Adventure's Planet
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Recensione

Gray Matter

di Cristiano Caliendo  

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In breve

Quando la studentessa e artista di strada Samantha Everett viene a trovarsi davanti alla porta del neurobiologo David Styles, diviene inaspettatamente la sua assistente. Proveniente dall'America, la ragazza ha lavorato in gran parte dell'Europa negli ultimi anni, mantenendosi attraverso giochi di magia negli angoli delle strade, così questa opportunità divenne un piacevole diversivo. Ma è realmente solo una coincidenza l'incontro tra Sam e Styles?

 

Recensione Completa del 12 Gennaio 2011

Per un vecchio autore di successo, tornare con un nuovo progetto a distanza di molti anni rappresenta un rischio certo: infatti, non si tratta solo di dover sfornare un ottimo prodotto e rispettare le aspettative, ma soprattutto di fare i conti con il ricordo che il pubblico conserva del suo lavoro. Dopo qualche esempio non esattamente esplosivo, il popolo degli avventurieri aspettava al varco - non senza qualche scetticismo - il ritorno di Jane Jensen, autrice della serie di “Gabriel Knight” e lontana dalla scena adventure (si parla del genere più classico) da oltre dieci anni. Caricata di una pesante responsabilità, Jane ha lottato strenuamente per anni affinchè “Gray Matter” giungesse sui nostri schermi, fra i mille problemi dell’outsourcing e le pretese di qualità che nel mezzo della produzione hanno portato al licenziamento della casa ungherese Tonuzaba, rimpiazzata poi dalla WizarBox: si può quasi dire che la Jensen abbia ‘strappato’ il progetto dal limbo nel quale era stato confinato troppo a lungo, portandolo infine a compimento solo nel 2010 (inizialmente l’uscita era prevista nell’anno 2004 [!]). Un’ostinazione che, oltre a rivelare una profonda fiducia nelle proprie capacità autoriali, svela anche la legittima volontà di non spersonalizzare l’opera e di conservare il piglio che caratterizzava le avventure realizzate ai tempi della Sierra. In altre parole, in barba all’appiattimento generale di cui sono afflitte molte avventure di oggi, possiamo tirare da subito un sospiro di sollievo: “Gray Matter” è un gioco di Jane Jensen. Al 100%.

IL CERVELLO, QUESTO SCONOSCIUTO

Per ‘materia grigia’ (gray matter in inglese) si intende l’insieme dei neuroni presenti nel sistema nervoso centrale (le famose ‘celluline grigie’ di Poirot). Nella parte più esterna del cervello, la materia grigia forma la corteccia cerebrale, la zona che elabora buona parte dei meccanismi più complessi come i ricordi, la concentrazione e il pensiero. Le funzioni del misterioso organo restano ancora in gran parte sconosciute (in particolare durante il sonno), ed è proprio da questo spunto che prende vita il concept di “Gray Matter”, basato appunto sull’ipotesi che – vuoi per motivi di evoluzione, vuoi in seguito a particolari sollecitazioni – esistano delle abilità nascoste della mente che rientrano nei fenomeni cosiddetti ‘parapsicologici’. Non si pensi però che la teoria venga spiattellata in faccia al giocatore o che funga come scusa per mettere in scena decine di ‘superpoteri’: l’approccio resta invece molto elegante e verosimile, sempre in bilico fra sovrannaturale e realtà, analizzando ora con scetticismo ora con piglio (fanta)scientifico i vari casi.
Infatti, con un metodo che ricorda molto da vicino serial come “X-Files” e “Lost”, l’autrice non fornisce immediatamente una risposta unica che chiarisca esaurientemente i vari eventi, e l’equilibrio fra soluzione razionale e spiegazione paranormale resta praticamente perfetto lungo tutta l’avventura.

I DUE EMISFERI

I primi minuti di “Gray Matter” mostrano una giovane illusionista, Samantha Everett, che per una serie di coincidenze si trova bloccata a Dread Hill, una grande magione appartenente a David Styles, ex professore di Oxford e, un tempo, stimato scienziato. Mentre cerca di scovare il club in cui dovrà eseguire il suo numero di illusionismo (l’ubicazione stessa rappresenta una prova da superare), Samantha riesce a farsi assumere come assistente dell’uomo, impegnato da anni in esperimenti sui fenomeni ‘psi’ (parapsicologici): scopo ultimo di David è quello di riuscire a trovare segni della presenza della moglie, morta in seguito a un incidente circa dieci anni prima. Quando Sam riesce a riunire un gruppo di ‘cavie’ volontarie dell’università di Oxford (il ‘club degli agnelli’), strani fenomeni cominciano a manifestarsi: mentre Styles vede in essi un tentativo della moglie di comunicare, Samantha è convinta che qualcuno fra le cavie stia giocando un brutto tiro allo scienziato.

LO STILE JENSEN

Fin da subito è possibile scorgere in “Gray Matter” gli elementi caratteristici di Jane Jensen (ormai si può parlare di ‘formula’), ma è dopo aver superato le prime ore di gioco che si riesce a realizzare cosa in effetti mancava così tanto fin dai tempi di “Gabriel Knight”: il nuovo titolo dell’autrice americana, infatti, non è solo una bella storia e un’interessante investigazione, ma una finissima prova di scrittura che tocca temi importanti (la perdita, l’ossessione, l’ascolto) in modo intelligente e mai scontato, ed è capace di far affezionare genuinamente ai personaggi grazie a un ottimo crescendo e a motivazioni umane e credibili.

Cerchiamo di entrare nel dettaglio.

Analizzando i due protagonisti (entrambi controllabili a turno) è facile osservare che, come con la rodata coppia Gabriel/Grace di “Gabriel Knight”, siamo di fronte a due facce della stessa medaglia: laddove David è fermamente convinto dell’esistenza dei ‘poteri’ della mente, e cerca di dimostrarlo scientificamente con sofisticati apparecchi, Samantha, da brava illusionista, appare più propensa a mettere in dubbio i vari fenomeni, bollandoli come complessi trucchi elaborati da un suo ‘collega’. È evidente quindi che proprio attraverso loro si esprime al massimo il già citato equilibrio fra reale e fantastico, fra scienza e paranormale, esattamente come – coincidenza? – il cervello umano è costituito da due emisferi, uno affidato all’immaginazione e l’altro alla razionalità.
Siamo, sostanzialmente, di nuovo al cospetto del raffinatissimo ‘dualismo’ di Jane Jensen: protagonisti opposti ma complementari con una propria visione del mondo e un personale modo di fare, i cui differenti punti di vista, entrambi validi, agiscono in sinergia per far luce sui misteri.
Precisa anche la caratterizzazione: Sam, abbigliamento gothic e una vita vissuta un giorno alla volta, si mostra decisamente più votata ai rapporti interpersonali, manifestando anche una certa astuzia e una buona dose di cinismo; David, l’ambiguo scienziato che copre il volto sfigurato con una sinistra maschera, è invece il burbero eremita che tutti evitano, reso folle dalla perdita e rinchiuso nella sua ossessione.
Tali differenze si riflettono anche sul gameplay, sebbene questa volta i ruoli osservati in “Gabriel Knight” appaiano ribaltati: il personaggio maschile sarà infatti la figura più ‘intellettuale’ del duo, e continuerà le sue ricerche e i suoi esperimenti chiuso nella villa; alla controparte femminile toccherà invece il lavoro sul campo, fatto di dialoghi, piccoli interrogatori e intrusioni segrete nelle camere dei presunti sospetti, in cerca di indizi.
Il motivo per cui i due riescono a venirsi incontro, scatenando quell’empatia reciproca tipica degli spiriti affini, risiede in un trauma comune subìto in passato: la reazione a quell’evento, vissuta da ognuno in modo personale, ha gettato per entrambi le basi per una vita da ‘diverso’ costruita sulla solitudine.

Altri echi provenienti da “Gabriel Knight” è possibile trovarli qua e là. Per esempio, l’indagine di Sam sui sospettati/amici del ‘club degli agnelli’ ricorda da vicino le investigazioni di Gabriel del secondo e terzo gioco; in aggiunta, il ‘percorso’ per scoprire la posizione del club Daedalus, fatta di enigmi nascosti nei luoghi storici di Oxford, può facilmente far tornare alla mente il ben più complesso puzzle de ‘Le Serpent Rouge’.
Nonostante sia possibile scorgere altre analogie con la saga del Cacciatore di Ombre, soprattutto relative ai meccanismi narrativi (come l’evoluzione dei personaggi o il realismo con cui viene trattato l’elemento sovrannaturale), “Gray Matter” si differenzia rinunciando in gran parte all’atmosfera horror e spostandosi maggiormente sul piano fantascientifico e introspettivo (non disdegnando un paio di momenti tesi), pur trattando argomenti come apparizioni dall’aldilà e pericolose abilità della psiche.

In definitiva, la sceneggiatura della Jensen risulta più che valida lungo tutta la durata dell’avventura e – fra un momento più riuscito dell’altro – si assesta su un livello generale piuttosto alto che consegna al giocatore una scrittura acuta e intrigante. A voler ben vedere, comunque, qualcuno potrebbe non gradire il tono sempre serioso e crepuscolare che rinuncia quasi del tutto all’umorismo, rischiando di sconfinare nel deprimente in un paio di occasioni (l’introduzione del personaggio di Styles, che cita la moglie scomparsa in ogni commento, è un buon esempio), ma si tratta di voler cercare il proverbiale pelo nell’uovo riguardo a una scelta stilistica certamente ben ponderata. Qualche piccola riserva può invece essere riscontrata nell’epilogo, che lascia spazio a parecchio ‘non detto’ (ma – attenzione – non si tratta di un finale lasciato in sospeso) e che evita di fornire una spiegazione chiara circa ogni mistero.

Per quanto riguarda il game design, opera della Jensen stessa, si è optato per un livellamento della difficoltà verso il basso, in modo da rendere l’avventura abbordabile anche per il giocatore meno esperto. Nonostante sia molto difficile restare bloccati (anche grazie ai vari ‘hint’ presenti), gli enigmi restano comunque stimolanti e la ‘materia grigia’ verrà ugualmente chiamata in causa diverse volte. Come variazione, “Gray Matter” propone anche dei momenti in cui Sam dovrà eseguire dei trucchi da illusionista in una sorta di simpatico minigioco che però soffre di eccessiva meccanicità (resta comunque divertente preparare il numero di magia ai danni delle ignare vittime).
Infine, è apprezzabile lo sforzo eseguito dall’autrice di creare una sfida adeguata nelle battute finali: la grande locazione nella quale ci si imbatte durante le ultime ore di gioco è infatti altamente suggestiva e visionaria, scenario perfetto per generare una serie di inventivi puzzle in cui il ragionamento trasversale diventa obbligatorio.

LA MONTAGNA PARTORITA DAL TOPOLINO

Di fronte a un’avventura capace di sfoggiare tanta sostanza, può sembrare inutile occuparsi degli aspetti più superficiali. In realtà, tale indagine è necessaria proprio in virtù del fatto che è nell’aspetto tecnico che “Gray Matter” svela la sua natura di prodotto a budget contenuto. Osservando il continuo slittamento della data d’uscita del gioco, è facile individuarne le cause nel tentativo dell’autrice di ottenere il massimo da uno sforzo produttivo di certo non paragonabile ai vecchi fasti della Sierra (software house della serie di “Gabriel Knight”): ciononostante, i limiti sono piuttosto evidenti e attenuano in parte la forza della scrittura.
Per cominciare, sebbene a un primo sguardo la grafica sembri più che adeguata (soprattutto grazie all’ottimo sistema di illuminazione e allo stile pittorico dei fondali), basta poco per rendersi conto che il numero esiguo di animazioni e il ricorso troppo frequente al black screen (che permette di coprire i movimenti più complessi) smontano il colpo d’occhio iniziale, dimostrandosi inadeguati nel mettere in scena sequenze più elaborate. In assenza di qualsiasi animazione facciale, inoltre, i programmatori hanno cercato di aggirare il problema proponendo una sorta di icona animata del personaggio che sta parlando in quel momento, ma l’espediente fa risaltare ulteriormente il problema.
La scarsità di risorse economiche è poi confermata dalle lunghe cutscene di intermezzo, realizzate con illustrazioni semi-statiche: pur non condannando tale scelta, la qualità dei disegni appare spesso un po’ approssimativa, nonostante una certa cura nella ricerca dell’inquadratura giusta.

La colonna sonora, fiore all’occhiello di “Gabriel Knight”, è composta dallo score strumentale del fido Robert Holmes, marito della Jensen, e da un paio di canzoni (che ricalcano i temi principali) eseguite dagli ‘Scarlet Furies’, gruppo folk alternativo nel quale militano Raleigh Holmes, figlia di Robert, e Robert stesso. Purtroppo, nonostante le composizioni siano molto buone e adeguate al contesto, si tratta di una soundtrack un po’ povera e scarsamente varia: siamo comunque sopra la media, sia chiaro, ma forse da Holmes ci si poteva aspettare qualcosa di più.
Completano il quadro qualche piccolo bug (che include qualche imprecisione nella grafica), un’interfaccia un po’ pesante che forse avrebbe meritato maggiore rifinitura (scomodo anche il sistema di rilevazione degli hotspot) e caricamenti talvolta troppo lenti. Buona invece la prestazione dei doppiatori originali (il gioco è solo sottotitolato in italiano).

UNA RIVOLUZIONE NEL GENERE?

Trattandosi di un titolo lungamente atteso, “Gray Matter” può aver acceso attorno a sè eccessiva aspettativa. È quindi necessario rispondere a un quesito: il gioco di Jane Jensen può provocare un terremoto nel mondo delle avventure grafiche, scuotendone le fondamenta e proiettandole al di là della nicchia? La risposta è, categoricamente, negativa. E non perché si parla di un titolo non meritevole: semplicemente, il gioco della WizarBox è un’avventura molto classica che nulla aggiunge al genere, limitandosi a restituire qualcosa di rassicurante che difficilmente catalizzerà le attenzioni del pubblico di massa. Un prodotto, figlio dei tempi che corrono, che non può osare più di tanto ed è costretto ad accettare tanti compromessi.
Grazie a una narrazione che svetta sopra ogni aspetto, “Gray Matter” ha però l’indiscusso pregio di ricordare quanto un adventure può essere profondo e memorabile se è opera di qualcuno che sa cosa vuol dire scrivere. E scusate se è poco.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Wizarbox
Publisher: DTP - Digital Tainment Pool
Distributore: Koch Media
Data Rilascio: 25/02/2011
Piattaforma: PC, XBOX360
Caratteristiche
Genere: Avventura/Mistero
Grafica: 2.5D
Visuale: Terza Persona
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Inglese
Sottotitoli: Italiano
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