Adventure's Planet
Giovedì, 21 Settembre 2017 21:21
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Recensione

Never Alone

di Andrea Dresseno  

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In breve

In Never Alone (noto anche come “Kisima Ingitchuna” nella lingua inuit dei nativi dell'Alaska), i giocatori possono vestire i panni di una giovane inuit e di una volpe artica, in un susseguirsi di rompicapi atmosferici. Una combinazione di storie, ambientazioni e personaggi tramandati per generazioni dagli indigeni dell'Alaska, e le cui radici e patrimonio risalgono a millenni fa.

 

Recensione Completa del 29 Dicembre 2014
“Le bolas sono ciò che chiamiamo kilauwitawinmium. Il kilauwitawinmium è fatto con tendini intrecciati, legati a un pesante osso grazie al quale si può far ruotare l’arma. Nel nostro caso stavamo cacciando anatre […] Le bolas sono ottime per cacciare le anatre. I cacciatori di balene non possono fare troppo rumore perciò non possono usare un fucile per uccidere qualche anatra. […] Le anatre volano, le bolas vengono lanciate e si avvolgono intorno all’animale e l’anatra cade giù”.

In Never Alone la piccola protagonista, Nuna, entra in possesso delle bolas quasi all’inizio dell’avventura. In quel momento si sblocca il decimo filmato da cui è tratta la descrizione appena citata. Provate a guardare alcuni walkthrough di Never Alone su Youtube: vi accorgerete che le cosiddette “descrizioni culturali”, come vengono chiamate nel menu di gioco, vengono tagliate dagli autori dei video. È curioso. Mentre giocavo a Never Alone, man mano che sbloccavo nuovi inserti filmati, ero sempre indeciso sul da farsi: li guardo subito, interrompendo il flusso di gioco, o li guardo più tardi, ad avventura spenta? Un dilemma che restituisce al meglio la natura del titolo One Upper Games: un docu-gioco che mescola videogioco e documentario, un’opera quindi dalla doppia anima. La fiaba raccontata dalla voce narrante attinge infatti a piene mani dalla cultura degli Iñupiat, i nativi dell’Alaska: all’esperienza più propriamente ludica si affiancano filmati documentari che completano il quadro di un prodotto decisamente atipico.

Di docu-giochi si è già parlato, per quanto si tratti di un genere non ancora codificato a dovere: si è usato questo termine per parlare di quei titoli che partono da eventi storici, o utilizzano documentazione ufficiale e schede informative, per (ri)mettere in scena fatti, tradizioni, avvenimenti più o meno importanti. Da Valiant Hearts e JFK Reloaded, per citarne un paio. Never Alone opta per il genere cinematografico del documentario, alternando filmati a gameplay.
Il risultato è indubbiamente affascinante, perché dimostra una cura notevole: dalla voce narrante alle interviste, passando per intermezzi che richiamano l’estetica delle incisioni tradizionali dei nativi, si coglie appieno la qualità dell’operazione. Ovvero valorizzare un contesto, un territorio, una popolazione, il folklore locale, utilizzando un medium, quello videoludico, generalmente estraneo – pur con alcune eccezioni – a questo tipo di progetti. Ancor più, si dimostra il potenziale dei videogiochi come strumento di valorizzazione di culture e tradizioni: un potenziale che aspetta solo di essere sfruttato a dovere in futuro.

Se come progetto nel suo complesso Never Alone è un’opera che merita mille attenzioni ed elogi, cerchiamo ora di scomporlo nelle sue parti.

Never Alone è un platform con elementi puzzle. Non è Super Mario: è più Limbo, con qualche colore in più. Nuna è la protagonista di uno degli innumerevoli racconti tramandati oralmente dagli Iñupiat. Nel suo viaggio per scoprire l’origine della bufera di neve che imperversa sul suo villaggio, Nuna incontra una piccola volpe bianca, che diventa sua compagna d’avventura. Il gioco scandisce la progressione attraverso puzzle ambientali, che richiedono il più delle volte la collaborazione tra i due personaggi. Il giocatore può passare in tempo reale dall’uno all’altro, o affidare a un amico il controllo di uno dei due.

Dal punto di vista estetico Never Alone va assolutamente premiato per la sua capacità di restituire atmosfere rarefatte e glaciali quanto le ambientazioni che fanno da sfondo all’avventura. Tuttavia, e qui esce fuori il videogiocatore “puro”, non è possibile chiudere un occhio su dinamiche talvolta macchinose, su una certa legnosità del sistema di controllo e su un’intelligenza artificiale che vi farà odiare la volpina più di qualche volta. Fermo restando che patch correttive stanno uscendo con regolarità, e ciò potrebbe migliorare la situazione, rimane il rammarico per un’esperienza ludica non del tutto riuscita. Gli stessi puzzle ambientali, che richiedono di gestire piattaforme invisibili, spostare casse, abbassare piattaforme o sfruttare le differenti abilità dei due personaggi, non sono esattamente originali. Sul finire del viaggio qualcosa cambia, ma non vogliamo rivelarvi troppo.

Dal punto di vista del puro gameplay, Never Alone scricchiola, ma non cede. Come documentario Never Alone funziona, per quanto risulti evidente che a essere offerto sia solo un assaggio della cultura degli Iñupiat. Scopriamo quindi un popolo che ha saputo adattarsi a un contesto ambientale difficile, ostile, con cui però ha imparato a convivere in armonia, nella buona e nella cattiva sorte. Traspare una concezione animistica della natura e un rispetto verso gli animali, considerati al pari dell’uomo. Le anatre cacciate tramite le bolas fanno parte del ciclo della vita: la caccia non è violenza ma risponde alla necessità di sopravvivere in una società “naturale” che mette al centro la dimensione comunitaria. Le descrizioni culturali di Never Alone instillano curiosità verso le tradizioni di un popolo molto lontano, ma non esauriscono certo il quadro: al giocatore è data la possibilità di approfondire l’argomento in un secondo momento, tramite libri o altri media.

Mentre giocavo a Never Alone, man mano che sbloccavo nuovi inserti filmati, ero sempre indeciso sul da farsi: li guardo subito, interrompendo il flusso di gioco, o li guardo più tardi, ad avventura spenta? Alla fine ho deciso di guardarli subito, quasi fossero necessari a comprendere meglio le cose, a capire il perché di quel passaggio, di quel dettaglio. Pazienza se il gioco veniva messo in standby e interrotto da lunghi filmati che di ludico avevano ben poco. Qualcuno potrebbe trovare questa frammentazione un difetto, altri potrebbero semplicemente decidere di guardare i filmati in un secondo momento. Eppure, secondo noi, è in questa commistione continua tra gioco e filmato che stanno la vera natura e il vero fascino di Never Alone: un gioco che vale più della somma delle sue parti e che incanta al di là dei limiti del gameplay.

 

Info Requisiti
Generale
Conosciuto anche come: Kisima Ingitchuna
Sviluppatore: E-Line Media
Data Rilascio: 18/11/2014
Piattaforma: PC, PS4, XboxOne
Caratteristiche
Genere: Avventura
Grafica: 3D
Controllo: Mouse/Tastiera/Joypad
Sottotitoli: Multilingua (italiano incluso)
Ricerche
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