Adventure's Planet
Sabato, 25 Novembre 2017 02:58
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Recensione

Destinazione: L'Isola del Tesoro

di Adriano Bizzoco  

il nostro voto
55
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60
In breve

Interpreterete Jim Hawkins. L'uomo è tornato dall'Inghilterra e ha acquistato un terreno con la sua parte di tesoro. Ma un bel giorno l'avventura lo chiama in causa nuovamente. E l'avventura lo chiama nella forma del Capitano Flint, il pappagallo di Long John, che "bussa" alla finestra della sua stanza. Il proprietario del pappagallo gli aveva inviato un messaggio, promettendogli un favoloso tesoro sull'Emerald Island. Jim non riesce a resistere, compra una nave e salpa verso le Antille. Ma altri pirati sono già sulle tracce del tesoro...

 

Recensione Completa del 29 Giugno 2007
Chi non segue il nostro forum, potrebbe ignorare il fatto che il sottoscritto sia pugliese. Chi invece non segue quotidiani e telegiornali, potrebbe ignorare il fatto che in Puglia, negli ultimi giorni, si sono toccate temperature da record. Tutt’ora, mentre scrivo, le goccioline di sudore continuano a imperlare inesorabilmente la fronte, in barba a qualsiasi tentativo di serrare le tapparelle o attivare qualche ventilatore (beato chi ha il condizionatore in camera!). E proprio mentre lottavo disperatamente contro l’afa per evitare di sciogliermi al calore come un cartone animato nella salamoia, mi è giunta tra le mani una copia di Destinazione: L’Isola del Tesoro. Va da sé che giocare ad un’avventura ambientata su un’isola tropicale, mentre fuori ci sono 40 gradi all’ombra, è l’ideale per un recensore chiuso in casa che sogna di andarsene in vacanza. Ahhh...l'invidia è una gran brutta cosa.

La storia alla base di Destinazione: L’Isola del Tesoro si inserisce nell’universo narrativo creato da Robert Louis Stevenson (creatore tra le altre cose di Dr. Jeckill & Mr. Hide) nel suo celebre romanzo “L’Isola del Tesoro”; in particolare gli eventi illustrati nel gioco vanno visti come continuazione diretta di quanto raccontato nel suddetto libro. Saremo dunque chiamati a vestire i panni del giovane Jim Hawkings, il quale è ormai divenuto un capitano a tutti gli effetti e possiede il vascello Hispania. Nel corso di una notte, però, la nave viene assaltata da tre pirati, Morgan, Dick e Cane Giallo, i quali mettono ko la ciurma e rinchiudono il nostro eroe nella propria cabina. A questo punto, mentre la situazione sembra precipitare, fa la sua comparsa il Capitano Flint, ovvero un loquace pappagallo rosso appartenente al vecchio bucaniere Long John Silver; il pennuto reca con sè un messaggio: LJS è morto e ha deciso di lasciare i suoi tesori a Jim, il quale dovrà partire alla volta dell’Isola di Smeraldo per impossessarsene. Sul retro del messaggio è illustrata una parte della mappa che dovrebbe condurre al tesoro (segnalato dalla canonica “X”), accompagnata da una serie di indizi testuali. Esaurito il prologo a bordo della Hispania (tutto giocabile), per noi e per Jim comincerà una caccia al tesoro lunga e impegnativa (...si fa per dire).

Quando a suo tempo ho visionato per la prima volta gli screenshots appartenenti a questo gioco, ammetto di essermi leggermente entusiasmato. I cromatismi, la fitta vegetazione, gli specchi d’acqua, tutti elementi che contribuivano a rendere quelle immagini un piccolo spettacolo per gli occhi. Ora che ho potuto toccare con mano, invece, mi sono reso conto che la massima “non è tutto oro quel che luccica” è una verità imprescindibile. La resa grafica di Destinazione: L’Isola del Tesoro è estremamente altalenante. Le locazioni che ritraggono i tratti di costa, ad esempio, con la loro sabbia fine, gli scogli, il cielo parzialmente nuvoloso e il mare, sono realizzate ottimamente; ma in altri frangenti, come ad esempio nell’area paludosa dell’isola, la qualità è nettamente più bassa, al punto da denotare una realizzazione tecnica che sembra vecchia di qualche anno. A complicare le cose interviene la compressione delle immagini usate per gli sfondi, la quale dà il peggio di sé nelle scene che presentano una fitta vegetazione: provate a guardare i contorni degli alberi, delle foglie, dei caschi di banane...scoprirete quanto è basso il dettaglio. Se poi vogliamo aggiungere anche il fattore puramente tecnico del motore grafico datato, allora il giudizio non può che risentirne ulteriormente; i Kheops Studio hanno adottato una tecnica che altre software house stanno progressivamente abbandonando (vedi i Frogwares con l’ultimo Sherlock Holmes e il Risveglio della Divinità): il motore grafico altro non è che un gestore di sfondi a 360° (ovviamente realizzati artificiosamente, con la fusione di due o più immagini “a grand’angolo”), il quale prevede la presenza di un puntatore fisso al centro dello schermo, così come avveniva in diversi titoli del passato, tra i quali Safecracker: The Ultimate Puzzle Adventure (nella cui recensione c’è una spiegazione più approfondita su questa tipologia di motori grafici). In aggiunta a questo sistema ci sono le animazioni, rigorosamente 2D sovrapposte agli sfondi, come nel caso dei riflessi sulla superficie del mare oppure dei gabbiani in volo. A tal proposito è bene evidenziare come i grafici della Kheops Studio siano riusciti a rendere discretamente l’effetto del moto ondoso sul mare e, allo stesso tempo, a rovinare del tutto l’aspetto dei torrenti e dei corsi fluviali presenti sull’isola, con un’animazione che ha un aspetto aberrante. Inutile dilungarsi con un’analisi per gli sparuti modelli di personaggi non giocanti che si incontrano nel corso dell’avventura: sono pochi, legnosi e non troppo dettagliati. A dimostrare la pochezza del comparto grafico tridimensionale, c’è la totale assenza intermezzi realizzati con modelli poligonali o comunque inseriti nel contesto visivo del gioco, ad eccezione dei filmati di apertura e chiusura; la classica “toppa” è costituita da alcune vignette fumettistiche colorate con "bianco, nero & seppia" che, di volta in volta, mostrano i passaggi più delicati nel cammino di Jim.

Il comparto sonoro è altrettanto altalenante. I suoni sono discreti e ciò che si ode in sottofondo rende l’esperienza sufficientemente immersiva: il rumore delle onde, i versi degli uccelli, il fruscìo delle piante sono resi abbastanza bene; piuttosto ammetto di non aver gradito particolarmente le musiche, compresa quella del menu principale: quasi cartoonesca, non in linea con lo spirito delle avventure di Stevenson. Il doppiaggio poi rappresenta davvero un capitolo a parte. Per la serie “come risparmiare soldi in fase di localizzazione del gioco”, i produttori hanno deciso di affidare l’interpretazione dei personaggi in lingua italiana, in parte, a doppiatori francesi. Ora…non vorrei sembrare eccessivo nel dire che la voce del protagonista (non un personaggio minore qualunque), sia troppo impostata e in certe occasioni inutilmente enfatica, ma sentirsi dire “sciocchessa” al posto di “sciocchezza” (tanto per citare uno dei tanti passaggi del genere) perché il tizio che gli sta donando la voce è palesemente non-italiano, può risultare realmente irritante. Comunque prendiamo atto dello sforzo di garantire una localizzazione completa al gioco, cosa da non sottovalutare di questi tempi.

L’interfaccia del gioco è la solita a cui ci hanno abituato i Kheops Studio, con il loro The Secrets of Da Vinci. Puntatore fisso al centro dello schermo, capace di cambiare aspetto in corrispondenza di hotspot di diversa natura (a seconda che si possano raccogliere/osservare/usare o parlarci, nel caso dei personaggi non giocanti). Il click del tasto destro, invece, causa l’apertura dell’inventario, in cui possiamo raccogliere gli oggetti, i quali passeranno attraverso un’apposita “area di transito” localizzata in alto a destra e concepita come un passaggio intermedio di cui non si capisce bene l’utilità. Piuttosto resta interessante l’idea di poter smontare alcuni oggetti, per ricavarne di altri, e rimontarli secondo combinazioni differenti; con il tasto “Fai da te”, poi, si potrà consultare una raccolta dei mix di oggetti che abbiamo creato fino a quel momento. Con l’opzione Enigma, invece, faremo comparire in sovrimpressione una finestrella contenente il lungo enigma di Long John Silver, utile per proseguire nella ricerca del tesoro (lo stesso risultato si può ottenere con un click del tasto centrale o della rotella del mouse). Il tasto Obiettivo dovrebbe teoricamente aiutarci nel capire come districarci in situazioni difficili, ma in realtà darà quasi sempre indicazioni generiche e scarsamente rilevanti. Infine con Mappa, potremo visionare la cartina dell’Isola di Smeraldo e usarla per effettuare degli spostamenti istantanei da un posto all’altro, a patto di averli già visitati almeno una volta.

Gli enigmi di Destinazione: L’Isola del Tesoro si caratterizzano per il 99% dei casi in due tipologie: rompicapo e raccolta/uso di oggetti. Ad ogni modo è bene chiarire subito che stiamo parlando di enigmi per la stragrande maggioranza semplici. I rompicapo sono quasi tutti facili, specialmente grazie alla presenza del manoscritto consultabile di Long John Silver; la raccolta&uso oggetti è spesso molto intuitiva e non lascia spazio a dubbi né sul “dove” usare un determinato strumento, né sul “come” utilizzarlo. Un significativo aumento della difficoltà si trova esclusivamente alla fine del gioco, in occasione dell’enigma finale.

Caratteristica peculiare di questa avventura marinaresca è la presenza dei nodi. Spesso Jim dovrà fare i conti con corde lunghe, spesse, sottili, corte e chi più ne ha, più ne metta; da bravo marinaio darà dunque sfoggio della sua abilità di annodatore e noi non dovremo fare altro che indovinare i passaggi tramite i quali sarà possibile realizzare determinati nodi. In genere queste operazioni si risolvono al massimo in una decina di passaggi e il tutto si riduce ad una scelta tra “figura 1” e “figura 2”; sbagliando passaggio si ricomincerà da capo. Se credete che tutto ciò vi aiuterà a imparare a fare i nodi, oppure pensate che possa rappresentare una sfida in grado di rallentarvi, sappiate fin da ora che vi sbagliate di grosso. Questa dei nodi è una “sciocchessa” (per dirla alla Jim) implementata alla leggera, capace solo di dare un leggero tocco marinaresco al tutto, ma nulla di più.

Ultima nota per i dialoghi; ce ne sono, ma si contano sulle dita di una sola mano: due o tre volte si parla col pappagallo, altrettante con altri tre personaggi; stop. Non si capisce neanche che senso abbia il fatto che ci siano frasi selezionabili, visto che queste sono poche e tutte necessarie per andare avanti.

Quando il gioco fu annunciato e vennero rilasciate le prime immagini, credevo che Destinazione: L’Isola del Tesoro sarebbe stata una bella avventura, immersiva e godibile fino in fondo. Ma i Kheops Studio non hanno soddisfatto le attese e a me tocca dire che questo gioco non è altro che un’avventura abbastanza mediocre, con qualche buono spunto e nulla più. Corta, facile, poco longeva, poco impegnativa. Se avete bisogno di qualcosa per ingannare l’attesa tra un Runaway 2 e un Undercover, fate pure; altrimenti risparmiate i soldi e aspettate almeno che scenda di prezzo. Ora come ora, c’è di meglio in giro.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Kheops Studio
Publisher: Nobilis
Distributore: Blue Label Entertainment
Data Rilascio: Q2 2007
Piattaforma: PC
Caratteristiche
Genere: Avventura/Mistero
Visuale: Soggettiva
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Italiano
Sottotitoli: Italiano
Ricerche
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Requisiti minimi
OS: Windows 98/Me/2000/XP
Processore: Pentium III 800 Mhz
RAM: 64 MB
Scheda Video: 64 MB
Hard Disk: 1.3 GB
Supporto: 2 CD
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