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Recensione

I Casi Perduti di Sherlock Holmes

di Adriano Bizzoco  

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In breve

Sedici casi inediti di spionaggio, furto, omicidio e contraffazione, per il primo casual-adventure dedicato a Sherlock Holmes, con la licenza ufficiale della Conan Doyle Estate. Svariati minigiochi e rompicapi, tra cui "seek&find", "trova le differenze" e varie cacce all'oggetto.

 

Recensione Completa del 22 Febbraio 2009
Quello dei casual-adventure games è definibile un vero e proprio “fenomeno”? A parere di chi scrive, sì, senza ombra di dubbio. Basti pensare che nel solo 2008, uno dei portali più importanti nel settore – Big Fish Games – ha prodotto e pubblicato ben 61 titoli ascrivibili al genere, realizzando profitti per milioni di dollari. E se a distanza di qualche mese un publisher europeo come JoWooD decide di comprare la licenza di uno di questi giochi, normalmente distribuito tramite piattaforma di download, per stamparlo e commercializzarlo da noi in modo più “tradizionale”, evidentemente il fenomeno tira davvero.
Ma di cosa stiamo parlando esattamente? Dare la definizione di casual game non è difficile: stiamo parlando di giochi con una durata media di poche ore, con un gameplay estremamente intuitivo, grafica 2D con un’alta componente illustrativa, e poco più. Se a questo vogliamo aggiungere il suffisso “-adventure”, allora stiamo parlando di titoli che nella totalità dei casi prevedono sessioni di “seek&find” (letteralmente “cerca&trova”), in cui avremo una lista di oggetti da scovare in un fondale pieno zeppo di elementi inutili, e “trova le differenze”, in cui avremo davanti due versioni dello stesso fondale. A questo si aggiungono i vari orpelli del caso: qualche sviluppatore aggiunge dialoghi fittizi, altri ci mettono enigmi più simili a quelli di un’avventura classica, altri ancora si spingono fino a introdurre il concetto di inventario e interazione tra oggetti e ambienti. Ma il nucleo del gioco rimane prettamente casual, cioè: sfide semplici a tempo, all’insegna dei click.
So già che gli avventurieri più incalliti tra voi, a questo punto si staranno chiedendo: “Ma cosa ci sarebbe di appassionante in un gioco del genere?”. Vi capisco, ma questo d’altronde non è un prodotto concepito per voi, per quei pomeriggi o quelle sere in cui avete voglia di mettervi alla prova o di immergervi in una storia avvincente e staccare dal mondo circostante. No, quello dei casual games è un obiettivo più immediato e prosaico: fornirvi 10-15 minuti di divertimento, all’insegna della semplicità, magari per permettervi di rifiatare sul lavoro, o di prendervi una pausa dalle faccende domestiche.
Una lunga introduzione – e me ne scuso – ma mi sembrava opportuno fornirvi uno spunto di riflessione iniziale, per poi poter valutare meglio ciò di cui mi accingo a parlare: I Casi Perduti di Sherlock Holmes.

Prima di tutto perché Sherlock Holmes? Beh, scendere nell’arena dei casual games non è una cosa semplice. Per riuscire a crearsi uno spazio ed emergere, soprattutto negli USA, dove il gioco è stato pubblicato originariamente, bisogna davvero imbroccare la strada giusta. E ricevere l’autorizzazione dalla Conan Doyle Estate, ovvero la fondazione in mano agli eredi del papà di Sherlock, è davvero un biglietto da visita importante. Senza contare che il genere investigativo è per sua natura quello che giustifica in modo più semplice e plausibile il continuo ricorso al “seek&find” e al “trova le differenze”, spacciandoli per fasi di raccolta degli indizi. A questo punto però bisogna pensare alla sceneggiatura: d’altronde stiamo parlando di un casual, ma anche di un adventure, quindi c’è bisogno di una trama che tenga tutto assieme. Elaborare un unico filone narrativo è dispendioso, perché richiede l’ingaggio di uno sceneggiatore, ed è anche in qualche misura rischioso per un casual game, in quanto tenderebbe a riportare il giocatore in scenari già visitati e il riciclo di locazioni (ma non di oggetti, attenzione…) non è davvero contemplato: non vogliamo mica che l’utente cominci ad annoiarsi, vero? Ecco allora l’idea che risolve tutto: strutturiamo il gioco in tanti mini-casi - una quindicina - da sbloccare in modo sequenziale, uno dopo l’altro. Elaborare un’idea di fondo per ciascuna indagine, che ha un tempo limite di 20-25 minuti al massimo, è molto più semplice rispetto al doversi inventare una sceneggiatura per 4 o 5 ore di gioco; sforniamo una quantità industriale di personaggi-indiziati, infiliamo dialoghi un po’ qua e un po’ là, e infine Sherlock Holmes spiegherà cos’è successo, smascherando il criminale di turno.
Vediamo ora come si traduce tutto questo sul piano pratico.

Come in ogni casual game che si rispetti, la componente illustrativa è preponderante nel comparto grafico. Fondali ben realizzati, coperti per larga parte da tonnellate di oggetti, la cui integrazione nella locazione non è però il massimo. Il riciclaggio, poi, è su livelli massimi (ma questo accade un po’ in tutti i titoli casual, ed è anche comprensibile), e molto presto comincerete ad avere familiarità con gli oggetti che riempiono le varie stanze.
Ho apprezzato decisamente meno il tratto con cui sono disegnati i personaggi, a cominciare dal Dr. Watson che è veramente di una bruttezza rara, passando per i vari indiziati, spesso anonimi nella caratterizzazione. L’interfaccia al contrario è molto elegante e funzionale.
Gli effetti sonori sono ridotti proprio al minimo indispensabile, mentre i dialoghi sono tutti doppiati – il che non è certamente lo standard nel settore – da attori dotati del giusto aplomb inglese. Una scelta davvero apprezzabile.
Ma passiamo ora al fulcro dell’articolo: il gameplay e l’esperienza di gioco complessiva.

Dal menu iniziale accedo ai casi da risolvere e attivo il primo, l’unico giocabile all’inizio; il gioco si preoccupa di informarmi che avrò un tempo limite di 15 minuti. Poco male: la prima indagine è davvero intuitivo, grazie a un “seek&find” molto semplice e un “trova le differenze” altrettanto abbordabile; al termine della prima fase, arriva il momento della sequenza conclusiva dell’indagine, costituita da due minigame peculiari: nel primo bisogna riordinare i volti degli indiziati, allineandoli in colonne e righe contrassegnate da precise caratteristiche somatiche; nel secondo dovremo sforzare un po’ la memoria fotografica, memorizzando alcuni abbinamenti tra oggetti e indiziati, per poi scartare di volta in volta i personaggi il cui oggetto è cambiato nelle successive schermate, fino a isolare il vero colpevole.
Un momento! La logica dell’indagine di Sherlock Holmes dov’è? Ho cercato indizi, ho scovato le differenze sulla scena del delitto, ho classificato e riordinato gli indiziati, e ho fatto il giochetto degli abbinamenti. Nel frattempo Sherlock Holmes ha parlato con tutti i personaggi secondari ed evidentemente ha capito da solo come si sono svolti i fatti, e io mi ritrovo al termine del caso ad ascoltare una sua spiegazione molto sintetica sulle modalità del crimine, spuntata da chissà dove.
A questo punto dovreste aver capito dove voglio andare a parare.
Scegliere di realizzare una bella avventura con le meccaniche dei casual game è possibile (basti pensare a Return to Ravenhearst o Dream Chronicles, e tantissimi altri). Realizzare un casual game discreto e poi aggiungerci una bella licenza e qualche dialogo guidatissimo, al solo scopo di attirare il pubblico di avventurieri, è una cosa ben diversa. Il risultato è che, con I Casi Perduti di Sherlock Holmes, comincerete molto presto a ignorare del tutto la trama e le conversazioni tra l’investigatore e gli indiziati, saltandole a piè pari con un click del mouse, per dedicarvi unicamente alla sola fonte di divertimento del prodotto: i minigiochi.
E non è finita qui eh…

Mi avvio rapidamente al termine del gioco (in fondo i minigames sono divertenti) e avvio il sedicesimo e ultimo caso. Un’indagine questa, lo dico senza spoilerare, che vi riporterà in una serie di locazioni già visitate nei precedenti casi, per scovare un oggetto in particolare, mostrandone la silhouette invece del nome come in precedenza. Nulla di troppo complicato, se avete una buona vista, dovreste cavarvela senza troppi grattacapi. Poi però arriva un altro grosso intoppo… anzi, direi insormontabile.
Nella locazione della maga il gioco richiede di scovare un arco. Inutile provarci, anche ricorrendo alla sempre utile lente d'ingrandimento o spendendo gli aiuti ingame che, teoricamente, dovrebbero mostrarci dove si trova il benedetto oggetto e invece fanno scattare solo un fastidioso effetto sonoro. L’arco semplicemente non c’è. E questo perché nella versione originale del gioco, quella non localizzata in italiano, la sagoma ritrae una bottiglia; e infatti una bottiglia nella stanza c’è, mentre dell’arco neanche l’ombra. Morale della favola: da qui in poi non è possibile continuare, quindi mettetevi l’anima in pace, non saprete mai come finisce il gioco, nonché l’unico caso ad avere un accenno di trama leggermente più complessa.
Sappiate che c’è una patch in giro, anche per la versione italiana, ma serve a risolvere un bug con il Flash Player, mentre per il problema in questione è assolutamente inutile.

Insomma, proviamo a tirare le somme. Come casual game è discreto, come adventure è semplicemente pessimo. Anche se non ci fosse stato un bug tanto grave da impedirne il completamento, I Casi Perduti di Sherlock Holmes avrebbe ricevuto da me un voto basso. Ma il problema c’è ed è davvero fastidioso, almeno quanto l’indifferenza dimostratami da sviluppatori e publisher nel momento in cui ho provato a contattarli per segnalare il problema e sollecitare la pubblicazione di una seconda patch. Non credo sia questo il modo giusto di commercializzare un gioco, ma se nei prossimi tempi qualcuno tra sviluppatori e distributore italiano volesse colmare questa mancanza, non avrei problemi a rivedere la valutazione.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Legacy Interactive
Publisher: JoWood
Data Rilascio: 22/01/2009
Piattaforma: PC
Caratteristiche
Genere: Avventura investigativa
Visuale: Soggettiva
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Inglese
Sottotitoli: Italiano
Ricerche
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Requisiti minimi
OS: Windows 98/Me/2000/XP/Vista
Processore: Pentium III 800 Mhz
RAM: 256 MB
Scheda Video: 32 MB
Supporto: 1 CD
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