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Recensione

Another Code - Two Memories (Nintendo DS)

di Ciro Trocciola  

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In breve

Another Code: Two Memories miscela sapientemente bellissime immagini in stile manga e le caratteristiche uniche del Nintendo DS. Il gioco ti porta ad esplorare un'isola misteriosa alla ricerca di indizi sulla scomparsa dei tuoi genitori. Usa il doppio schermo per avere contemporaneamente una visione in prima e terza persona, combina gli oggetti usando il Touch Screen e lo stilo, e soffia nel microfono per spolverare antichi artefatti. Another Code ha una trama sovrannaturale ed affascinante, che ti coinvolgerĂ  e non ti lascerĂ  piĂą smettere di giocare!

 

Recensione Completa del 27 Aprile 2007
Another code è il primo rappresentante su DS di un genere, quello delle avventure grafiche, un tempo molto popolare sopratutto grazie ai capolavori di software house come Lucasarts e Sierra. Tornato in voga negli ultimi anni, tenta ora di farsi spazio sulla console portatile campione di vendite della Nintendo, cercando di sfruttarne le peculiari caratteristiche. Saranno riusciti gli studi Cing (sviluppatori, tra gli altri, dell’attesissimo Hotel Dusk: Room 215) a sfornare un prodotto di buona fattura?

Ashley vive con sua zia Jessica da quando, all’età di tre anni, i suoi genitori sono stati uccisi, lasciando in lei solo vaghi ricordi dell’accaduto che la tormentano in un incubo ricorrente. Ma nel giorno del suo quattordicesimo compleanno la ragazza riceve da parte del padre che credeva morto un pacco, contenente un apparecchio elettronico da lui creato (DAS, acronimo di Dual Another System, delle fattezze di un DS vecchio tipo) e una lettera con un invito a recarsi sull’isola Blood Edward, dove potranno finalmente riabbracciarsi e far luce sugli avvenimenti di undici anni prima. Quindi Ashley si reca sull’isola e, non trovando subito suo padre, comincia a cercarlo nei dintorni, fino a giungere all’interno di una magione abbandonata, villa Edward. Non racconto oltre per non rovinare la trama, interessante e che tocca argomenti anche piuttosto profondi e maturi, ma abbastanza prevedibile nello svolgimento, specie negli ultimi atti e nel finale. Anche i personaggi sono interessanti e ben caratterizzati, ed è facile affezionarsi alla protagonista e sperare in una risoluzione positiva della sua ricerca, cosa che rende molto piacevole il proseguire nel gioco.

L’interfaccia è forse la parte sviluppata meglio del gioco. Lo schermo inferiore del DS viene utilizzato per visualizzare l’ambiente dall’alto con una grafica in 3D all’interno della quale è possibile muovere Ashley, mentre lo schermo superiore mostra dei disegni in 2D, che rappresentano dall’angolazione migliore le ambientazioni all’interno delle quali ci si trova (spesso come se fossero viste in prima persona). Ad esempio, quando Ashley entra in una stanza questa ci viene mostrata nella sua interezza nello schermo superiore, ma avvicinandosi ad una scrivania, un letto, un camino, l’immagine cambia per mostrarceli nel dettaglio. Sullo schermo inferiore sono presenti due icone in modalità 3D, una lente d’ingrandimento e il DAS.

La lente d’ingrandimento permette di spostare l’immagine dallo schermo superiore a quello inferiore (l’ambiente in 3D momentaneamente scompare). E’ così possibile interagirvi utilizzando il touchscreen con i vari oggetti presenti cliccandoci sopra due volte, oppure spostandovi sopra il puntatore (trascinandolo con il pennino come si fa con un mouse oppure cliccando una volta sulla zona che deve raggiungere) e cliccando poi sull’icona a forma di lente d’ingrandimento. In questo caso Ashley esegue l’azione più consona, dall’esaminarlo più da vicino (in questo caso viene ingrandito e ci si può interagire come negli ambienti), al raccoglierlo oppure al farne una semplice descrizione. Le altre tre icone presenti in questa modalità servono a scattare foto dell’ambiente, a utilizzare uno degli oggetti in inventario nella zona selezionata e a tornare alla visuale in 3D.

L’icona del DAS permette di accedere all’interfaccia dell’apparecchio, il quale consente di eseguire diverse azioni utili quali salvare (soltanto due gli slot a disposizione purtroppo), esaminare gli oggetti dell’inventario e le foto scattate (che possono essere anche ruotate e sovrapposte per risolvere alcuni enigmi) e avere accesso alle schede di memoria contenenti degli appunti, lasciate all’interno della villa dal padre di Ashley, che contribuiscono a raccontare la trama.

In definitiva, un’interfaccia molto funzionale, che sfrutta bene le peculiari caratteristiche del DS. L’utilizzo del pennino in vece del mouse è molto comodo e risulta naturale già dopo pochi secondi. Solo raramente emergono dei leggeri difetti, come alcune imprecisioni durante enigmi che prevedono la manipolazione e lo spostamento di oggetti piccoli, tutte cose comunque facilmente superabili. Il gioco è anche affrontabile utilizzando unicamente i tasti, ma si tratta di una soluzione molto scomoda, data sopratutto la poca precisione con la quale il puntatore si muove utilizzando il pad.

Graficamente il gioco è molto piacevole, in particolare nelle ambientazioni 2D, che godono di scelte cromatiche davvero azzeccate, e nei personaggi, disegnati in uno stile manga molto caratteristico. L’unico vero problema è la monotonia, in quanto agli iniziali ambienti all’aperto seguono fasi all’interno della villa con stanze tutte molto simili tra loro. Anche le scene d’intermezzo sono proposte con illustrazioni e disegni animati in stile anime, con pochi frame di animazione ma comunque di buona fattura. Il 3D invece, nonostante sia abbastanza gradevole, soffre per la scarsità di poligoni e per le texture disegnate non molto bene, mentre ormai il ds ci ha abituato a ben altre dimostrazioni di potenza in quest’ambito (vedere ad esempio Metroid, Final Fantasy III o il prossimo Zelda). Il sottofondo musicale contribuisce molto a creare l’atmosfera di mistero che sembra permeare la villa, ma alla lunga diventa ripetitivo, mentre gli effetti sonori sono abbastanza realistici, pur essendo presenti in scarsa quantità. Sarebbe meglio utilizzare le cuffie, sopratutto se si è in possesso di un DS Lite (che soffre per il volume eccessivamente basso degli altoparlanti integrati). Per ovvie ragioni non è naturalmente presente il parlato, mentre la traduzione dei sottotitoli in italiano risulta a volte confusionaria e imprecisa, sopratutto nei dialoghi, cosa comune a molti giochi per DS purtroppo. Consiglio, se possibile, di giocarlo in inglese (basta cambiare la lingua dalla dashboard, in quanto il gioco parte automaticamente nella lingua di sistema) per evitare di perdersi qualche particolare di troppo.

Discorso longevità. E’ possibile finire il gioco in 6-8 ore, non tanto per la sua brevità quanto per la facilità complessiva. Gli enigmi, infatti, non sono mai troppo complessi, ma sono comunque molto divertenti e sfruttano appieno quelle che sono le caratteristiche distintive del DS come la presenza di due schermi, il touchscreen e, in misura minore, il microfono. Inoltre si raggiungono a volte livelli di genialità nel metodo da utilizzare per la loro risoluzione, pari persino a quello famoso di Psycho Mantis in Metal Gear Solid. Per finire il gioco al 100% è necessario giocarlo due volte, in quanto nella seconda partita molte schede di memoria per il DAS contengono informazioni diverse, e ci sono alcune differenze all’interno della villa. Si tratta soltanto di piccoli particolari della trama che magari aiutano a conoscere meglio qualche personaggio (spesso anche quelli secondari), ma non di bonus consistenti che possano invogliare particolarmente il giocatore a ripercorrere tutta l’avventura. Quindi, almeno da questo punto di vista, pollice verso.

Another code appartiene a un genere molto particolare, quello delle avventure grafiche, privo di azione e dallo sviluppo piuttosto lento, nel quale è posta grande enfasi sull’atmosfera, l’esplorazione e il susseguirsi della trama. Come mai allora tanto successo ha ottenuto questo gioco, nonostante il giocatore tipo di una console, specie se portatile, privilegi spesso giochi d’azione veloci e mordi-e-fuggi? Un grande merito va alla Nintendo che è stata in grado, con i videogame “alternativi” sviluppati (tra tutti Brain Age e Nintendogs), di allargare il target classico verso giocatori di ogni età, ed anche verso coloro che fino a quel momento non erano stati per nulla interessati al divertimento elettronico; questo ha permesso di avere tra le fila degli acquirenti del DS un maggior numero di persone attratte da meccaniche di questo tipo. Ma altrettanto merito va agli studi Cing che, dopo il grande flop di Glass rose (sviluppata su PS2 e considerata una delle peggiori avventure grafiche degli ultimi anni), hanno saputo risollevarsi e produrre un vero e proprio gioiello, dotato di grande atmosfera, di una buona grafica, di un ottimo character-design e molto divertente da giocare, qualità soltanto in parte intaccate dalla semplicità degli enigmi e dalla scarsa longevità. Un vero e proprio must-have per qualsiasi possessore della piccola console portatile dal doppio schermo, aspettando il loro prossimo capolavoro, quell’Hotel Dusk: Room 215 che tanto bene sta facendo parlare di sé oltreoceano e che a breve arriverà anche in Italia (data ufficiale europea 20 aprile).

 

Info Requisiti
Generale
Conosciuto anche come: Trace Memory
Sviluppatore: Cing Inc.
Publisher: Nintendo
Data Rilascio: Q2 2005
Piattaforma: NDS
Caratteristiche
Genere: Avventura/Mistero
Controllo: Tasti/Voce
Sottotitoli: Italiano
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