Adventure's Planet
Mercoledì, 20 Settembre 2017 18:31
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Recensione

Little Big Adventure

di Daniele Picone  

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In breve

Twinsen è un giovane eroe che vive sul pianeta Twinsun sotto la dittatura del Dr. FunFrock. Twinsen sogna la fine di quella dittatura e il suo voler avvertire le persone di quel possibile futuro lo fa incarcerare in manicomio. Anche se la sua sembra solo una speranza utopica, Twinsen sente il bisogno di scoprire cosa c'è dietro quel mistero. Fugge e capisce che il suo destino è quello di sradicare questa dittatura. In questo classico delle avventure, dovrai viaggiare per i continenti per sconfiggere il male e salvare il mondo!

 

Recensione Completa del 18 Dicembre 2012
Al contrario di altre volte scrivo oggi con un po’ d’eccitazione, descrivendo un gioco della mia infanzia a cui sono molto legato emotivamente e che ho sempre considerato come un capolavoro assoluto. A causa di tale coinvolgimento è possibile che sia un po’ meno obiettivo del solito, quindi siate pure liberi di considerare quanto scrivo più come una retrospettiva che come una recensione dal taglio classico.

Facciamo un bel tuffo nel passato: siamo nella prima metà gli anni ’90 e gli engine grafici erano pronti a fare il salto dalle 2 alle 3 dimensioni, molti dei lettori di questo sito non ricorderanno questa transizione con affetto, avendo dovuto assistere al passaggio da scenari lussureggianti e superdettagliati ad una tecnologia acerba, che poco si sposava con le meccaniche dei punta e clicca e che è stato uno dei principali motivi della crisi del genere. La Playstation non era ancora sul mercato, le console più popolari del periodo ancora non erano un ambiente ottimizzato per i giochi 3D, i coin-op, che pur godevano di grossi budget, avevano un modello economico che mal si adattava alle avventure. É perciò il pc terreno fertile per i nuovi pionieri ed è proprio su questa piattaforma che il francese Frédérick Raynal fa il botto; nel 1992, sotto l’ala di Infogrames, fa uscire Alone in the Dark, universalmente considerato come il capostipite dei survival horror e nato dalla sapiente idea di sfruttare la legnosità dei movimenti dei giochi proto-3D per aumentare il senso d’impotenza in un ambiente ostile. Sto tuttavia parlando per eufemismi; sebbene sia stato un grande successo commerciale, spero che Alone in the Dark non se la prenderà se qui dichiaro di averlo sempre considerato al limite dell’ingiocabilità. Se però gli ultimi Resident Evil hanno riscosso meno successo tra i fan, il motivo è forse da ricercarsi nella perdita dell’anima che ha originato il genere.

Passano un paio di anni. Forse a causa di divergenze artistiche, parte dei membri di Infogrames, capeggiati da Raynal stesso, si sono riuniti sotto un nuovo nome, l’Adeline Software International, e stavolta i budget permettono non solo di sperimentare più a fondo con le tre dimensioni, ma anche di realizzare un design più studiato che ne massimizzi la resa con i mezzi a disposizione; sotto questi auspici, nel 1994 Adeline rilascia Little Big Adventure. Sebbene il nome possa trarre in inganno, l’uso del termine “avventura” non si riferisce strettamente alla sua connotazione videoludica, ma piuttosto a quella letteraria, intesa come scoperta dell’ignoto e apologia del coraggio. Se il genere di Little Big Adventure è certamente inquadrabile come action/adventure, le sue meccaniche sono molto più ibride, includendo, pur volendo citare solo le principali, situazioni stealth, di combattimento, di problem-solving e di utilizzo di oggetti dall’inventario; LBA risolve cioè il problema delle interazioni ancora primordiali tra i modelli 3D puntando sulla varietà dell’esperienza ludica. Badate bene che non si tratta di un mix forzato; la struttura è fortemente story-driven e il gameplay rinforza il ritmo narrativo, coaudiuvato dal fascino di un’ambientazione magica e studiata nei minimi particolari.

Seppur non mi manchi affatto, fa nostalgia ricordare i tempi in cui la qualità grafica si misurava anche in base al numero di poligoni; sebbene in LBA non ce ne fossero tanti, il loro utilizzo accorto per il design di personaggi e i veicoli permette, tramite tanti piccoli trucchetti, di limare al massimo l’effetto di spigolosità (problema che ha afflitto tante produzioni anche negli anni a venire, come ricorderanno ad esempio gli acquirenti di Simon the Sorcerer 3D). Il processo di ibridazione si estende anche alla grafica; gli scenari usano una visuale isometrica con telecamera ad angolazione fissa, di cui beneficia sia l’utenza, grazie alla pulizia dei modelli prerenderizzati, sia la produzione, grazie alla semplificazione nella mappatura delle locazioni. Una scelta tanto azzeccata quanto forse inconsapevole, visto che nel sequel Adeline decise di realizzare gli esterni in full-3D.

L’avventura si basa sul contrasto tra due dinamiche: da una parte c’è la soffocante dittatura di Funfrock, un regime militare pronto a sparare a vista, in cui trovare l’accesso a luoghi presidiati ed evadere da una prigionia è una continua sfida; un grosso fardello sul protagonista Twinsen, in un costante desiderio di riacquistare la libertà perduta che si trasferisce per osmosi al giocatore in modo completamente naturale. Dall’altra c’è il senso di scoperta mistica, l’inseguimento del destino e del patrimonio dei propri avi che portano Twinsen a visitare luoghi magici ed acquisire nuovi mezzi che lo aiutino nella sua impresa. Questo aspetto in particolare è sottolineato sia tramite Full Motion Video, inseriti appositamente quando il senso di scoperta avrebbe potuto trasportare una maggiore carica emotiva (e svariati anni prima di Final Fantasy VIII), sia soprattutto tramite una delle più ispirate colonne sonore che la storia dei videogiochi abbia mai conosciuto; sul serio, è talmente bella che mi sento inadeguato nel descriverla, perciò meglio che andiate a sentire di persona questo superbo lavoro di Philippe Vachey.

Se c’è tuttavia un aspetto che andrebbe migliorato, è quello dei controlli; i movimenti usano uno schema che in gergo è chiamato tank controls (consiste nella possibilità di cambiare direzione solo dopo essersi fermati ed aver ruotato il proprio asse), una tecnica che è andata a morire col tempo perché considerata non intuitiva. Twinsen può muoversi in quattro diverse modalità per esaminare l’ambiente, correre, combattere o avvicinarsi di soppiatto, che permette di approcciare le situazioni in vari modi, sia che vogliate o meno affidarvi ai vostri riflessi. Una scelta così originale al solito non viene senza qualche piccola controindicazione, ad esempio sarebbe stato utile rimuovere del tutto il minimenu che appare ogni volta che si cambia modalità (sia questo problema che i tank controls diventano tuttavia trascurabili non appena ci si prende un po’ la mano). Inoltre, la necessità dell’esistenza stessa di una modalità “Normale” poteva essere tagliata del tutto a favore della possibilità di esplorare in qualsiasi situazione, così come sembra una punizione eccessiva quella di subire danni quando si sbatte contro il muro in modalità “Sportivo” (due problemi che, insieme a quelli di compatibilità con Windows, possono essere opzionalmente risolti tramite la patch non ufficiale LbaWin). É possibile anche attaccare i nemici a distanza lanciando una sfera, la cui traiettoria, influenzata dalla modalità scelta, permette anche di risolvere qualche semplice puzzle ambientale; è un’interazione che vi ritroverete ad usare molte volte e anch’essa avrebbe meritato maggiore attenzione implementativa. Prima di tutto si tratta di una meccanica che i corsi di game design chiamerebbero non ortogonale: può capitare difatti che si possa voler accedere contemporaneamente ad una modalità e ad una traiettoria tra loro incompatibili; servirebbe poi un aiuto visivo che ne disegni la traiettoria prima del lancio, dato che è piuttosto difficile prevederla con precisione a occhio nudo.

É però altrettanto vero che gli autori avessero la consapevolezza che non fosse possibile puntare tutto sul gameplay primario, tant’è che sono stati implementati alcuni piccoli divertissement, ad esempio un puzzle ispirato a Sokoban (ma uno soltanto, al contrario di Broken Sword 3). Il pianeta Twinsun è vasto, ricco di personaggi con cui conversare ed ottenere informazioni sulla quest in corso. Se in tema razziale è estremamente all’avanguardia, e difatti le quattro razze parteggiano indiscriminatamente per una fazione o per l’altra, ma usano le loro peculiarità nei ruoli a loro più confacenti, un po’ dispiace che Zoe, la ragazza di Twinsen, non faccia altro che sbaciucchiarlo o venire rapita; ella avrà tuttavia un ruolo un po’ più intraprendente nel sequel. Se è un piacere esplorare l’enorme numero di locazioni disseminate su varie isole, è anche vero che, intorno a tre quarti di gioco, i trasferimenti da un emisfero all’altro possono diventare un po’ stancanti, anche perché la struttura non completamente lineare potrebbe aver fatto dimenticare qualche oggetto importante nella foga esplorativa; dispiace inoltre che non sia data possibilità di guidare personalmente i veicoli, altra caratteristica che sia aggiunge alla lista di problemi parzialmente risolti in LBA2. L’attenzione ai dettagli è comunque sempre altissima; giusto per fare due esempi non comuni per il tempo, si pensi che ad ogni tipo di superficie calpestata è associato un diverso effetto sonoro e che i muri che diventano invisibili appena Twinsen viene nascosto dagli stessi. Il finale è lungo e autocelebrativo, forse anche pacchiano, ma del tutto liberatorio dopo lo scontro a senso unico col boss finale; l’universo viene lasciato con un sorriso e un grande senso di soddisfazione di vederlo finalmente senza catene.

Il gioco è disponibile su Zodiac (così come il suo seguito) con più che discreto doppiaggio in lingua inglese e sottotitoli in italiano, ma è comunque doverosa una nota per avvertire che si tratta di un prodotto non specifico per l’utenza tipica di questo sito e alcune dinamiche, come la ricerca di exploit nel processo di raccolta monete o nell’IA dei nemici, potrebbero spaesare. Per quel che concerne il suo futuro, si è parlato per tanti anni di un eventuale terzo episodio, ma il team cadde silenziosamente nell’oblio e finì a lavorare a progetti minori, seppure ora si vociferi che stiano lavorando invece ad un remake dell’originale; qualunque sia il suo destino, Little Big Adventure è un classico che ha precorso i suoi tempi, un raro pezzo di storia europea che è nel mio personale Olimpo dei capolavori action/adventure alla pari di Beyond Good & Evil o di Ocarina of Time. Un’avventura longeva piena di atmosfere magiche e affascinanti, che mescola indissolubilmente giocabilità e narrazione, che è stato il mio primo amore videoludico e che non riuscirò mai a dimenticare.

 

Info Requisiti
Generale
Conosciuto anche come: Relentless: Twinsen's Adventure
Distributore: Zodiac
Data Rilascio: Q1 1994
Piattaforma: MAC, PC, PS
Caratteristiche
Genere: Action-Adventure
Grafica: 2D
Visuale: Terza Persona
Controllo: Mouse/Tastiera
Doppiaggio: Inglese
Sottotitoli: Multilingua (italiano incluso)
Ricerche
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Requisiti minimi
OS: Windows XP/Vista/7/8
Processore: 800 Mhz
RAM: 128 MB
Scheda Video: DirectX compatibile
Hard Disk: 700 MB
Supporto: Online Download
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