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Recensione

Art of Murder 2: Caccia al Burattinaio

di Fabio Rella  

il nostro voto
70
il vostro voto (17 votanti)
77
In breve

Gli Stati Uniti stanno vivendo l'incubo di una serie di misteriosi e brutali omicidi, quando un cadavere viene ritrovato a Parigi, straziato secondo lo stesso modus operandi. Il killer infatti si firma lasciando accanto ai corpi una bambola in abiti settecenteschi. Nicole Bonnet, giovane ma esperta agente dell'FBI, è incaricata delle indagini. Il suo cammino sarà disseminato da indizi e misteri che la condurranno dalla Francia alla Spagna, passando per Cuba e altre località, fino a scoprire un mosaico di eventi che trae origine da un lontano passato.

 

Recensione Completa del 21 Luglio 2009
Una splendida fanciulla in tutù, magari ritrovata morta in una stanza con vista sulla Tour Eiffel (a Parigi è d'obbligo, ma cherie), orribilmente attaccata a uncini come una marionetta, completamente dissanguata. Sul pavimento, un burattino, sinistra firma di quello che, evidentemente, è un assassino seriale. Non c'è che dire: la materia prima stuzzica l'appetito del videogiocatore appassionato di thriller e mistero. Eppure, al termine di Art of Murder: Caccia al Burattinaio, lo stomaco brontola. Vediamo per quale motivo.

Dopo il buon lavoro di Art of Murder: La Crudele Arte dell'Omicidio (con il quale l'avventura in esame condivide qualche personaggio, ma nessun legame di trama rilevante, per cui niente paura se avete perso il primo titolo), i polacchi di City Interactive tornano a proporci le indagini della giovane e avvenente Nicole Bonnet, agente dell'FBI spedita in Europa a caccia del Burattinaio, serial killer con il brutto vizio di usare come marionette le proprie vittime. La scia di sangue, partita da New Orleans, toccherà Francia, Spagna, Cuba: ben presto, nella testa di Nicole, oltreché nella vostra, si rincorreranno un bel po' di domande sull'identità del killer e sul perché di un modus operandi tanto raffinato e allo stesso tempo macabro. Purtroppo, lo scioglimento della tensione narrativa non sarà all'altezza delle premesse e in questo il gioco eredita il fardello del primo capitolo del gioco: buone idee di partenza, buona realizzazione tecnica, ma trama...deboluccia. Più volte, nel corso del gioco, assisteremo allo scorrere degli eventi senza grandi conseguenze emozionali, in attesa di un colpo di scena, di uno spunto creativo che, purtroppo, non arriverà mai.
Saremo introdotti al gioco da una cutscene ambientata a New Orleans (ne vedremo diverse nel corso del gioco e quasi tutte di pregevole fattura), con una squadra della polizia che irrompe in un antico edificio e scopre un corpo orribilmente trasformato in marionetta. L'idea, ben realizzata, mi ha istantaneamente ricordato Mindhunters, thriller di non grandissimo conto, uscito nelle sale italiane nel 2004 con il titolo Nella Mente del Serial Killer (evviva l'originalità dei titolisti del Vecchio Stivale).

Un uso, magari anche inconsapevole, dello strumento della contaminazione in genere porta benefici al prodotto. Il taglio cinematografico, nel nostro caso, è un ottimo espediente per creare pathos, tensione, velocità nello sviluppo della storia (a volte addirittura eccessiva, tanto da sconfinare nella superficialità). Buoni spunti che, ahinoi, si perderanno per strada, sino al finale decisamente sciapito o prevedibile sin da metà del gioco.
Dopo aver scoperto il cadavere parigino avranno inizio le nostre indagini: dapprima, forse per familiarizzare con l'interfaccia, ci sarà chiesto di scattare una serie di fotografie e raccogliere prove negli appositi sacchetti. Poi, pian piano, cominceremo l'esplorazione degli ambienti. Il sistema di indagine rimane sostanzialmente invariato rispetto al primo capitolo: l'inventario, ancora una volta in basso a sinistra, oltre agli svariati oggetti che raccoglieremo nel corso della storia, contiene (nell'estremità destra) un PDA dalla dubbia utilità (avremo la possibilità di chiamare il nostro capo, la sua segretaria, magari l'ispettore francese Pety, anche se solitamente troveremo occupato o nessuno ci risponderà); ci sarà un dossier, nel quale avremo una raccolta di profili del serial killer, dei dialoghi svoltisi nel gioco e delle annotazioni di un diario tenuto da Nicole con gli aspetti fondanti dell'indagine: sostanzialmente inutile, ma fa atmosfera.
Per quanto riguarda le dinamiche di gioco trova conferma lo schema classico del punta e clicca, con una serie di oggetti da cercare, magari da modificare, smontandoli o combinandoli. Il fastidioso pericolo del pixel hunting è scongiurato da una preziosa conferma: accanto al PDA ed al tasto per il menu (nel quale oltre al settaggio video o audio, ai classici carica/salva e ai crediti, troverete la raccolta delle cutscene) ci sarà il simbolo di un punto interrogativo (nel primo Art of Murder utilizzavamo una lente d'ingrandimento) che svelerà gli hotspot, ovvero gli oggetti sensibili del gioco da raccogliere o da usare ed eviterà interminabili ricerche. Spesso, potrebbe capitare anche al giocatore più esperto, di bloccarsi in alcuni punti a causa di una piccola azione data per scontata che però impedisce a Nicole di continuare a ficcanasare un po' ovunque; ad esempio, sappiamo che dobbiamo aprire una porta, sappiamo che è bloccata, abbiamo il materiale per aprirla, ma Lisa non riesce ad utilizzarlo: magari non abbiamo semplicemente esaminato la maniglia per bene, o non abbiamo chiesto alla guardia di spiegarci il funzionamento della serratura. Frustrante, ma è anche il bello di questo genere di giochi, in cui la fretta è spesso cattiva consigliera. La difficoltà generale dell'indagine, ad ogni modo, non è elevatissima, sia quando parliamo dei classici “ricerca e uso di oggetti”, sia quando avremo un tempo limitato per svolgere un'operazione particolarmente urgente (contrassegnata da un orologio che apparirà in alto a sinistra ed inesorabilmente ci costringerà a muoverci in tutta fretta da una schermata all'altra), sia per i puzzle, sostanzialmente intuitivi eccezion fatta per il temibile gioco dei 15, rivelatosi per il sottoscritto una bella gatta da pelare (ma potrebbe trattarsi di un'avversione infantile tutta personale di chi vi scrive).

L'atmosfera da thriller, nata a Parigi nella stanza del balletto da un gioco di ombre e toni soffusi del fondale 2D su cui la nostra protagonista (tridimensionale) si muove in maniera abbastanza naturale, tralasciando le espressioni del volto (generalmente fissamente impostato sulla stessa espressione) o qualche movimento, per rimanere in tema, da “marionetta”. Tutto nella norma, dunque, eccezion fatta per alcuni fondali, su cui val la pena soffermarsi. E' abbastanza semplice cantar le lodi della riproduzione di Boulevard Clichy a Parigi con Moulin Rouge e aria da noir con i fiocchi. O le calde ed assolate strade di L'Avana, con i toni che mutano al giallo senape e con l'aggiunta di auto che a malapena permettono l'apertura delle portiere, arrugginite da una vita, o autobus malandati carichi di passeggeri. Peccato non aver riscontrato una tal cura dei dettagli in tutte le ambientazioni (davvero tante), per cui le cartoline di cui sopra strideranno con la rappresentazione dell'esterno dell'hotel, davvero piatta, o con il cimitero di Montmartre e le sue catacombe, che passano davanti ai nostri occhi senza lasciare davvero il segno.

Così come non incidono i personaggi. Nicole, è doppiata in italiano davvero bene, così come tutti i personaggi, del resto. Ma è davvero leggera nelle sue affermazioni, nei ragionamenti, con spunti ironici banali e riflessioni nella media, con deduzioni tutte personali non condivise con il giocatore, per cui, a volte, vi sembrerà di essere coinvolti nell'indagine per inerzia, senza uno scopo preciso. L'universo di personaggi che le girerà attorno, anch'esso parlante in italiano, è variegato, ma anonimo, ragion per cui, nello sviluppo degli eventi, vi troverete a confrontarvi con nemici o aiutanti che, nel giro di poco, scompariranno di punto in bianco, non lasciando nessuna traccia. Allo stesso modo, i dialoghi che affronterete non saranno mai lunghissimi e pedanti, ma decisamente forzati: con nessuna possibilità di variare sul tema, a precise domande corrisponderanno singole risposte, a volte anche imprescindibili per consentire alla giovane detective di svolgere una determinata azione. Le musiche, generalmente ben scelte, rasentano a volte la ripetitività, ma non troverete mai un motivo assillante o invadente (a parte la scelta per l'ambientazione spagnola, un placido flamenco banalotto).

Art of Murder: Caccia al Burattinaio non è assolutamente un brutto gioco, anzi. Più che sufficiente, intratterrà in maniera piacevole e rapida gli appassionati, con un po' più di difficoltà i meno vicini al mondo delle avventure grafiche. Tuttavia, date le premesse di trama, sapientemente accresciute nella parte iniziale del gioco, è lecito aspettarsi qualcosa di più: l'evoluzione e la conclusione delle vicende non permettono al gioco di elevarsi a vette superiori e, deludono il giocatore che rischia di disinnamorarsi del titolo.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: City Interactive
Data Rilascio: 26/06/2009
Piattaforma: PC
Caratteristiche
Genere: Poliziesco/Thriller
Grafica: 2.5D
Visuale: Terza Persona
Doppiaggio: Italiano
Sottotitoli: Italiano
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