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Recensione

Raiders of the Lost Ark

di Adriano Bizzoco  

il nostro voto
80
In breve

La primissima avventura dedicata ad Indiana Jones, creata nel lontano 1982, per Atari 2600, dalla Midway Games West e interamente dedicata al primo film della trilogia dedicata al famoso archeologo, Indiana Jones e i Predatori dell'Arca Perduta. Scopri tutte le notizie riguardanti questo titolo, antesignano delle avventure grafiche, grazie alla recensione e soluzione, realizzata in esclusiva per Adventure's Planet!

 

Recensione Completa del 13 Giugno 2006
Se vi dicessi “archeologo” e “avventure grafiche”, voi a cosa pensereste? No no, fermi, non ditemelo. State pensando a Udoiana Raunes!... No? Uhm... allora avete in mente l’originale, l’inconfondibile e indimenticabile Indiana Jones! Ma in quale avventura lo state immaginando? Fate of Atlantis forse? Oppure state ricordando le imprecazioni lanciate nella sezione del castello nazista in The Last Crusade? Eppure con la memoria più indietro di così non riuscite ad andare, vero? Chissà quanti di voi si sono sempre chiesti, “ma perché diavolo le avventure grafiche di Indy hanno avuto inizio dall’ultimo film della trilogia, senza tenere conto dei due precedenti?”. Oggi finalmente avrete una risposta a questo solenne dilemma.

Innanzitutto procediamo un po’ a ritroso, partendo da quell’Indiana Jones and the Last Crusade, sfornato da mamma Lucas nel 1989. Il gioco uscì per Amiga, DOS, Atari ST e Macintosh. Prima di allora, però, i diritti sul famoso archeologo erano detenuti da un’altra software house, vale a dire la Mindscape. Questa SH realizzò la bellezza di tre titoli, due dei quali basati su plot inediti. Il primo fu Indiana Jones in the Lost Kingdom, uscito nel 1984 esclusivamente su Commodore 64 (bei tempi eh?). Si trattava di un classico gioco action, strutturato su sei livelli a schermate fisse, popolati da mostriciattoli, in cui il nostro eroe doveva riuscire a raggiungere l’uscita.

Il secondo fu Indiana Jones and the Temple of Doom, basato sull’omonimo film (il nostrano Indiana Jones e il Tempio Maledetto) e pubblicato nel 1985. Ancora una volta parliamo di un action, sebbene finalmente supportato da un engine più complesso e una grafica di molto superiore al precedente prodotto (le immagini che potete vedere si riferiscono alla versione Amiga).

Terzo ed ultimo capitolo targato Mindscape, fu Indiana Jones and the Revenge of the Ancients, un’avventura testuale dalla trama inedita. In questo caso la suddetta SH rivestiva esclusivamente il ruolo di publisher, mentre gli autori del gioco erano gli Angelsoft, una società specializzata nella trasposizione di pellicole di successo in avventure testuali; purtroppo per loro eravamo nel 1987 e le avventure grafiche stavano prendendo sempre più piede, ergo questo Revenge of the Ancients non ebbe poi molto credito.

Ma non fu la Mindscape a occuparsi per prima della conversione videoludica delle vicende del famoso archeologo, bensì la Atari Games (la SH cambiò nome in Midway Games West Inc. due anni dopo l’uscita del gioco di cui vi sto per parlare). Siamo nel 1982 e la console Atari 2600 fa furore in tutto il mondo, mentre appena un anno prima, nelle sale cinematografiche, Indiana Jones ha fatto la sua prima comparsa, con quel Raiders of the Lost Ark, da noi conosciuto come I Predatori dell’Arca Perduta. È dunque lecito aspettarsi un bel giocone che ne sfrutti la licenza e la MWG (abbrevio per comodità) non si fa attendere, sfornando un titolo la cui complessità (per l’epoca) ricalca molto da vicino quelli che sono i canoni di un’avventura grafica.

Nonostante questa sia una recensione piuttosto sui generis, vediamo di affrontarla come al solito, partendo dalla trama. Il Dr. Indiana Jones è stato ingaggiato dal Governo per ritrovare l’Arca dell’Alleanza, prima che ci riescano i Nazisti. In qualità di esperto di storia e culto egiziano, il nostro eroe è al corrente del fatto che l’Arca sia stata nascosta in una camera chiamata Well of Souls (Pozzo delle anime), ubicata da qualche parte nei dintorni dell’antica città di Tanis. Il problema è che non si sa dove sia l’entrata e in che modo sia possibile accedervi.

Il gioco è ambientato tra il Cairo e le zone esterne rispetto alla città; tutte le locazioni sono rappresentate da schermate fisse in cui si troveranno serpenti e nemici di ogni tipo, ma anche oggetti da raccogliere ed esaminare. Ad esempio, nel Temple of the Ancients (Tempio degli Antichi) saranno presenti alcuni oggetti utili per il proseguimento dell’avventura, mentre nella Map Room (devo tradurre pure questa?) un geroglifico ci indicherà quale oggetto sarà necessario per aprire il passaggio segreto che conduce all’Arca (se vi interessano altri particolari sulle locazioni e sugli oggetti, vi consiglio di dare un'occhiata alla soluzione del gioco).
La grafica è quella che è: schermate semplici, pixellose, monocromatiche, e il nostro povero Indy purtroppo non è da meno.

L’avventura prevede la raccolta e l’uso di oggetti in determinate situazioni. Ogni azione, poi, comporta l’aggiunta di tot punti allo score finale (una filosofia adottata anche dalla Sierra, anni dopo), che verrà visualizzato al termine del gioco. Ciò significa che Raiders of the Lost Ark è risolvibile in diversi modi, più o meno remunerativi in termini di punteggio. In più (vera chicca a mio avviso), ad ogni partita l’ubicazione dell’ingresso segreto della Well of Souls cambierà in modo randomico (in pratica cambierà ogni volta il roof, cioè il tetto da cui lanciarsi, all'interno della stanza Mesa Tops), così come varierà il tipo di oggetto da utilizzare per accedervi.
Dimenticate il tanto amato punta&clicca: l’Atari 2600 non aveva mouse! Di conseguenza i movimenti del personaggio vengono eseguiti tramite i joystick della console e l’inventario viene gestito in una barra orizzontale, posta in basso, nella quale gli oggetti compariranno uno di fianco all’altro e saranno selezionabili tramite un apposito “puntino selettore” (riprendo l’espressione usata dall’autore della soluzione del gioco).

Il gameplay è particolare: se da un lato ci saranno alcune sezioni arcade, del tipo “uccidi i serpenti” o “evita i banditi”, per il resto del tempo avremo a che fare con fasi di esplorazione e interazione tra oggetti e ambiente. Ci si imbatterà anche in personaggi non giocanti, rappresentati da sedicenti sceicchi, impegnati nella vendita di oggetti utili per la risoluzione del gioco (come il paracadute o il flauto magico).

Insomma, stiamo parlando di un gioco che, con anni e anni di anticipo rispetto al fenomeno delle avventure grafiche, presenta alcuni dei caratteri tipici di un’AG (raccolta e interazione tra oggetti e ambiente, dialoghi spartani ed esplorazione); e il tutto vede come protagonista nientepopodimenoche il nostro Indiana Jones. Tenete bene a mente, dunque, quale sia stata la prima comparsa del famoso archeologo nel mondo videoludico e, in particolare, non dimenticate che prima della LucasArts, qualcun’altro ha dato vita a quella che possiamo ritenere a tutti gli effetti la prima avventura grafica (ante litteram) dedicata a Indy!

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Midway Games West
Distributore: Atari
Data Rilascio: Q4 1982
Caratteristiche
Genere: Avventura
Doppiaggio: Nessuna
Sottotitoli: Inglese
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