscenze. Qualcuno è sempre lo stesso, qualcuno è cambiato. Joshua è l’esempio lampante del connubio tra cambiamento e staticità: sempre matto ma ormai tranto-nippo-americano, in stretto contatto con i suoi amici trantoriani. Anche i nuovi personaggi sono davvero ben caratterizzati, basti pensare a Kordsmeier, Tarantola, Archibald e così via. Davvero un buon lavoro quello svolto sulla caratterizzazione di ognuno di essi.

La “pecca” di questa saga, se pecca è il termine giusto da utilizzare, è che la trama è un mix tra avventura,fantascienza,humor,thriller e via dicendo, i personaggi sono un tantino stereotipati alle volte, insomma come ho ripetuto più volte sembra di essere nel classico film d’azione, dove il personaggio deve salvare la bella ragazza, il terribile cattivo, i suoi scagnozzi, lo scienziato pazzo, amici di ogni salsa e così via. Inoltre classico espediente di un film d’azione che si rispetti (e qui mi ricorda sempre Indy), è la battuta umoristica in una fase critica e/o addirittura mortale, che vuole stupire e divertire lo spettatore ma che lo colloca in un piano non più reale ma sicuramente fiabesco. Ma comunque questa è sempre stata una prerogativa di Runaway, dunque lo si sapeva sin dall’inizio…

Gli enigmi sono tutti ben calibrati sin dall’inizio: non c’è nulla di trascendentale e la soluzione è sempre dietro l’angolo. In più c’è il sistema di aiuti che farà da supporto. Sono tutti enigmi basati sui dialoghi, sull’utilizzo tra oggetti nell’ambiente o nello stesso inventario. Niente parti action o enigmi cervellotici, dunque. Ogni tanto dovremo tornare da qualche personaggio a scoprire una nuova frase che ci permetterà di andare avanti o dovremo esaminare una cosa attentamente prima o aspettare che appaia un personaggio ma comunque non si incontreranno grandi problemi, a parte qualche enigma un po’ fuori dalla normale logica: ehi siamo sempre in una AG! Non si può rimanere bloccati e non si può morire. Tutti elementi ricavati dalla old school delle AG, alla quale,abbiamo detto, Runaway 2 strizza l’occhio.

E’ una cosa in cui mi ripeto in ogni recensione, lo so bene, ma è giusto che si sottolinei sempre:la longevità è un fattore soggettivo. Ossia seppure un gioco oggettivamente non può superare una determinata soglia di ore, c’è chi riesce a completarlo in breve tempo, c’è chi invece ne ha bisogno un po’ di più. Io direi che Runaway si assesta su, ora più ora meno, 15 ore di gioco. Forse una delle pecche del gioco. Tutto comunque dipende molto anche dall’utilizzo degli aiuti e dallo skip dei dialoghi e tutto il resto. Non lunghissimo ma neanche tanto corto. Il mio consiglio è, come sempre, godervelo e cercare di non usare gli aiuti.

In conclusione, Runaway 2 è stato sicuramente uno dei titoli più attesi del 2007 e possiamo dire che la sua attesa ci ha ben ripagati. Di certo non si tratta di un capolavoro, a mio modesto parere, ma comunque siamo di fronte ad un ottimo prodotto, giocabile anche non conoscendo la trama del primo episodio. Un gioco ricco di colpi di scena, azione e humor in un mix di situazioni ricche di avventura e mistero. Da giocare senza dubbio alcuno.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Pendulo Studios
Publisher: Focus Home
Data Rilascio: Q2 2007
Piattaforma: PC
Caratteristiche
Genere: Avventura/Mistero
Grafica: 2.5D
Visuale: Terza Persona
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Italiano
Sottotitoli: Italiano
Ricerche
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Requisiti minimi
OS: Windows 98/Me/2000/XP
Processore: Pentium III 500
RAM: 128 MB
Scheda Video: 32 MB
Supporto: 1 DVD
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