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Sabato, 23 Settembre 2017 20:25
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Recensione

Gone Home

di Alberto Semprini  

il nostro voto
80
il vostro voto (3 votanti)
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In breve

Kaitlin Greenbriar dopo un lungo soggiorno in Europa torna a casa sua negli Stati Uniti. Ma ad attenderla non c’è nessuno e l’abitazione sembra vuota e in disordine. Che fine avranno fatto i suoi due genitori e la sua sorella minore Samantha?

 

Recensione Completa del 30 Gennaio 2014
Devo essere sincero. Appena ho portato a termine Gone Home mi sono sentito perplesso: non sapevo come valutare l’esperienza che avevo appena finito di vivere ed ero in dubbio se considerare tale gioco una reiterazione di qualcosa di già visto, con un uso poco originale di strumenti interattivi per raccontare una storia strappalacrime, oppure un’opera multimediale di un certo spessore.

Una notte (anzi due) mi ha (hanno) portato consiglio.

E’ innegabile che Gone Home abbia dei limiti. Il gioco è in soggettiva, con un'interfaccia e un sistema di controllo già sfruttati da titoli come Amnesia, Darkness Within 2 e via dicendo. Non ci sono enigmi, non c’è la benché minima sfida. Solo una casa da esplorare nella sua interezza alla scoperta di frammenti di una storia intima e sentimentale; nessuna interazione con altri personaggi, nessun rompicapo da affrontare e una durata complessiva che non va oltre l’ora e mezza.

E’ chiaro quindi che dopo esperimenti come To the Moon e Dear Esther il gioco di Fullbright Company, a primo impatto, non risulti eccessivamente originale. Malgrado ciò, mentre si gioca, si avverte come gli autori abbiano voluto calare il giocatore in una precisa atmosfera, stimolando l’interesse nell’andare avanti usando una serie di stratagemmi narrativi alquanto efficaci.

Ma non è solo questo. Finito Gone Home si avvertirà infatti la strana sensazione di aver vissuto un’esperienza davvero toccante ed intensa. E’ un po’ come se il gioco fosse un’operazione matematica dove il risultato si rivelasse maggiore della semplice somma delle parti.

Il giocatore interpreta una certa Kaitlin Greenbriar che torna dall’Europa alla sua casa natia dove vivono ancora i genitori e la giovane sorella Samantha; è una serata tempestosa e fuori infuria un pesante temporale. Appena saremo davanti alla porta di ingresso troveremo su di essa un cartello scritto a mano da Samantha che ci invita a non cercarla.
Fin da questo piccolo particolare possiamo renderci conto che la vera protagonista della storia sarà la piccola Sam e che Kaitlin costituirà semplicemente la nostra maschera, ovvero il filtro con cui noi giocatori vivremo i fatti narrati.

Incuriositi dallo strano ed enigmatico cartello saremo spinti ad entrare nella casa trovandola però completamente abbandonata e governata da un certo disordine. Molto timidamente inizieremo a curiosare in giro per le stanze procedendo a tentoni e accendendo le luci, raccogliendo qualsiasi oggetto o manoscritto che troveremo negli armadi, tra le tasche dei vestiti, sulle scrivanie, tra scaffali e via dicendo. Quando esamineremo alcuni specifici oggetti sentiremo la voce di Sam leggere alcuni passaggi presi dal suo diario e connessi con quello che abbiamo appena ritrovato.

Piano piano la nostra indagine ci porterà a conoscere più profondamente la piccola sorellina, la sua personale storia, i suoi sentimenti, il rapporto con i genitori e le idiosincrasie di quest’ultimi.

L’essenza di Gone Home è tutta qui. Salvo qualche semplicissima combinazione numerica per aprire alcune casseforti o armadietti, non avremo infatti nessun enigma, nessun tipo di ostacolo da affrontare. Il gioco nasce e si esaurisce nell’esplorazione della casa e nello scoprire passo dopo passo una storia singolare e molto toccante. Nonostante questo, è bello notare come gli autori si siano impegnati a narrare la trama non solo attraverso espliciti monologhi o diari, ma sfruttando in modo indiretto l’ambientazione stessa: sono gli oggetti dimenticati per le stanze, i libri, le note, i post it, le pareti stesse a raccontare e raccontarsi.

Il giocatore non solo viene calato in una precisa atmosfera, ma apprende qualcosa, raccoglie piccoli pezzi di un puzzle che poi dovrà ricomporre da solo. Ad esempio, sarà possibile capire la personalità dei genitori di Sam anche solo esplorando le loro camere. Nessuno ci dirà direttamente che il padre delle ragazze è uno scrittore, ma potremo dedurlo dalle scatole piene di copie invendute di un particolare libro disseminate per tutta la magione. Manifesti, fatture accartocciate, tesserini e tazze saranno molto più eloquenti di mille parole.

Un altro aspetto molto curato è quello della contestualizzazione storica della vicenda. Gone Home è infatti ambientato nel 1995 e per tutta la casa sono disseminati riferimenti iconici di quegli anni: biglietti di Pulp Fiction, cartucce del Super Nintendo, manifesti dei Sonic Youth e altro ancora. Chi ha vissuto, anche solo di striscio, quel particolare periodo ritroverà tutte le coordinate necessarie per orientarsi in uno scenario che vive e pulsa di nostalgia.

Come però ho scritto in apertura, nulla di questo meccanismo, sebbene ben realizzato, è propriamente originale. In un certo senso infatti Gone Home è una sorta di Dear Esther meno onirico e molto più verosimile, dato che la storia raccontata non ha nulla di fantastico o di incredibile. La strada percorsa da Fullbright è dunque sì nuova, ma per certi versi già battuta da The Chinese Room laddove qui troviamo un ruolo più importante per la componente interattiva.
Per concludere ci tengo a sottolineare che l’esplorazione degli ambienti sarà abbastanza libera, permettendoci di accedere alle informazioni e agli stralci di diario in un ordine non per forza di cose lineare mentre siamo impegnati a sbloccare progressivamente alcune parti della casa. Sarà così molto facile farsi sfuggire certi particolari o magari non riuscire a fare tutti i collegamenti necessari per capire il comportamento o la personalità di un certo personaggio.

Malgrado la non completa originalità dell’idea di fondo, Gone Home continua comunque ad approfondire il percorso iniziato con The Path, dando a questo genere di giochi strumenti forse non nuovi ma di certo più raffinati.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: The Fullbright Company
Data Rilascio: 16/08/2013
Piattaforma: Linux, MAC, PC
Caratteristiche
Genere: Avventura/Mistero
Grafica: 3D
Controllo: Mouse/Tastiera
Sottotitoli: Multilingua (italiano incluso)
Ricerche
Sito internet
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Requisiti minimi
OS: Windows XP/Vista/7/8
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