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Recensione

Wallace & Gromit Episode 1: Fright of the Bumblebees

di Cristiano Caliendo  

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In breve

Primo episodio della serie dedicata a Wallace & Gromit, già protagonisti di quattro cortometraggi e di un lungometraggio inglesi di successo, creati dalla fantasia di Nick Park della Aardman Animation, ora convertiti in avventura grafica da Telltale. In questo episodio Wallace è disperato e pieno di debiti e, per risolvere la débacle finanziaria, crea dal nulla un'azienda per la produzione automatica del miele. Tra i vari creditori figura anche il signor Paneer che, per essere rimborsato dei danni causati da una invenzione difettosa di Wallace, gli richiede immediatamente un'ingente fornitura di miele, costringendelo così ad utilizzare un metodo non proprio ortodosso per accelerare la produzione, che scatenerà tutta una serie di eventi a catena...

 

Recensione Completa del 30 Marzo 2009
Wallace e Gromit sono i protagonisti di quattro cortometraggi (l’ultimo dei quali ancora inedito in Italia) e di un lungometraggio creati dall’inglese Nick Park della Aardman Animation (autore anche di “Galline in Fuga”). Tali opere, puntualmente vincitrici di Oscar, sono realizzate con l'ausilio dello stop motion: pupazzi di plastilina che vengono mossi manualmente, un fotogramma alla volta, per dare l’impressione del movimento. Una tecnica dalla tradizione importante ma non certo semplicissima da attuare, motivo principale per cui il duo calca le scene solo raramente (pare che per un solo secondo di film ci voglia un giorno intero di lavoro!).
Le storie sono incentrate sulle peripezie di Wallace, ideatore di sgangherate invenzioni e amante del formaggio, e Gromit, un cane che si esprime a gesti ma che sembra ben più sveglio del suo padrone.
Per i Telltale, la licenza di Wallace & Gromit rappresenta finora quella più ghiotta e interessante per il vasto pubblico, ed è per questo che la casa californiana ha cercato di non bruciare l’opportunità, introducendo un’importante serie di nuove caratteristiche.










UNA FANTASTICA AVVENTURA
Wallace e Gromit sono in bolletta! Le invenzioni di Wallace non riescono ancora a sostituire l’energia elettrica e alla scorta di formaggio non si può proprio rinunciare: non resta quindi che rimboccarsi le maniche e lavorare a una macchina produttrice automatica di miele, che permetterebbe loro di sbarcare il lunario. Ma, prima, devono occuparsi del droghiere, il signor Paneer: un’invenzione di Wallace ha provocato danni alla sua attività, e deve essere rimborsato a suon di litri di miele. Per produrre abbastanza, è necessario trovare il modo per nutrire adeguatamente le api...










Con questo delirante incipit si apre “Fright of the Bumblebees” (letteralmente: “Il Terrore dei Calabroni”), episodio ‘pilota’ delle “Grand Adventures” targate Telltale Games. La ‘stagione’, che conterà quattro episodi della durata di 4-6 ore ciascuno, apparirà infine come una miniserie.
La novità più importante, da cui derivano gran parte delle modifiche all’ormai rodato ‘modello Telltale’, riguarda la diffusione dei titoli, non più appannaggio dei soli PCisti ma anche dei possessori di Xbox 360. In verità, non si tratta del primo tentativo da parte dei Telltale di abbracciare il pubblico delle console: la serie “Strong Bad's Cool Game for Attractive People” era infatti sbarcata anche su Nintendo Wii, e, insieme all’avventura classica, introduceva dei meccanismi più adatti all’utenza ‘casual’ della console nipponica.
Questa volta, però, si è deciso di applicare delle modifiche più drastiche, che in qualche modo vanno a influenzare l’intero gameplay. Vediamo come.










LA MALEDIZIONE DELLA CONSOLE MANNARA
La storia dimostra che quando si è provato a rendere appetibile al pubblico delle console un’avventura per PC, i risultati sono stati criticabili se non addirittura pessimi, soprattutto riguardo al sistema di controllo. Niente da fare: neanche i Telltale riescono nel mezzo miracolo.
I primi minuti di “Fright of the Bumblebees” appaiono, infatti, spiazzanti. Abbandonato il controllo mouse only che contraddistingueva i precedenti titoli Telltale, esempio migliore di interfaccia utente per un'avventura grafica in 3D totale, questa volta si opta per qualcosa di (parzialmente) ibrido. Il personaggio viene infatti mosso unicamente via tastiera (il classico WASD), e gli hotspot presenti nell’inquadratura possono essere segnalati con il tasto TAB o si possono scorrere con i tasti Q e E. Se a qualcuno suona un campanello, è normale: si tratta di una soluzione molto simile a quella adottata nel controverso e ormai vecchiotto “Fuga da Monkey Island” (in quel caso, gli hotspot si selezionavano con i tasti PAGDOWN e PAGUP). Pur non incappando in problemi già osservati nel suddetto titolo, come il personaggio che ‘sguscia via’ sullo scenario e corre in tondo come affetto da labirintite, è riscontrabile un grosso difetto: differentemente dal titolo della LucasArts, il controllo è relativo alla telecamera e non al personaggio. Tale caratteristica si traduce in frustrazione quando si assiste a un cambio di inquadratura (per fortuna, non sono frequentissimi), poichè il controllo viene adattato alle direzioni della nuova visuale solo dopo aver rilasciato i tasti (come accadeva in “Broken Sword: Il Sonno del Drago”): la cosa provoca un senso di confusione non da poco, e a volte si è costretti a fermarsi un attimo per capire come muoversi correttamente.
Il fedele ‘topo’, comunque, non è del tutto escluso: è possibile utilizzare la combinazione WASD + mouse e selezionare gli hotspot con un click piuttosto che con i tasti Q e E. Inizialmente, il meccanismo sembra funzionare benino, ma poi ci si rende conto che non c'è motivo perché non si debba poter spostare il personaggio anche tramite mouse (eppure non si tratta di un’opzione così difficile da implementare). Il senso di fastidio generale viene amplificato quando si realizza che gli enigmi sono di stampo classico e mal si adattano al controllo tramite tastiera (diversamente da quanto accadeva, per esempio, in “Grim Fandango”), restando smaccatamente classici: a quanto pare, quindi, la scelta è stata effettuata unicamente per questioni di marketing.
È bene precisare che non siamo di fronte a un totale disastro, poiché a conti fatti la soluzione non appare così scomoda, ma dai Telltale, sempre così attenti e puntuali, ci si poteva aspettare qualcosa di più curato: ancora una volta, quindi, la maledizione delle console colpisce i poveri PCisti.

QUESTIONE DI GROMIT O DI WALLACE
I film di “Wallace & Gromit” si distinguono anche per l’umorismo british perlopiù mimico, caratterizzato in special modo dalle buffe reazioni di Gromit alle invenzioni/trovate dell’imbranato Wallace. Di conseguenza, può risultare difficile allinearsi a quello stile e nel contempo conservare le caratteristiche prettamente adventure dei Telltale, come una certa verbosità e una buona serie di battute fulminanti. A questo problema, gli esordienti autori Andy Hatzell (anche project leader), Joe Pinney e Sean Vanaman tentano di ovviare dando la possibilità di ‘vivere’ due approcci diversi controllando prima Wallace e poi Gromit.
Si può dire che la soluzione convince a metà. Da una parte, l’avventura nei panni di Wallace risulta piacevole ma non esageratamente divertente: dovendo rinunciare all’umorismo dissacrante di Sam & Max o a quello irriverente di Strong Bad, i Telltale si dimostrano un po’ in difficoltà, specialmente nelle sezioni in cui Wallace non può interagire con la sua fidata controparte. Non aiuta neanche l’abolizione dei dialoghi a scelta, che questa volta sono stati resi automatici: la modifica rischia di far un po’ ‘uscire dalla storia’ il giocatore, che non sente alcun controllo sugli argomenti. Per di più, i dialoghi si ripetono all’infinito una volta esauriti (orrore!): una leggerezza davvero atipica per i Telltale. Comunque, il mondo di Wallace e Gromit è stato arricchito da un buon numero di simpatici personaggi, fra cui svettano il maggiore Crum e la signora Gabberley, che salvano parzialmente la situazione.
Controllando Gromit, per fortuna, le cose migliorano molto, e si entra finalmente nella vera dimensione stilistica di Nick Park, fra le buffe espressioni del saggio quadrupede e le esilaranti scenette più ‘gestuali’ che spesso coinvolgono anche il padrone Wallace. L’intuizione iniziale, secondo cui l’avventura funzioni meglio quando la logorrea cede il posto alla pantomima, viene quindi confermata.
Da segnalare, poi, l’eccellente qualità degli enigmi, a volte perfino geniale. La seconda parte dell’episodio, in particolare, fa brillare gli occhi dell’avventuriero più di una volta, grazie a sequenze tanto spassose quanto intellettivamente stimolanti, con tanto di lunga sequenza finale ad alto tasso di spettacolarità. Conservato, inoltre, l’esemplare hint a tempo integrato all’avventura, già sperimentato con successo nella seconda stagione di Sam & Max (i personaggi ‘suggeriscono’ il prossimo passo in maniera assolutamente naturale e non invasiva).










UNA SUPERFICIE PERFETTA
Ciò che non delude, per fortuna, è l’ensemble audio-visivo, che resta di ottimo livello come da tradizione Telltale.
Graficamente, “Fright of the Bumblebees” sfoggia un ulteriore upgrade dei Telltale Tools. I personaggi, molto curati e caratterizzati da un numero incalcolabile di animazioni, ricalcano lo stile della fonte originaria, e fanno davvero sorridere alcuni piccoli dettagli come l’animazione volutamente scattosa delle labbra e le varie imperfezioni (con tanto di impronte digitali!) sulla plastilina ‘virtuale’ del modelli. Un apparato scenografico più ricco del solito completa il quadro: si è certamente di fronte al titolo Telltale finora più bello da vedere. Attenzione, però, perché questo potenziamento del reparto grafico appesantisce un po’ il motore, e pertanto è richiesto un PC almeno di fascia medio-bassa (il livello di dettaglio, comunque, è ampiamente scalabile).
Come sempre, il sonoro è da incorniciare grazie alla colonna sonora del solito Jared Emerson-Johnson, il cui stile questa volta si adatta alla musicalità dei film, con tanto di riarrangiamento del simpatico main theme. Conservata anche la cadenza inglese dei doppiatori grazie a una registrazione eseguita direttamente a Londra; la voce di Wallace è di Ben Whitehead, sostituto ‘ufficiale’ dell’attore dei film originali.
Per la prima volta nella produzione Telltale, inoltre, il gioco è venduto con i sottotitoli tradotti in varie lingue, compreso l’italiano: si tratta di una sorta di evento memorabile per il team, che finalmente riesce a superare l’ultimo vero ostacolo che l’indipendenza e la diffusione in digital delivery potevano portare. L’adattamento non sempre è perfetto, ma è davvero grasso che cola!










(UN PAIO D)I PASSI SBAGLIATI
Se siete giunti fin qui, il voto a corredo dell’articolo può sembrare forse troppo alto. In realtà, nonostante qualche indecisione e diversi – oggettivi – problemi di tipo funzionale dovuti al passaggio su console, “Fright of the Bumblebees” resta comunque un titolo estremamente piacevole e intelligente (nonché economico: anche se è stata – discutibilmente – eliminata la possibilità di acquistare un singolo episodio, la stagione completa è venduta sul sito ufficiale al prezzo di 35 dollari, circa 26 euro). I Telltale, però, ci hanno abituati troppo bene, e quindi diventa lecito chiedere di più.
Bilancio: un passo in avanti e due indietro. Ma si è in tempo per porre rimedio…

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Telltale Games
Data Rilascio: 24/03/2009
Piattaforma: PC
Caratteristiche
Genere: Avventura/Commedia
Grafica: 3D
Visuale: Terza Persona
Controllo: Mouse/Tastiera
Doppiaggio: Inglese
Sottotitoli: Italiano
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