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Martedì, 26 Settembre 2017 05:47
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Recensione

Call of Cthulhu: Dark Corners of the Earth

di Ivan Vailati  

il nostro voto
86
il vostro voto (6 votanti)
88
In breve

Prova tutto l’orrore di H.P. Lovecraft nel più terrificante survival horror mai creato. Per svelare i misteri dei Grandi Antichi, il giocatore non solo dovrà cercare di mantenere in vita Jack Walters, ma anche evitare che la follia prenda il sopravvento su di lui. La sua ricerca, infatti, lo porterà ad affrontare alcune spaventose creature e ad affrontare delle situazioni davvero terrificanti.

 

Recensione Completa del 24 Aprile 2006
Il mito di Cthulhu nasce nei lontani anni '20 grazie alla penna di H.P.Lovecraft: dalla mente di questo geniale scrittore è nato un universo straordinario che non poteva passare inosservato al mondo videoludico. Alone in the dark (1992), Shadow of the comet (1993) e Prisoner Of Ice (1995) sono solo tre splendidi esempi, impossibile per gli avventurieri di vecchia data dimenticare la trilogia INFOGRAMES. Non tutti sanno però che Call of Cthulhu è stato anche uno dei più grandi GdR da tavolo di sempre, uscito negli stati uniti nel 1981, e poi distribuito più tardi anche in Italia nel 1989, è stato per 20 anni uno dei giochi più popolari dell’intero settore: ma questa è un'altra storia, quindi iniziamo pure la recensione di quello che - vedrete - è un ibrido molto particolare che non trascura enigmi classici.

L’avventura inizia in una sera nebbiosa, con il vostro personaggio, l’investigatore privato Jack Walter, che viene chiamato a prendere parte ad un'operazione di polizia che mira a sgominare una setta malefica: l'uomo non sa ancora che tutto quello che sta per affrontare, vedere e fare da li a poco lo porterà sull’orlo della pazzia. Passati 6 anni in un manicomio e tornato al lavoro, il nostro protagonista riceverà una telefonata che richiede un suo intervento per la ricerca di una persona scomparsa: è solo l’inizio di un viaggio che lo porterà a vivere un'avventura incredibile e a scontrarsi con le ombre del suo passato.

Come avete notato, nella trama sono stato volontariamente vago, non ho voluto anticipare nulla di più del dovuto per darvi la possibilità di godere a pieno questo gioco. Ma ora veniamo agli aspetti più strettamente tecnici di questa produzione (lunghissima, è durata alcuni anni) targata Headfirst production e Bethesda softworks: dal punto di vista della grafica non ci troviamo di fronte a niente di speciale, nessuna chicca particolare o poligoni dettagliati o paesaggi maestosi. Il motore grafico che muove il gioco si contraddistingue semplicemente per compiere bene il suo dovere: mi spiego meglio, sono dell’idea che - oltre ai lunghi tempi di produzione di cui abbiamo detto più sopra - sia stata comunque volontà degli sviluppatori usare un motore grafico non di ultima generazione, o in ogni caso meno impegnativo dal punto di vista delle risorse hardware, solo per il fatto che questa scelta era l'unica possibile per ricreare quella atmosfera necessaria alla riuscita del gioco e credetemi, hanno fatto un gran bel lavoro. Se questo non bastasse, le ambientazioni, i luoghi e le locazioni che percorreremo in lungo e in largo saranno caratterizzate da tinte molto forti e cupe, in stile dark, una scelta monocromatica a mio parere azzeccata.

Prima di lanciare il gioco ci apparirà una piccola finestrella: tra le voci che potremo settare ci saranno la scheda grafica, i sottotitoli (inglese, francese e tedesco, l’italiano purtroppo non c’è), l’anti-aliasing (da niente a x2, x4 e x6) e la risoluzione video, che in questo caso ci mette a disposizione un'ampia scelta, che può soddisfare i palati più fini e i computer ultra pompati (per quelli che prediligono gustarsi al massimo le prelibatezze visive), o accontentare quelli che non si possono permettere un computer come si deve (la risoluzione video parte da una 640 x 480 per arrivare a una 1600 x 1200). Una volta iniziato a giocare, vi ritroverete davanti a un disegno con sullo sfondo un edificio e sentirete alcune voci bisbigliare qualcosa. Poco a destra, al centro dello schermo avremo la parte interattiva del menu: le scelte non saranno poi molte, potrete iniziare una nuova partita e poi scegliere il livello di difficoltà, potrete caricare una partita precedentemente salvata (i salvataggi si possono effettuare grazie a dei disegni sparsi per le locazioni chiamati save point, o all’inizio di ogni livello, in questo caso in modo automatico), uscire dal gioco oppure entrare nelle opzioni di gioco. All’interno di queste ultime potrete finalmente arrivare nel cuore della gestione della partita, settando i tasti per gli spostamenti, la sensibilità del mouse (utile usare un joy-pad): inoltre potrete selezionare la luminosità dello schermo, i sottotitoli e tante altre piccole cose che faranno sicuramente piacere alle persone più esigenti. Un occhio particolare va, infine, riservato alla sezione in cui è possibile vedere i progressi durante l’avventura oltre alle scene dello story board e degli schizzi accessibili solo dopo aver portato a termine il gioco.

Una volta lanciata la partita vera e propria ci si scontra subito con un'interfaccia alquanto atipica per il genere di gioco di cui stiamo parlando: è inutile nascondere il fatto che si tratta di un FPS, che, seppur diverso nel suo genere può trarre in inganno il giocatore. A tal proposito, vorrei già da subito rassicurare gli amanti delle avventure: in tutto il gioco c'è davvero una buona quantità di enigmi che per fortuna non si riducono al semplice usa la leva per aprire una porta o parla con quel personaggio per andare a prendere un oggetto. Per superare questi ostacoli, infatti, ci sarà bisogno di utilizzare un po' più di materia grigia e questo grazie ad un'alta interattività dell’ambiente: infatti molte cose si possono esaminare e con molti personaggi è possibile parlare anche più volte per avere indizi o aiuti nel caso ce ne fosse bisogno. Inoltre c'è anche spazio per enigmi di tipo più classico: dal decifrare codici, allo scassinare casseforti e altri ostacoli del genere.

Ma torniamo a quello che si stava dicendo prima, Call Of Cthulhu si presenta come un FPS atipico, con una natura strettamente legata alla simulazione (a differenza di quelli che si vedono in giro che sono molto più arcade): la prima cosa che salta all’occhio sarà la mancanza di un qualsivoglia livello di energia o di misurazione delle munizioni. Se aprite l’inventario al suo interno noterete 4 icone per la medicazione sulla destra, che rappresentano le fasciature, le stecche per le fratture, i punti di sutura per le ferite gravi e l’insulina. Poco più a destra ci sarà il vostro personaggio: poniamo il caso che durante uno scontro veniate feriti se aprite l’inventario noterete che l’immagine di Jack è cambiata. Alcune parti del suo corpo sono lacerate e a questo punto entrano in azione le medicazioni: a seconda della gravità potete curare le ferite, proprio come nella realtà.

Ma pensate che le cose siano finite qua? No di certo, provate a pensare una cosa. Nella realtà quando sparate con un'arma, non potete sapere quanti proiettili possono essere rimasti in canna vero? Bisognerebbe contarli, ed è proprio quello che succede nel gioco: a seconda dell’arma che usate dovete tenere presente i proiettili che sparate per poi ricaricare il prima possibile. Ad esempio, un fucile avrà solo 2 colpi e sarà più lento da ricaricare, mentre il revolver ne ha 6 ed è più veloce e così via (potete sapere quante munizioni avete solo aprendo l’inventario). Comunque tenete sempre presente che non conviene sempre combattere, anzi è meglio usare l’astuzia, nascondersi e colpire con le armi bianche alle spalle del nemico.

Visto che siamo su questo argomento vediamo altre cose interessanti relative alla simulazione: proprio come nella vita reale il vostro personaggio può subire un grosso spavento, questo può succedere quando i suoi occhi vedono qualcosa di orribile. Quando questo succede la vista inizierà a farsi appannata e certe volte anche ondeggiante, come se il suo corpo avesse avuto una scarica di adrenalina, oppure come se il suo cervello fosse stato colpito da un immagine che in qualche modo ha destabilizzato la sua ragione (se si esagera troppo il vostro personaggio si può suicidare). Per concludere l’argomento, parliamo delle ferite, come dicevo prima si può rimanere feriti in uno scontro, ad esempio, cosa può succedere se rimanete feriti a una gamba? Inizierete a zoppicare e i vostri movimenti saranno limitati. Se invece venite feriti a un braccio? Avrete difficoltà a usare le armi. E se non riuscite a curare le ferite? Morirete dissanguati. Ancora, se tenete sollevato un’arma pesante per troppo tempo (con il tasto destro del mouse si può mirare) il braccio si stanca e inizia a ondeggiare: come vedete sembra di essere di fronte alla vita reale.

Non volendo ho già anticipato in buona parte le mie impressioni sull’interfaccia di gioco: le uniche cose che non ho ancora trattato riguardano: l’utilizzo dell’inventario, al cui interno potete mettere i vari oggetti che vi possono servire. Se ne volete usare uno su una zona interattiva basta che mettiate davanti il vostro personaggio e che cliccate sull’immagine dell’oggetto che volete utilizzare. Inoltre durante il vostro pellegrinare è anche possibile raccogliere vari giornali, diari o documenti utili ai fini del gioco: per leggere queste scartoffie potete usare l’icona libro in alto sempre all’interno dell’inventario. Le altre icone poco a desta saranno quella dell’orologio e quella della siringa per iniettarvi l’insulina.

Il comparto audio è veramente di alto livello: la grande atmosfera che si respira già dall’inizio non poteva che essere supportata da un sonoro di grande fattura e non di rado vi capiterà di saltare sulla poltrona ve lo assicuro. Il parlato sarà solo in inglese (purtroppo l’italiano non è contemplato) ed è molto ben caratterizzato, sicuramente non sarà stato facile per i doppiatori impersonare delle voci cosi particolari. Altra ottima notizia la troviamo sul versante della longevità: finalmente qualcosa che duri più di 10 ore, ci voleva proprio. Sembra sempre più difficile trovare avventure di una certa lunghezza e in questo caso almeno 15 se non 17 ore sono garantite, forse anche per una difficoltà un poco alta. Ma quanti elogi per Cthulhu, qualche difetto lo possiamo anche trovare giusto? Se vogliamo fare i pignoli in alcuni livelli il gioco è troppo lineare: la strada da percorrere è sempre una sola. Per fortuna non tutto è così banale e in altre occasioni questa linearità va a farsi benedire per una discreta libertà d’azione: un plauso, infine per il livello della nave, il mio preferito.

In conclusione ci troviamo di fronte a un giocone con gli attributi, una ventata di innovazione in un genere di giochi veramente troppo inflazionato. Finalmente un titolo che può essere considerato in modo serio una via di mezzo tra un'avventura e un action in stile FPS che può accontentare tutti indistintamente. Forse la sua troppo prepotente tendenza alla simulazione può fare storcere il naso a qualcuno ma se non lo giocate fate peccato mortale: da non perdere assolutamente.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Bethesda Softworks
Data Rilascio: Q1 2006
Piattaforma: PC, XBOX
Caratteristiche
Genere: Survival Horror
Visuale: Soggettiva
Controllo: Mouse/Tastiera/Joypad
Doppiaggio: Inglese
Sottotitoli: Inglese
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Requisiti minimi
OS: Windows 98/Me/2000/XP
Processore: 800 Mhz
RAM: 256 MB
Scheda Video: 64 MB
Hard Disk: 2 GB
Supporto: 2 CD
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