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Recensione

Gabriel Knight 1: Sins of the Fathers

di Cristiano Caliendo  

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In breve

Gabriel Knight, un semplice venditore di libri e aspirante scrittore, vive a New Orleans e non immagina neanche lontanamente di appartenere ad una stirpe antichissima di Cacciatori di Ombre, individui votati alla lotta contro le forze del male. Ma qualcosa sta per accadere: ormai non passa notte senza un incubo, mentre le strade della città americana sono sempre più sporche di sangue a causa di una serie di omicidi rituali Voodoo...

 

Recensione Completa del 23 Luglio 2009
Premessa: ho giocato a “Gabriel Knight: Sins of the Fathers” in lingua italiana grazie all'ottima patch di traduzione amatoriale scaricabile qui. Il lavoro svolto è eccellente (anche il titolo è stato tradotto: “Gabriel Knight: Le Colpe dei Padri”), a dispetto della difficoltà della fonte originaria e nonostante un paio di enigmi nient'affatto semplici da adattare. Segnalo anche dei simpatici 'contenuti speciali', accessibili dal sito ufficiale tramite una password che verrà data al termine del gioco.

Ogni avventuriero che si rispetti deve conoscere la saga del 'Cacciatore di Ombre' creata dalla fantasia della game designer e scrittrice Jane Jensen: la serie di “Gabriel Knight” è probabilmente quella più rappresentativa del mondo delle avventure, insieme all'inevitabile ma diversissimo “The Secret of Monkey Island”.
“Gabriel Knight” è, per usare un paragone azzardato ma non troppo, l'”X-Files” delle avventure grafiche: laddove la serie tv di Chris Carter faceva spesso uso di uno sfondo sci-fi per raccontare le vicende personali dei protagonisti, la saga creata dalla Jensen (fulgida rappresentante del gentil sesso in casa Sierra insieme a Roberta “King's Quest” Williams) si avvale di raffinatissimi background storico-culturali, nei quali si muovono i bellissimi personaggi da lei ideati.











In questa prima avventura di Gabriel, datata 1993 e prodotta e distribuita dalla memorabile Sierra, la storia ruota attorno a dei delitti, misteriosi quanto efferati, che sembrano in qualche modo ricondurre alla religione del voodoo. La polizia pensa che il voodoo sia solo un bluff, uno specchietto per allodole per mascherare una semplice faida fra organizzazioni criminali piuttosto in alto nella società. Gabriel Knight, uno squattrinato scrittore di romanzi di dubbia qualità, è anche il proprietario di una piccola libreria gestita dalla acida ma fedele 'segretaria' Grace Nakimura: gli omicidi sembrano uno spunto perfetto per il suo prossimo libro (se mai lo terminerà), e quindi decide di indagare su essi, confidando anche nel prezioso ma inconsapevole aiuto di un suo vecchio amico, l'imbolsito detective Mosely.
New Orleans, con il suo crogiolo multi razziale, rappresenta uno scenario esemplare per raccontare una vicenda di questo tipo, che affonda le sue radici nella cultura sudamericana creola e, in generale, immigrata: in più di un'occasione traspare in modo più che evidente l'amore dell'autrice verso questa città, sempre in bilico fra accettazioni moderne e misticismo.

L'aspetto che eleva “Sins of the Fathers” al rango di capolavoro è senza dubbio alcuno quello narrativo. Il comparto storico è curato ai massimi livelli e si amalgama alla perfezione con la sceneggiatura, evitando di 'forzare' il giocatore ad assistere a infinite lezioncine di storia ma portandolo per mano lungo l'esposizione del passato e dei termini stranieri usati nel voodoo. La miscela è ottima e dopo poco ci ritroveremo a comprendere facilmente espressioni e modalità dell'oscura religione (così come accadrà coi Templari di “Broken Sword: Il Segreto dei Templari”). Scordatevi quindi il voodoo parodiato di “The Secret of Monkey Island”: questa volta si fa sul serio, e il voodoo appare realmente cupo e, soprattutto, spaventoso.
La sceneggiatura è formidabile, con un ottimo crescendo e diversi colpi di scena, un'atmosfera angosciante e opprimente, dialoghi eccezionali e un tono generalmente serioso che però non disdegna un massiccio uso di ironia dissacrante da parte di molti personaggi (ciascuno con un preciso e approfondito passato e una propria decisa personalità), due su tutti Gabriel e Grace.











E' bene dedicare una sezione a parte proprio all'empatia che si instaura fra il giocatore e i protagonisti del titolo. Ancor meglio della comunque ispirata trama (a essere onesti non la migliore della serie), c'è alla base l'efficacissimo e profondo stile narrativo della Jensen, il quale pone particolare attenzione ai dettagli che rendono i personaggi più 'umani'. Non una semplice mestierante, quindi, ma piuttosto una vera appassionata del racconto in senso stretto, che spesso svela uno stile più fumettistico che cinematografico, molto ben sposato con il linguaggio videoludico.

Gabriel, pur possedendo alcune simpatiche caratteristiche del classico antieroe (sempre disordinato, look casual da rispettare in ogni occasione, conto in banca praticamente nullo), non è un personaggio che cattura da subito il giocatore: il suo fare da latin lover con il gel continuamente a portata di mano, il suo aspetto inevitabilmente affascinante e le sue frecciatine insistenti al più sfortunato Mosely sono divertenti ma possono anche sfociare in una leggera antipatia nei suoi confronti. Nel corso della storia, Gabriel apprende che la sua famiglia è stata in passato legata ad un oscuro affare voodoo che in qualche modo si ricollega agli omicidi di New Orleans. Quando, suo malgrado, è costretto quindi a fare i conti con un destino che sembra averlo condannato a combattere le forze demoniache e sovrannaturali (come 'Schattenjager', 'Cacciatore di Ombre' in tedesco), la sua personalità si evolve sotto i nostri occhi: Gabriel si innamora, soffre e vive momenti di sconforto quando è posto di fronte a poteri che una persona pratica come lui sente di non poter vincere. Gran spazio, quindi, viene dedicato alle sue umanissime reazioni: il personaggio matura e, pur restando fedele a diversi tratti della sua personalità, assicura un coinvolgimento molto più attivo da parte del giocatore. E' impossibile non affezionarsi quindi a questo giovane, smarrito e confuso, in lotta con forze molto più grandi di lui, con la determinazione di chi sa che non ha altra scelta se non quella di affrontare direttamente le proprie paure ed è costretto a migliorarsi per riuscirci. Il suo è un percorso interiore assai credibile, che regala all'avventura una dimensione in più.











Non sono da meno gli altri personaggi, in particolare i quasi co-protagonisti: la secchiona e sfacciata Grace (qui in un ruolo da comprimaria o poco più), attratta segretamente da Gabriel ma decisa a non darla vinta al suo ego e alla sua scarsa considerazione dei sentimenti altrui; il grasso detective Mosely, vecchia conoscenza di Knight ma assai più disilluso e stanco del più affascinante e in gamba amico; l'ambiguo e severo Dr. John, proprietario di un museo del voodoo e fiero difensore di tale religione, da lui considerata assolutamente inoffensiva; la ricchissima Malia Gedde, conscia del suo ruolo ferreo nella società ma ugualmente disposta a rischiare per amore di Gabriel. Ben costruita e molto affascinante (anche se forse poco sfruttata) è, infine, la figura di Wolfgang Ritter, ultimo degli Schattenjager, la cui prima, improvvisa, apparizione è ottimamente piazzata e molto eccitante.

In generale, la narrazione della saga di “Gabriel Knight”, così intensa e curata, rappresenta certamente uno dei picchi assoluti del genere delle avventure grafiche.

L'eccellente storyline è ben sostenuta da enigmi sempre molto logici e interessanti. E' anche garantita la varietà, con sezioni a tempo, brevissimi momenti arcade, piccole traduzioni e alcune situazioni di pericolo di morte che arricchiscono dei puzzle classici, costituiti in special modo da manipolazioni di inventario e lunghi dialoghi coi personaggi secondari.
L'accesso a molte locazioni fin dal primo minuto di gioco provoca un iniziale spaesamento, ma dopo poco si sviluppa la totale padronanza delle aree di New Orleans. Gli enigmi possono essere risolti nell'ordine che si vuole, mentre un buon sistema di divisione in 'giorni' provvede a garantire la linearità necessaria alla trama. La storia, comunque, non si svolge unicamente negli Stati Uniti, e l'inaspettata varietà di location non fa che rendere il titolo più dinamico.
Come tradizione Sierra, ci sarà un 'punteggio' dei nostri progressi che si alzerà quando compieremo un'azione utile. Alcune di esse non saranno necessarie se non a ricevere altri indizi o ad arricchire ulteriormente la trama, e questo può aumentare leggermente la rigiocabilità, anche se bisogna dire che rivivere “Sins of the Fathers” risulta essere un piacere anche senza questo espediente.
Vanno segnalati comunque un paio di enigmi forse un po' troppo ostici, che probabilmente pianteranno il giocatore: perfino in questi casi, però, va precisato che la loro risoluzione appare ugualmente sensata e logica.

Graficamente, “Sins of the Fathers” è più che adeguato: la vecchia pixel-art si inserisce efficacemente all'interno dei discreti fondali; numerose le animazioni (anche se non particolarmente fluide) e di buona qualità i brevi filmati di intermezzo, il più delle volte realizzati con l'ausilio di vignette semi-statiche, come a tradire l'approccio fumettistico della Jensen.
Particolare menzione va al sonoro. Innanzitutto, nella versione CD del gioco (quella testata) le voci sono ottimamente doppiate (in inglese) da un esemplare cast, che comprende il tono profondo ma irriverente di Tim Curry (l'incredibile alieno trans de “The Rocky Horror Picture Show”) nel ruolo di Gabriel, il rodato e sempre affidabile timbro camaleontico di Mark Hamill (l'indimenticabile jedi Luke Skywalker nell'originale trilogia di “Star Wars”) nella parte di Mosely e l'attrice tv Leah Rimini (Carrie nella longeva sit-com “The King of Queens”, in onda in Italia solo sui canali satellitari) nei panni ordinati di Grace. Ho trovato però esageratamente sarcastica la voce della 'narratrice' (altro clichè Sierra, solo successivamente eliminato): svolge generalmente bene la funzione di ‘didascalia’, ma spesso i suoi interventi appaiono così fuori luogo da lasciar crollare momentaneamente la sospensione dell’incredulità.
Veramente interessanti le musiche, composte da Robert Holmes (marito della Jensen): il main theme è uno dei più famosi della storia delle avventure per la sua orecchiabilità, ma si difende molto bene anche il resto dei brani, in particolare quelli relativi a Wolfgang Ritter e ai titoli di coda. Purtroppo, il godimento generale della colonna sonora cala senza scampo a causa della campionatura adottata, che prevede l'utilizzo di strumenti midi che attenuano un po' l'impatto globale. Molto ben eseguito infine l'arrangiamento per chitarra del tema principale suonato dal capo progetto della traduzione amatoriale (e per questo ne possiamo godere solo noi italiani): è scaricabile dal sito come 'contenuto speciale' (con tanto di partitura!).
Gli effetti sonori appaiono invece appena sufficienti. A volte, comunque, il volume dell'audio sarà settato non benissimo (musiche spesso esageratamente alte rispetto alle voci e agli effetti sonori): la configurazione manuale ci verrà in soccorso, anche se purtroppo il programma non 'registrerà' il nostro settaggio, costringendoci ogni volta a ripetere l'operazione.

L'interfaccia è, probabilmente, l'unico punto in cui “Sins of the Fathers” non eccelle particolarmente. Ancorato agli standard Sierra, il gioco fa uso della già allora un po' antiquata interfaccia a icone (alcune di esse troppo simili come finalità di utilizzo), che rende macchinosa qualsiasi operazione. Anche la struttura dell'inventario (richiamabile con un tasto apposito) risulta essere un tantino pesante. Ottima invece l'idea di 'registratore di dialoghi', che permetterà di riascoltare le conversazioni in qualsiasi momento.

“Gabriel Knight: Sins of the Fathers” è un caposaldo del genere, un'opera adulta capace di appassionare ed emozionare per tutta la sua durata. E' la potente dimostrazione di maturità di un medium troppo spesso sottovalutato.

Note finali: Il team di coraggiosi traduttori italiani, oltre ad aver adattato perfettamente “Sins of the Fathers”, ha anche provveduto a rendere il gioco compatibile con Windows XP. Personalmente, ho comunque trovato problemi nel riuscire a scalare la risoluzione della mia scheda video fino alla 320x240 richiesta. L'inghippo si risolve avendo l'accortezza di settare la compatibilità per Windows 2000 dalle proprietà del file di traduzione, e procedere quindi all'installazione vera e propria (compresa nello stesso eseguibile).
Alcune edizioni del gioco includevano anche una graphic novel (32 pagine a colori) scritta da Jane Jensen e ambientata durante la fine del '600, che racconta la storia di Tetelo e dello Schattenjager (Gunter Ritter, l'avo di Gabriel) che si innamorò di lei. La versione tradotta dell'albo è scaricabile gratuitamente attraverso il sito dell'adattamento italiano.
La versione CD contiene anche un interessante making of del gioco.
Segnalo anche l'adattamento romanzato dell'avventura, scritto sempre dalla Jensen, ordinabile online (purtroppo solo in inglese) presso Amazon.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Sierra
Publisher: Sierra
Data Rilascio: Q1 1993
Piattaforma: MAC, PC
Caratteristiche
Genere: Thriller/Horror
Grafica: 2D
Visuale: Terza Persona
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Inglese
Sottotitoli: Inglese
Ricerche
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Requisiti minimi
OS: DOS
Processore: 386
RAM: 4 MB
Scheda Video: VGA
Hard Disk: 20 MB
Supporto: 11 Floppy
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