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Martedì, 26 Settembre 2017 05:52
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Recensione

Ghost in the Sheet - Il Segreto del Settore Omega

di Cristiano Caliendo  

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In breve

Un fantasma scopre che l'aldilà non è così divertente dato che persino nel suo corpo astrale si è nelle grinfie di un nuovo e poco piacevole boss. L'avventura si svolge in una fabbrica abitata da fantasmi e l'obiettivo principale è scoprire cosa sia successo. Infatti non tutto è come sembra nel "Settore Omega".

 

Recensione Completa del 05 Dicembre 2007
Le avventure grafiche in prima persona permettono molto spesso di realizzare ottimi titoli senza gran dispendio di risorse, ‘giocando’ molto sull’atmosfera e sulle possibilità uniche che offre la visuale in soggettiva. Tali caratteristiche fungono, frequentemente, come ‘rifugio’ per gli sviluppatori indipendenti, capaci di sfornare avventure di tutto rispetto con uno sforzo tecnico relativo.
Ghost in the Sheet, opera prima della Cardboard Box, appartiene proprio a questo filone.

CHI FA DA SÈ FA PER TRE
La Cardboard Box è, sostanzialmente, un duo: il capo del progetto è il provetto musicista Jan Kavan (non a caso ha precedentemente collaborato alla realizzazione musicale di Dark Fall 2 e Barrow Hill), qui nelle inediti vesti di autore a tutto tondo, dal design alla storia, dalla colonna sonora alla programmazione. Con un apporto visivo essenziale ma di buona fattura, un titolo come Ghost in the Sheet può vedere la luce unicamente su PC, piattaforma molto più adatta a progetti indipendenti che bypassano l’intervento delle major e l’imposizione di canoni specifici.
Naturalmente, l’aspetto generale resta pesantemente semi-amatoriale, con animazioni praticamente nulle, schermate statiche, e cutscene disegnate come un fumetto, che rendono il titolo un po’ lontanuccio dal convenzionale mercato mainstream. Superato il timido impatto iniziale, però, non si fatica ad intravedere le idee – a volte molto curiose – partorite dal buon Kavan.

BASTA UN ATTIMO… E NON CI SEI PIÙ
Impersoniamo un… fantasma, ovvero un uomo appena passato a miglior vita (sarà vero?) di cui non ci è dato conoscere il passato. Addobbato dal più classico dei lenzuoli (lo sheet del titolo) veniamo da subito rispediti in una fabbrica apparentemente abbandonata, il Settore Omega, ad indagare circa una bizzarra questione per mano di un misterioso ‘boss’: sembra, infatti, che le anime dei defunti non riescano a raggiungere il tunnel che collega il mondo terreno a quello etereo, ma restino imprigionate in una sorta di limbo (assumendo le forme più strane). Causa del problema appare essere proprio il Settore Omega, in cui venivano eseguite delle ‘ricerche’ non previste.
Il tono della narrazione, a dispetto del tema un po’ ‘macabro’, è in realtà impregnato di massiccio e ottimamente riuscito humor nero, rafforzato dai cinici commenti del sempre irriverente protagonista.
L’approccio disincantato nei confronti del tema della morte non sconfina mai nel cattivo gusto, e finisce spesso per ricordare le venature grottesco/bizzarre del bellissimo (ma generalmente ben più cupo) Sanitarium, specie in episodi come quello del ‘portiere intrappolato nel pozzo’.
Qualche sorpresa riserva anche la trama, raccontata attraverso appunti e diari che troveremo in giro e dai (rari) dialoghi con gli altri (ehm) ‘personaggi’: la sceneggiatura, di certo non esageratamente appassionante, appare comunque leggera e discretamente elaborata.

PERCHÉ NON VAI AD INFESTARE UNA CASA? SBATTERE QUALCHE CATENA, O COSE COSÌ!
Il nostro ectoplasmatico protagonista è in effetti ben lontano dal solito stereotipo di fantasma, tutto sospiri e ululati. Piuttosto, il suo umorismo tenderà ad ironizzare incessantemente sulla sua condizione nient’affatto felice, condannato com’è a risolvere dei problemi senza neanche avere la possibilità di trasportare oggetti o di agire nei modi classici.
Niente paura, però, perché il nostro apprenderà gradualmente delle speciali ‘facoltà’ che lo aiuteranno nell’impresa: i poteri rappresentano infatti l’idea più interessante di Ghost in the Sheet. Se, inizialmente, avremo accesso a semplici abilità come la telecinesi, che ci aiuterà a spostare gli oggetti in una schermata, più avanti potremo usufruire di speciali facoltà – ad esempio, la possibilità di illuminare una stanza o di effettuare un potentissimo ‘soffio’ – che si presteranno ad utilizzi alle volte molto semplici, altre invece decisamente più ‘creativi’. Il game design è, infatti, in gran parte orientato sul giusto impiego dei suddetti ‘poteri’ che, fondamentalmente, sostituiscono in modo originale i classici ‘verbi’ delle interfaccia del passato (come quelle lucasiane di The Secret of Monkey Island).
Gli enigmi basati su questa caratteristica risultano per gran parte del tempo molto stimolanti (gli ‘indizi’ sul potere giusto da utilizzare saranno a volte molto sibillini), nonché appaganti in seguito alla loro risoluzione (impersonare un fantasma ci rende capaci di azioni sovraumane!).
Dall’altra parte, avremo dei puzzle più classici, che supereremo grazie a deduzioni innescate dall’attenta osservazione dell’ambiente: a ben vedere, non sempre il livello dei suddetti ‘scogli’ sarà soddisfacente, essendo l’area del gioco piuttosto ampia e quasi interamente disponibile da subito, rendendoli così un po’ dispersivi e complessi da gestire.
In generale, ci troviamo di fronte ad enigmi di media difficoltà, apprezzabili ma talvolta un po’ troppo criptici, sebbene siano resi più divertenti dall’utilizzo dei ‘poteri’.

NON SO SE SEI BELLO, MA SICURAMENTE SEI TRASPARENTE
La cosmesi grafica, con i suoi (comunque buoni) fondali fissi e le sue animazioni praticamente inesistenti, appare - onestamente - ai limiti dell’accettabilità per un gioco del 2007 (da precisare la discreta risoluzione di 1024x768). Questo ‘difetto’, naturalmente, tende a scomparire se non si è alla ricerca di motori grafici ultra pompati ma di un comparto visivo, nonostante i limiti palesi, complessivamente ben curato.
Quasi tutte le cutscene sono realizzate attraverso disegni stilizzati in bianco e nero, stile comics: in tutta sincerità, a meno che non si sia maniaci degli aspetti artigianali, la soluzione adottata – benchè possa considerarsi ‘artistica’ - non è eccezionale nel risultato globale e stona un po’ con la più tradizionale grafica in game: in aggiunta a ciò, alcuni disegni appariranno abbastanza confusi da rendere faticosa la comprensione di ciò che sta avvenendo durante la scena.
D’altro canto, il sonoro appare più efficace, con ottimi suoni ambientali (sono compresi rumori sinistri e inquietanti sbuffi) e, soprattutto, una bella colonna sonora, composta da Karvan stesso, che a volte rischia di prendere piacevolmente il sopravvento sul resto (meritano menzione il brano “Rats”, che si ascolta durante la breve sequenza arcade di disinfestazione, e i temi più solenni, presenti nelle battute finali).
Nonostante alcuni buoni spunti, comunque, l’aspetto audiovisivo generale mi è parso leggermente al di sotto del ‘fratello maggiore’ Dark Fall, complessivamente più d’atmosfera nonostante la parità di limiti tecnici.
Ottima comunque la traduzione dei testi in italiano, che comprende anche le molte scritte (graffiti, diari, cartelli) che troveremo in giro.

ALLA FINE DEL TUNNEL
Ghost in the Sheet è un titolo caldamente consigliato per chi cerca un’avventura genuina con alcune idee interessanti e un umorismo molto gustoso. Se siete a caccia di un gioco più elaborato potreste rimanere delusi, ma l’aspetto ‘casalingo’ e il prezzo molto abbordabile fanno gola e simpatia, almeno in vista del prossimo lavoro del buon Karvan (qui, ricordiamolo, alla prima esperienza di designer).

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Cardboard Box Entertainment
Data Rilascio: Q4 2007
Piattaforma: PC
Caratteristiche
Genere: Commedia/Horror
Visuale: Soggettiva
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Inglese
Sottotitoli: Italiano
Ricerche
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Requisiti minimi
OS: Windows 2000/XP/Vista
Processore: 1 Ghz
RAM: 256 MB
Scheda Video: 16 MB
Hard Disk: 300 MB
Supporto: 1 CD
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