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Martedì, 30 Maggio 2017 09:28
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Recensione

Quest for Infamy

di Alberto Semprini  

il nostro voto
79
In breve

Quest for Infamy è un punta e clicca classico, dallo stile inconfondibilmente retrò, in cui il giocatore veste i panni di Mister Roehm, un uomo che sta cercando di lasciarsi alle spalle un oscuro passato. Con tre classi differenti tra cui scegliere (Rogue, Sorcerer e Brigand) e le sequenze di combattimento miste a quelle da adventure, Quest for Infamy è un chiaro omaggio alla saga di Quest for Glory della Sierra.

 

Recensione Completa del 24 Settembre 2014
Ogni tanto fa piacere tornare agli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, quando si giocava a Dungeons & Dragons con gli amici e si passavano pomeriggi interi tra dadi a più facce, schede personaggio, mappe, carta e matita, ridendo e scherzando sulle stesse avventure che si vivevano.

In quest’ottica i videogame Sierra dei primi anni ‘90, come i Quest for Glory o Conquest of the Longbow, erano un passo avanti rispetto ai concorrenti LucasArts, visto che ibridavano bene il gameplay dei punta e clicca con quello dei giochi di ruolo: enigmi, dialoghi complessi, belle ambientazioni fantasy, ma anche mappe open world, side quest, combattimenti, classi, statistiche del personaggio, il tutto condito da una certa quantità di humor che smorzava un po’ i toni, non intaccando comunque l’epicità dell’esperienza.

Fin dal suo titolo, Quest for Infamy (notare l’intento quasi parodistico) di Infamous Quests stabilisce la stretta connessione con la saga dei coniugi Cole (Coery e Lori Ann), proponendo la stessa identica formula a metà strada tra l’avventura punta e clicca e il gdr classico, alla stregua del notevole Heroine's Quest: The Herald of Ragnarok rilasciato durante il natale 2013.

Similmente al titolo di Crystal Shard, anche Quest for Infamy ha richiesto ben quattro anni di duro lavoro, ma in mezzo c’è stata anche una campagna di kickstarter andata a buon fine, la quale ha permesso la realizzazione e la commercializzazione del gioco in partnership con Phoenix Studio (per intenderci, quelli di Cognition e Moebius).

In questo titolo vestiremo i panni di Mister Rohem, un avventuriero giunto alle porte della piccola cittadina di Volksville situata in una ricca valle; il piccolo paese si presenta ospitale, tranne che per un burbero sceriffo che prenderà subito di mira il protagonista.

Nel preludio potrete girare liberamente per Volksville facendo la conoscenza dei suoi abitanti, ma potrete anche accettare tre diverse missioni da tre personaggi particolari. Queste piccole quest determineranno la vostra classe di appartenenza, influenzando così le statistiche del vostro personaggio, le vostre abilita e tante altre cose; la scelta ricade quindi tra Rogue (il classico ladro), Brigant (una sorta di guerriero) e Sorcerer (mago).

Questo avrà una ripercussione diretta su tutto il corso dell’avventura, non solo perché le diverse abilità vi permetteranno di risolvere degli enigmi in maniera differente, ma anche perché potrete accedere a missioni secondarie esclusive. Ad esempio, scegliendo il Rogue, sarete degli esperti di furti e potrete camminare silenziosamente, cosa che vi consentirà di scassinare porte, svaligiare case e muovervi senza farvi notare dai nemici, tutte cose che come Brigant e Sorcerer vi saranno precluse.

Ovviamente, oltre alle side quest, le quali sono tutto sommato facoltative, ci sarà una main quest uguale per tutti che farà progredire la storia principale; a questo riguardo, il primo capitolo risulta essere un po’ disorientante e dispersivo, soprattutto per chi è abituato a fruire le avventure più “tradizionali” che accompagnano il giocatore lungo uno sviluppo lineare della storia. Toccherà infatti a noi giocatori esplorare in lungo e largo tutta la vallata in cerca di missioni, luoghi nascosti e un modo per proseguire nella trama, lasciandoci così una certa sensazione di spaesamento; una scelta un po’ coraggiosa, ma che omaggia quell’epoca di avventure Sierra dove bisognava munirsi di carta e penna e prendere appunti su tutto quello che si trovava nel corso di lunghe sessioni di esplorazione.

Il secondo e il terzo capitolo lasceranno meno spazio alle quest secondarie, consentendo così di seguire la storia in maniera più sequenziale; in realtà, portare a termine l’avventura di per sé non sarà difficilissimo e ve la caverete in meno di dieci ore di gioco, qualcosa in più se vorrete rigiocarvi l’avventura sperimentando una nuova classe e scoprendo tutti i segreti della vallata.

Oltre ad enigmi e missioni ben congegnate e integrate con le varie sotto storie, saremo costretti anche ad affrontare alcuni combattimenti con mostri e nemici che appariranno random in specifiche locazioni. Queste fasi sono sicuramente le meno riuscite della produzione, a causa di un fight system molto approssimativo e superficiale: a volte l’esito di uno scontro sarà determinato dalla pura fortuna oppure (nelle fasi più avanzate) sarà eccessivamente sbilanciato a vostro favore, grazie ad armi e abilità molto potenti a cui potrete accedere.

Tutto in Quest for Infamy ha un grosso sapore anni ‘90, ad iniziare dalla splendida grafica in pixel art che riprende in maniera molto fedele lo stile della versione VGA del primo Quest for Glory e dei King’s Quest (dal quinto in poi). Giusto per fare un esempio, anche i ritratti dei personaggi non giocanti nei dialoghi richiamano i gdr di fine secolo, un vero tuffo nel passato per tutti i giocatori ultra trentenni!

Peccato che tutto questo sia un po’ intaccato da uno dei peggiori doppiaggi mai sentiti in un’avventura grafica: non solo la recitazione di ogni singolo personaggio risulta essere abbastanza dilettantistica e approssimativa, ma soprattutto la qualità delle registrazioni lascia davvero a desiderare, come se non sia stato fatto un missaggio delle tracce audio delle voci.

Questo difetto, sebbene abbastanza grave per una produzione commerciale, potrebbe essere smorzato dal tono estremamente leggero e goliardico dell’intera opera; Quest for Infamy infatti non si prende mai sul serio, parodiando il genere stesso del fantasy con numerose gag autoreferenziali oppure palesi anacronismi (ad esempio un vero e proprio bancomat situato dentro una banca che di medioevale ha ben poco). Starà a voi apprezzare o meno lo stile leggero dell’opera, aspetto che potrebbe non piacere a tutti malgrado nel suo complesso credo risulti simpatico.

Attualmente il gioco è disponibile solo ed esclusivamente in lingua inglese, ma è prevista a breve una localizzazione italiana, manna dal cielo vista la dei dialoghi da leggere!

Amare o meno Quest for Infamy è una questione alquanto personale. Si tratta sicuramente di un gioco che farà la felicità di tutti quegli utenti che amano le avventure non lineari e che non disdegnano una buona pixel art; è però comunque inevitabile fare un confronto con il concorrente Heroine’s Quest, il quale propone lo stesso identico modello di gioco ma con una cura maggiore negli aspetti del doppiaggio e del sistema di combattimento. Cose non da poco, se consideriamo che il gioco dei Crystal Shard è distribuito in maniera gratuita mentre Quest for Infamy chiede un esborso di una ventina di euro.

D’altra parte va detto che, oggi giorno, esistono davvero pochi giochi di questo genere, quindi la presenza di ben due titoli sulla falsa riga di Quest for Glory non possono che fare bene ad un mercato che sta valorizzando idee un po’ vecchiotte ma ancora valide, salvandole così dall’oblio.

In definitiva, il titolo di Infamous Quests è capace di offrire, a chiunque sappia coglierla, un’esperienza molto divertente e coinvolgente.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Infamous Quests
Publisher: Phoenix Online Publishing
Data Rilascio: 10/07/2014
Piattaforma: PC
Caratteristiche
Genere: Avventura/Fantasy
Grafica: 2D
Visuale: Terza Persona
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Inglese
Sottotitoli: Multilingua (italiano incluso)
Ricerche
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