Adventure's Planet
Mercoledì, 23 Aprile 2014
Benvenuto ospite
Demo
Patch
Salvataggi
Risoluzione Problemi
Extra
end

Recensione

Phoenix Wright: Ace Attorney - Justice For All

di Cristiano Caliendo  

il nostro voto
72
il vostro voto (2 votanti)
92
In breve

Questo sequel ci rimette nella toga di avvocato che avevamo lasciato un anno fa, l'originale "simulatore di tribunale" Capcom torna su DS mantenendo inalterato praticamente tutto: grafica, interfaccia, struttura di gioco e ovviamente il susseguirsi di casi sempre più difficili e avvincenti.

 

Recensione Completa del 28 Ottobre 2008
Chi è che non brama di essere un avvocato, uno di quelli che trascorrono buona parte della propria vita in una fredda aula di tribunale fra malcelati criminali e rivali senza scrupoli, accanendosi su ogni virgola, puntigliando su ogni dichiarazione e ripetendo a memoria ogni lettera del codice penale? Tutti, probabilmente.
Il mestiere del ‘laureato in legge’, infatti, non è esattamente uno dei sogni adolescenziali più noti: pur restando affascinati dalle vicende romanzate in serial come “Law & Order”, difficilmente ci si ritrova a desiderare di vestire, in prima persona, i panni del Perry Mason di turno, fra noiosissime catalogazioni di prove, tediose analisi delle stesse e, soprattutto, infinite chiacchiere con gli imputati. Ancora meno affascinante risulta il ruolo dell’avvocato difensore: se non c’è neanche la possibilità di incastrare il cattivone, e guardare la sua fronte sudata mentre lo mettiamo alle corde, che gusto c’è? Non è quindi una sorpresa se, fra i più giovani, non si tratti di una delle professioni più gettonate. È inevitabile, sacrosanto e perfino scontato.
O meglio, lo era fino al 2006, anno di uscita di “Phoenix Wright: Ace Attorney”.

RITORNO DIETRO IL BANCO DELLA DIFESA
Col tempo, abbiamo imparato che esiste un certo linguaggio narrativo in grado di tenerci col fiato sospeso mentre si seguono le gesta di alcuni ragazzini delle elementari, capaci di sfondare una rete con un pallone da calcio, o di intrigarci osservando le avventure di un giovane che si cimenta con la pesca, uno sport per sua natura tutt’altro che dinamico. Le avvincenti storie di un avvocato penalista non potevano quindi che provenire dalla terra del Sol Levante, patria di quella particolare ‘poetica’: i ragazzi della Capcom non hanno solo consolidato questa caratteristica tutta nipponica, ma con “Phoenix Wright: Ace Attorney” hanno dimostrato con grande decisione come un videogioco possa essere tanto divertente quanto adatto a tutte le fasce d’età se composto da molto testo (sì, da leggere!) e poca interazione, in barba al trend del momento che pretende di mettere sempre e comunque al primo posto la parte prettamente ludica. In che modo? Semplice a dirsi, ma non per questo facile da realizzare: riuscendo a creare personaggi simpatici, storie coinvolgenti stemperate dal giusto umorismo, e una struttura di gioco curata ed efficace. Missione compiuta, almeno col primo gioco.

“Phoenix Wright: Ace Attorney - Justice for All” è il seguito diretto, edito nell’anno 2007, di quel capostipite che probabilmente non ha del tutto rivoluzionato il mondo delle avventure grafiche, ma ha di certo raggiunto il merito di far conoscere agli occidentali il sottogenere della ‘novella visuale’ (già noto in Giappone), una sorta di romanzo parzialmente interattivo caratterizzato da tanti dialoghi e da interventi saltuari del giocatore.
Tanto bel materiale già collaudato, pochi effettivi rischi di sbagliare il colpo. Come siamo andati?

SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA… O GIUSTO APPENA APPENA
“Justice for All”, così come il primo gioco, nasce come un porting dal Game Boy Advance all’apprezzatissimo Nintendo DS: a differenza del precedente, però, questo seguito appare come una trasposizione totale dell’originale su GBA, adattato alla nuova console ma senza nessun ‘caso’ extra né aggiunte sostanziali che sfruttino la sua interfaccia particolare in modo esclusivo. Anche se inizialmente questa caratteristica può far storcere un po’ il naso, non è il caso di farne un dramma: l’assenza di un quinto caso progettato da zero, infatti, sgombra il campo da snaturamenti del concept di gioco e dall’inserimento forzato di trame posticce non previste inizialmente. In altre parole, il gioco appare proprio come un naturale sequel che si incastra perfettamente all’interno della serie.

“Justice for All”, comunque, non conserva solo la coerenza narrativa e concettuale, ma mantiene anche quella stilistica, proponendo un reparto audio/visivo praticamente invariato rispetto al primo gioco. La grafica è quindi rimasta quella piacevole di sempre, un rassicurante anime style farcito da (buone) animazioni ripetute e da immagini ‘iconiche’ molto indovinate. Più altalenante la colonna sonora, a volte fin troppo ridonante, che ripesca vecchi temi e ne aggiunge degli altri non memorabili. La longevità, invece, è assicurata da quattro casi, piuttosto tortuosi, divisi in una sezione investigativa (simile a un’avventura classica in prima persona) e in una, più centrale, in cui Phoenix si trova a duellare in un aula di tribunale per difendere il proprio cliente (come per il primo gioco, fa eccezione il primo caso ‘tutorial’, costituito solo da quest’ultima parte).

Sul fronte giocabilità, invece, abbiamo diverse introduzioni. Innanzitutto, il limite di cinque penalità durante i processi è stato sostituito da una ‘barra’ che diminuisce più o meno secondo la gravità degli errori (uno sbaglio minimo ci penalizzerà poco, mentre uno cruciale potrà portare via anche mezza barra). Un’altra novità è costituita dalla possibilità di poter porre all’attenzione (della corte o di un indagato) non solo una prova in nostro possesso, ma anche uno dei profili - stilati automaticamente da Phoenix – per riferirsi a un particolare personaggio. Inoltre, la difficoltà generale è aumentata, con più bivi e scelte che, almeno apparentemente, danno l’impressione che l’avventura sia meno limitata.
Ma l’aggiunta più rilevante riguarda la sezione investigativa, che in effetti nel primo episodio sfigurava un po’ rispetto al più dinamico lato processuale. In “Justice for All”, infatti, capita spesso di avere a che fare con personaggi che celano la verità sotto una rete più o meno elaborata di menzogne: grazie a un particolare oggetto mistico, riusciremo a vedere i loro ‘lucchetti psichici’ (delle barriere mentali) che bisognerà infrangere a forza di prove schiaccianti (in modo molto simile a quanto avviene durante le sessioni in aula) fino a rivelare la verità.

Abbiamo quindi un more of the same senza pecche, quindi? Bene: in questo caso non ci resta che chiudere l’articolo e…

OBIEZIONE!
Purtroppo, non è finita qui. A fronte di diverse buone modifiche e di un gameplay sempre piacevole (scordatevi di abbandonare il gioco prima di averlo terminato), i programmatori sembrano però aver dimenticato cosa effettivamente avesse reso unico il titolo originale: il perfetto bilanciamento fra dramma e umorismo, e fra realismo e fantasy. Riguardo il secondo punto, la Capcom ha un po’ troppo calcato la mano sugli escamotage di tipo fantastico per giustificare molte delle situazioni ‘impossibili’ dei casi, con l’ausilio di ‘trasformazioni’ troppo ripetute e situazioni oltre i limiti dell’assurdo. La virata verso il paradossale spinto è poi l’ovvia conseguenza di una serie di macchiette più grottesche che realmente spassose, caratterizzata da personaggi fin troppo sopra le righe che vivono solo in funzione del loro ruolo nel caso (due esempi negativi su tutti: il pagliaccio Moe e la vecchia Oldbag). Si percepisce anche la (parziale, per fortuna) assenza dell’ingenuotta e sincera Maya, passata da ‘spalla dell’eroe’ a imputata, e del carismatico procuratore Edgeworth, dato per disperso. I due sono sostituiti per gran parte del tempo dalla tenera e aggressiva (sì, tutte e due le cose insieme!) cuginetta di Maya, la comunque amabile Pearl, e dalla meno riuscita Franziska, violenta e implacabile figlia del temibile Von Karma incontrato nel primo episodio.

A onor del vero, col tempo la formula del ‘tormentone’ salva molti personaggi, rendendoli comunque divertenti agli occhi del giocatore nonostante le evidenti esagerazioni (insomma, si parla pur sempre di omicidi), ma è anche piuttosto chiaro che il comparto narrativo funzionava meglio nel precedente “Ace Attorney”. Fa eccezione il vastissimo quarto e ultimo caso, incredibilmente articolato e molto ben scritto: non solo vedremo il nostro eroe di fronte a complesse scelte di natura etica, ma osserveremo anche una svolta evolutiva in molti personaggi.

LA SEDUTA È TOLTA
“Justice for All” è, ironicamente, un titolo ‘contradditorio’: a buone migliorie del gameplay, non si è riusciti a far corrispondere anche una scrittura adeguatamente brillante (che resta comunque di discreta fattura). Un passo avanti e due passi indietro, quindi, per un titolo che conserva il fascino ‘magnetico’ della serie e che in un modo o nell’altro proietta l’eroe dai capelli a porcospino verso il gran finale della trilogia di “Phoenix Wright”.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Capcom
Publisher: Nintendo
Data Rilascio: Q1 2007
Piattaforma: NDS
Caratteristiche
Genere: Giallo
Visuale: Soggettiva
Controllo: Touchscreen / Stylus
Sottotitoli: Italiano
Ricerche
Sito internet
Giochi della stessa saga
Giochi dello stesso genere
Giochi dello stesso sviluppatore