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Recensione

Amerzone

di Claudio Del Monte  

il nostro voto
82
il vostro voto (21 votanti)
71
In breve

Molti anni addietro,l’allora giovane uomo del faro parte con alcuni suoi compagni alla scoperta della misteriosa terra di Amerzone. Ed è lì che il nostro scienziato viene a conoscenza della fantastica leggenda degli uccelli bianchi di Amerzone, uccelli molto intelligenti ma senza zampe. Così non esita a rubare agli abitanti del villaggio l’uovo dal quale sarebbero dovuti nascere nuovi magnifici esemplari. Ma la fortuna sperata non arriva. Così, quando un bel giorno il museo gli restituisce l’uovo che per strane coincidenze è miracolosamente ancora vivo, lo scienziato, preso dal rimorso, decide di organizzare una nuova spedizione per restituire l’uovo.

 

Recensione Completa del 31 Maggio 2004
E' normale che citando il nome di Benoit Sokal venga assolutamente spontaneo il collegamento con uno dei suoi capolavori: Syberia. Benché quasi tutti gli appassionati e non, conoscano, almeno di nome, questo capolavoro, non tutti sanno che il celebre fumettista belga esordisce nel complesso mondo dei videogiochi con un'altra grandissima avventura: Amerzone. Anche se meno nota di Seria, Amerzone è altrettanto importante ed innovativa. A dir la verità, tale avventura non nasce proprio sotto i migliori auspici. Infatti nella fase primordiale della sua creazione Amerzone è concepito dallo stesso Sokal solamente come un progetto di modeste dimensioni, utile esclusivamente per fare un po’ di esperienza nell’affascinante mondo dei videogiochi. In effetti l’autore, incantato dalle ambientazioni di Myst, decide di usare i monitor, nel quale vede interessanti potenzialità, come nuova forma espressiva alternativa alla carta. Ed è solo in un secondo momento che il gioco si arricchisce di nuovi contenuti diventando un progetto dalle grandi ambizioni. Non a caso per completarlo sono poi serviti tre anni di intenso lavoro da parte di eccellenti illustratori ed esperti artisti della grafica computerizzata.

Il punto di forza di questa avventura è sicuramente la trama, collegata perfettamente ad un’ambientazione penetrante e coinvolgente. Il gioco inizia con la suggestiva immagine di un postino che ci recapita una lettera e ci parla delle precarie condizioni di salute dell’anziano signore del faro con il quale avevamo delle presunte corrispondenze. Così, fatti i primi passi, ben presto il giocatore recandosi all’interno del faro viene a conoscenza della sua importante missione.

Molti anni addietro, nei primi anni trenta, l’allora giovane uomo del faro, nonché zelante studente di botanica ed ornitologia, parte con alcuni suoi compagni alla scoperta della misteriosa terra di Amerzone a bordo di un mezzo da lui progettato chiamato Hydraflot. Amerzone in realtà non è altro che un piccolo paese immaginario nascosto nelle zone più remote del Sud America. Il caso vuole che una volta arrivati a destinazione gli scienziati si accorgano che l'Hydraflot non funziona più a dovere, tanto da lasciarli inesorabilmente bloccati per molto tempo in un misterioso villaggio abitato da una tribù di saggi indigeni allo stato brado e completamente in simbiosi con la natura. E è lì che il nostro scienziato viene a conoscenza della fantastica leggenda degli uccelli bianchi di Amerzone, uccelli molto intelligenti ma senza zampe. Così al fine di trovare fama e gloria presso l’opinione scientifica dell’intero pianeta, non esita, appena gli si presenta l’occasione, a rubare agli abitanti del villaggio l’uovo dal quale sarebbero dovuti nascere i nuovi magnifici esemplari.

La fortuna tanto cercata però non arriva e nell’animo dell’uomo con il passare degli anni aumenta sempre di più il rimorso per il misero gesto compiuto. Tutto ciò fino a quando un bel giorno il museo gli restituisce l’uovo che per strane coincidenze è miracolosamente ancora vivo. Ed è quel momento che lo scienziato, per rimediare alle sue azioni, decide di organizzare una nuova spedizione per restituire l’uovo. Per tale fine il vecchio modifica nei minimi particolari l'Hydraflot, rendendolo ancora più versatile, e studia nei dettagli la nuova spedizione. Però dimentica di fare i conti con un particolare non indifferente: il trascorrere degli anni. Infatti l’uomo del faro a causa della sua età adesso è impossibilitato a compiere tale viaggio. Ed è qui che entriamo in gioco noi, cercando in ogni modo di mantenere la promessa fatta al vecchio morente di riportare l’uovo nel luogo di origine...

Come si può ben immaginare nel giro di poco tempo ci troveremo immersi in un mondo intrigante, caratterizzato da meravigliose ambientazioni. Infatti la scelta di Sokal di ricreare un mondo immaginario il più credibile possibile dà, a detta dello stesso autore, la possibilità al giocatore di essere immerso in maniera più intensa in una straordinaria avventura virtuale senza però che sia danneggiato il realismo dell’ambiente circostante.

Il personaggio da noi interpretato non sarà la Kate Walker o il Gabriel Knight della situazione, ma interpreteremo curiosamente la parte di noi stessi. Tale scelta d'altronde è molto apprezzabile poiché aumenta realmente il coinvolgimento emotivo del giocatore, che si sentirà parte integrante ed attiva del mondo circostante. Di fatto il progetto di far sentire il giocatore il vero protagonista dell’avventura non si ferma solamente a questo, seppur importante, aspetto, ma contribuiranno a tale scopo anche altri aspetti quali la grafica ed il particolare motore di gioco. Quest’ultimo è realizzato in maniera alquanto innovativa: la telecamera (che in realtà corrisponderebbe ai nostri occhi) ruota di 360° attorno a dei punti fissi attraverso i quali ci sposteremo nelle varie ambientazioni, e tutto grazie al semplice uso del mouse. Gli scenari nei quali agiremo sono realizzati (ovviamente in 2D) in maniera superba, ricchi di particolari e dettagli e carichi di una atmosfera davvero unica.

Da elogiare sono inoltre le scene animate, molto dettagliate e fluide, di altissimo livello ed attraverso esse i personaggi sembreranno molto caratteristici ed intriganti e mai stereotipati. Di buon livello risulta anche il contenuto dei dialoghi ed il doppiaggio. I dialoghi in particolare riescono ad immergerci totalmente nel contesto, caratterizzando in maniera non indifferente l’avventura.

Invece non altrettanto convincenti sono i suoni ambientali che risultano troppo "piatti" ed a lungo andare finiscono per diventare fastidiosi alle orecchie del giocatore.

Purtroppo disarmante è la semplicità degli enigmi… Non tanto per la loro struttura ed il loro bilanciamento, quanto per il fatto che è il cursore stesso a suggerirci quale sia l’azione giusta da compiere. Quando il cursore si troverà sopra ad un oggetto interagibile, esso prenderà diverse sembianze indicandoci l'azione più idonea da compiere, togliendo di fatto al giocatore il gusto di scoprirlo da solo (in fondo il bello delle avventure non sta proprio in questo?). Quando ad esempio bisognerà fare interagire un oggetto con un altro nell’inventario, il cursore prenderà la forma di due ingranaggi e il gioco sarà fatto. Come se non bastasse, l’inventario è molto limitato e nel caso si resti bloccati in qualche punto basterà provare tutti gli oggetti gli uni sugli altri aspettando che appaia il cursore di interazione.

Tutto ovviamente a discapito della longevità. Infatti anche un giocatore meno esperto potrà terminare Amerzone con poco tempo e senza grande dispendio di risorse mentali.

Comunque resta il fatto, e non è cosa da poco, che il giocatore rimarrà folgorato di volta in volta dalle varie e magnifiche ambientazioni di puro stampo sokaliano. Nessuno può, giocando questa avventura, non rivedere i nessi con Syberia… La costante e piacevole malinconia che pervade le fasi di gioco è intrinseca nei magnifici scenari disegnati accuratamente dai grafici e la drammaticità che in ogni momento accompagnerà il giocatore per tutta la durata del gioco lo incentiverà ad andare avanti verso nuove scoperte. A chi nel vedere l’Hydroflot non vengono in mente i magnifici automi di Hans Voralberg? E chi non trova la somiglianza tra le ambientazioni fortemente suggestive di Syberia e quelle di Amerzone?

Facendo un resoconto finale, Amerzone risulta essere di fatto un gioco molto ben realizzato tecnicamente (ovviamente qualche lacuna è sempre presente), capace di trasmettere al giocatore sensazioni forti ed intense come ben pochi altri titoli.

Un gioco consigliato agli amanti delle avventure grafiche ma anche ai neofiti del genere, caratterizzato da una semplicità che ci renderà, più che giocatori attivi, spettatori di un magnifico film interattivo dalle suggestive ambientazioni e dai mille colpi di scena.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Benoit Sokal
Data Rilascio: Q4 1999
Piattaforma: iPad, iPhone, PC, PS
Caratteristiche
Genere: Avventura/Mistero
Grafica: 3D
Visuale: Soggettiva
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Italiano
Sottotitoli: Italiano
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Requisiti minimi
OS: Windows 98/Me/2000/XP
Processore: 200 Mhz
RAM: 128 MB
Scheda Video: 4 MB
Hard Disk: 100 MB
Supporto: 4 CD / 1 DVD
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