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Recensione

Phantasmagoria 2: A Puzzle of Flesh

di Alberto Semprini  

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In breve

Curtis Craig è un giovane calmo con un'infanzia disturbata che tenta di tornare ad una vita normale da quando è in cura in una struttura ospedaliera specializzata. Ben presto alcune sparizioni metteranno ancora in discussione la sua sanità mentale, la linea fra la verità e l'incubo intorno si transforma poco per volta in realtà, solo l'amore della sua ragazza Jocelyn potrà salvarlo. Dopo tutto, siamo soltanto umani, o non lo siamo?

 

Recensione Completa del 26 Settembre 2011
Se è vero che esistono gli instant movie (cioè film creati per sfruttare una moda del momento) allora è altrettanto vero che esistono gli instant game. Phantasmagoria 2: A Puzzle of Flesh potrebbe benissimo essere ascritto a questa ipotetica categoria di giochi. Il gioco in questione restituisce in tutto e per tutto l’atmosfera, gli usi e i costumi dell’epoca in cui è stato creato. Forse ancora più del suo predecessore. Infatti mentre il primo capitolo dava più l’idea di essere sospeso nel tempo, data l’ambientazione della antica casa stregata, le vicende di questo secondo gioco prendono luogo in un tempo molto ben definito (l’america contemporanea degli anni 90) con set del tutto simili a quelli che si vedevano nelle produzioni televisve dell’epoca. Anche la trama ha diversi punti di contatto con le tematiche tipiche dei serial americani di quegli anni.

Ma andiamo con ordine. Da come avete intuito dal preambolo, A Puzzle of Flesh non è propriamente il seguito di Phantasmagoria, anzi possiamo dire che l’unica cosa che condividono i due giochi (a parte il fatto di essere due avventure punta e clicca in FMV di genere horror) è unicamente il titolo. Non solo l’atmosfera, ma i personaggi, la trama e la natura della minaccia stessa sono profondamente diverse. A pensarci bene anche lo stesso titolo “Phantasmagoria” è poco calzante per questo secondo capitolo, perché nel primo gioco “Phantasmagoria” richiamava lo spettacolo stupefacente, ma allo stesso tempo grandguignolesco, del perfido prestigiatore Karno, mentre qui non abbiamo a che fare ne con la magia ne con forze occulte. Non che il Grand Guignol qui manchi, anzi le scene di violenza esplicita e di sesso (ancora più esplicito) sono presenti in grandissima quantità in questa produzione. Ma le differenze sono più sul piano tematico. Insomma, mentre il gioco di Roberta Williams può essere paragonato ad un romanzo di Stephen King, A Puzzle of Flesh si avvicina di più ad una puntata di X-Files.

La nostra avventura in questione (come il suo predecessore) punta molto sull’impatto visivo restituito dai filmati in full motion. La qualità complessiva risulta superiore al prototipo: il cast è più nutrito e più abile nel restituire le emozioni dei singoli personaggi. Le locazioni sono per la maggior parte set reali e non ricreate tramite green screen, il che elimina la fastidiosa sensazione che gli attori siano appiccicati ad uno sfondo dipinto. Il sonoro è davvero molto curato, con dialoghi sempre chiari, musiche sempre adatte alle situazioni senza essere invasive e il campionario di effetti sonori nasconde diversi eastern egg e citazioni provenienti anche dal mondo della tv. Anche la qualità della formattazione dei video sembra aumentata. Certo, oggi il gioco ha comunque un aspetto datato, ma per gli standard dell’epoca, A Puzzle of Flesh dimostra di avere alle spalle una produzione più ingente e decisa rispetto alle precedenti avventure in FMV.

Meno curata invece l’interfaccia, molto spartana, con un puntatore troppo grande, un inventario striminzito (sparita la tradizionale barra di comandi sotto lo schermo delle avventure Sierra), e con una rappresentazione delle icone degli oggetti molto povera e approssimativa rendendo alle volte un po’ difficile distinguere gli uni dagli altri o identificarli a volo.

Ma i difetti più vistosi di A Puzzle of Flesh sono sicuramente dal lato del gameplay. Un po’ come succedeva nel predecessore: gli enigmi sono quasi praticamente assenti, il procedere nell’avventura è scandito solamente da azioni insignificanti e molte volte ridondanti. Le locazioni sono veramente poche e sarà necessario ripetere sempre le stesse cose, senza un ordine logico. Molte volte si avrà la sensazione di rimanere bloccati e di non sapere il motivo per poi scoprire che bastava parlare con un collega ignorato in precedenza, specchiarsi nella propria camera da letto oppure dare un’occhiata ad una targa sul muro. Gli enigmi sono davvero pochi alle volte stupidi e molto spesso anche mal inseriti nella narrazione. Il primissimo enigma dove dobbiamo recuperare il portafoglio del protagonista lascia davvero allibiti! Nel corso dell’avventura vengono saltuariamente presentati degli enigmi logico-matematici stile Myst che andavano tanto di moda all’epoca ma appaiono davvero fuori contesto e inseriti a forza nella produzione.

Nonostante questi diffetti strutturali minino sicuramente la fruizione del gioco c’è da constatare che la trama offre sicuramente alcuni punti interessanti. Non ci troviamo di fronte ad un plot da capolavoro, ma le vicende di Curtis sono davvero accattivanti e l’interesse è sempre e comunque rinnovato da colpi di scena e progressive evoluzioni della trama. I personaggi sono sicuramente molto inusuali per una avventura grafica. Basti pensare al migliore amico del protagonista dichiaratamente omosessuale (cosa molto rara se non unica nell’intero panorama del’industria videludica mondiale) e alla collega dai gusti sessuali a dir poco perversi. Inoltre, le impennate di sesso e violenza sono molto frequenti, rendendo questo gioco davvero singolare ed adatto ad un pubblico maturo. D’altra parte, l’accenno sui problemi psicologici del protagonista e dei personaggi che lo circondano, assieme al focus sull’orrore che entra e si insinua nel quotidiano e nello squallore mediocre della vita di tutti giorni, rendono la trama di A Puzzle of Flesh tutt’altro che banale o scontata. Di sicuro sarà molto difficile trovare un’altra avventura con tematiche simili.

Tutto questo può essere visto come un valore aggiunto oppure come una serie di caratteristiche che rendono questo gioco abbastanza singolare. Di contro però c’è da precisare che non tutti potrebbero apprezzare una trama così estrema, mentre alcune scene, per quanto realizzate con molta cura, rischiano di scatenare una certa comicità involontaria. Anche i due finali possibili dell’avventura sono un po’ “mosci” se non proprio sbrigativi (soprattutto rispetto alle premesse).

Tirando le somme, Phantasmagoria 2: A Puzzle of Flesh è un gioco pieno di difetti con nessun riferimento narrativo al precedente Phantasmagoria di Roberta Wiliams. Nonostante però parecchie magagne a livello strutturale e alcuni picchi di comicità involontaria, A Puzzle of Flesh rimane un’avventura coraggiosa. Molte tematiche affrontate sono del tutto inusuali e difficilmente reperibili in altri giochi dello stesso genere (ma non solo). Chi ama le storie horror tutto sommato coinvolgenti e infarcite scene di Gore estremo (senza scordare le numerosissime scene di sesso) potrà ritenersi ampiamente soddisfatto, meno chi è in cerca di una sfida che metta alla prova le sue capacità intellettive. In ogni caso mi sento di consigliare almeno una prova a A Puzzle of Flesh a tutti gli avventurieri che vogliano sperimentare qualcosa di inusuale, anche solo in virtù del prezzo esiguo al quale lo si può reperire in Digital Delivery sulla rete.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Sierra
Data Rilascio: Q4 1995
Piattaforma: PC
Caratteristiche
Genere: Thriller/Horror
Grafica: FMV
Visuale: Soggettiva
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Inglese
Sottotitoli: Inglese
Ricerche
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Requisiti minimi
OS: Windows 95/98
Processore: 75 Mhz
RAM: 12 MB
Scheda Video: SVGA
Hard Disk: 12 MB
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