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Venerdì, 24 Novembre 2017 17:34
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Recensione

Chronicles of Mystery - Il rituale dello scorpione

di Simonetta Terra  

il nostro voto
55
il vostro voto (7 votanti)
59
In breve

Vestirete i panni di Sylvie Leroux, una studentessa di archeologia di Parigi, una sorta di Indiana Jones in gonnella avventurosa, spericolata e coraggiosa. Silvy incapperà casualmente in una misteriosa e pericolosa avventura, le cui radici affondano profondamente nel passato e, precisamente, ai tempi dell’età dei Cavalieri di Malta e più avanzerà con le sue investigazioni - che la porteranno in giro per il mondo da Instanbul a Malta a Roma - più oscuro apparirà il mistero, originando sconosciuti e letali pericoli.

 

Recensione Completa del 04 Aprile 2009
A circa un anno di distanza dalla loro opera prima (Art of Murder – La Crudele Arte dell’Omicidio), non certo esente da difetti o peccati veniali, i City Interactive ci propongono ora un’avventura tutta archeologia e mistero, abbandonando per un momento FBI ed omicidi seriali.
Vi anticipo subito che se per il primo titolo degli sviluppatori polacchi mi ero dimostrata abbastanza concessiva ed indulgente, avendone messo principalmente in risalto i punti di forza, non farò altrettanto per questo secondo prodotto, dal quale mi aspetto maggior profondità e cura, soprattutto per quanto concerne trama, personaggi e meccaniche di gioco.
Vediamo com’è andata.








Appena mi è arrivato il gioco, ho subito notato con piacere che anche questa volta erano state riposte attenzione e cura nella confezione, avendo adottato nuovamente la soluzione cartonata (Secret Files docet), con apertura a libro ed illustrazioni all’interno, complete di avvertimento al giocatore che si sta per accingere a scoprire “il segreto più oscuro dell’umanità”.
Tuttavia, una volta aperta la confezione, prendo il manuale e comincio a sfogliarlo, ma noto come anche questa volta lo stesso sia molto poco curato (per Art of Murder usai il termine minimalista…), con pagine molto sottili ed informazioni sul gioco ridotte all’osso. Insomma non emana alcun fascino. Mi libero dalle mie personalissime e negative sensazioni, anche perché non esiste in materia l’equazione “bel manuale = bella avventura”, ed estraggo il dvd per installarlo sull’hard disk.
Il gioco comincia con una cut-scene alquanto evocativa, che richiama un passato dimenticato ed un antico mistero rimasto celato per secoli, per poi ritrovarci immediatamente nel presente, a casa dell’eroina di questa avventura, Sylvie Leroux, impegnata in una conversazione telefonica con lo zio che risiede a Malta. L'uomo le chiede di recarsi immediatamente sull’isola, dal momento che ha scoperto qualcosa di molto importante al di sotto delle rovine di un antico tempio.
Sylvie è una giovane archeologa che vive a Parigi, molto legata a suo zio, un famoso archeologo, presso il quale – a Malta – ha passato moto tempo della sua infanzia, a causa della lontananza dei genitori, etnografi di professione, impegnati per lavoro in giro per il mondo.
Vinta dunque dalla curiosità e dalla voglia di conoscenza ed avventura, Sylvie si dirigerà alla volta di Malta, dove l’attenderanno però insidie, complotti, sparizioni, antichi manufatti ed oscuri misteri che la condurranno a Gozo, Istanbul e Roma, oltre che nella capitale di Malta, La Valletta.








Questo l’inizio dell’avventura, che sembrerebbe avere tutte le carte in regola per riservare nuove emozioni ad ogni avventuriero che si rispetti, pur nel contesto di un iperinflazionato tema dell’avventura a sfondo archeologico in stile Indiana Jones.
Purtroppo non sarà così!
Se la trama all’inizio è infatti promettente, il gioco non decolla mai, non coinvolge mai e finisce troppo, ma troppo presto! Molteplici sono infatti i difetti che affliggono questo titolo: dalla sceneggiatura, di una linearità e banalità disarmanti, alla totale mancanza di profondità, di ritmo e suspence, dalla scarsa caratterizzazione dei personaggi, a cominciare dalla protagonista, all’estrema facilità degli enigmi, quasi mai impegnativi ed originali, per finire con la limitata varietà delle locazioni, pur di ottima fattura.
Ma procediamo con ordine.
La storia scorre via in maniera del tutto anonima, nonostante il coinvolgimento dei Cavalieri Ospitalieri, del Vaticano e dei servizi segreti israeliani, ed anche i momenti che dovrebbero rappresentare i colpi di scena e di svolta nella trama, lasciano tuttavia il giocatore del tutto indifferente e abbandonato a sè stesso, relegandolo a semplice spettatore di avvenimenti che lo coinvolgono solo marginalmente.
Anche i personaggi con cui interagiremo non sono da meno, risultando – come anticipato – affatto memorabili, in quanto mancano radicalmente di caratterizzazione ed appeal, non stuzzicando minimamente la fantasia e la curiosità del giocatore. Li incontriamo, interagiamo con loro, ma a poco a poco svaniscono dalla memoria, risultando anche confuso e sfumato – fatto assai più grave – il loro peso e ruolo nell’avventura. Per fare qualche esempio, del tutto evanescenti ho trovato – e dovrebbero invece essere dei personaggi chiave – l’Ispettore Granc, l’archeologo Henry Simon, il cardinale, il linguista James Anderson e, in primis, la nostra eroina Sylvie, che dopo un paio di giorni è destinata a cadere nell’oblio videoludico (se volete saperne di più, consultate comunque la nostra scheda dei personaggi).








Ma il difetto maggiore di questa avventura risiede nella disarmante linearitĂ  e semplicitĂ  degli enigmi, che difficilmente potrebbero soddisfare persino un neofita delle avventure grafiche!
Anche questa volta (come in Art of Murder n.d.r.) la risoluzione degli enigmi si limiterà infatti all’esplorazione delle locazioni, peraltro in numero esageratamente limitato, alla raccolta ed uso degli oggetti ivi disseminati, al dialogo con i vari personaggi fino all’esaurimento delle discussioni disponibili e via dicendo. Il tutto in maniera meramente meccanica. In poche parole, non solo nulla di nuovo sotto il sole, ma ci troveremo di fronte alla reiterazione esasperata e coatta di enigmi triti e ritriti per farci giungere per di più ad un finale del tutto affrettato e minimamente soddisfacente (mi spiace ma dovevo dirvelo!).
Vi sono anche enigmi meno classici, tra cui una sorta di prova a tempo per bloccare un meccanismo, ma anche questi risultano facilmente superabili con un po’ di pazienza e precisione.
Una nota a favore è data dall’assenza di enigmi completamente astrusi, ma forse averne inserito qualcuno avrebbe attirato maggiormente l’attenzione del giocatore e questo è veramente il colmo!
Tutto ciò mi induce ad una riflessione, che potrebbe sembrare apodittica e pure banale, ma viste le scelte di taluni sviluppatori, non lo è poi così tanto: un’avventura accompagnata da enigmi semplici e lineari ha sicuramente riflessi negativi anche sulla trama che verrà così a perdere di intensità e carisma, tutto a discapito del coinvolgimento del giocatore e a dimostrazione dell’intima connessione e reciproca influenza tra sceneggiatura ed enigmi. Punto di partenza irrinunciabile per chiunque aspiri a creare un’AG che si rispetti!
Ritornando al titolo in questione, all’eccessiva linearità degli enigmi ed alla mancanza di pathos della trama, deve purtroppo aggiungersi anche una scarsa durata del gioco, tanto che un giocatore esperto potrebbe concluderlo al massimo in 8-10 ore.








L’unico elemento che avrebbe allora potuto alzare il livello di difficoltà e longevità del titolo poteva essere il temuto pixel hunting, ma anche questa volta un’icona a forma di lente d’ingrandimento, situata in basso a destra dello schermo, ci aiuterà a rivelare gli hotspots di ogni schermata. L’interfaccia di gioco risulta infatti assai simile a quella vista in Art of Murder, con l’inventario (fisso) posizionato nella parte bassa a sinistra dello schermo, mentre in basso a destra non troveremo un PDA, ma solo l’icona col punto di domanda di cui vi ho appena detto.
La novità è data invece dalla presenza sulla parte alta del monitor di un menu orizzontale a scomparsa (richiamabile avvicinandovi il cursore), suddiviso nelle seguenti sezioni: menu principale, salva partita, carica partita, opzioni e indizi. La sottocategoria “indizi” risulta a sua volta suddivisa nella sottosezione “dialoghi” (contenente appunto tutte le conversazioni avute sino a quel momento), “diario” (dove troverete gli appunti di Sylvie) e “documenti”. Questi ultimi risultano abbastanza curati, soprattutto quelli antichi, ma purtroppo sono (ancora una volta) veramente pochi!
Veniamo ora alle due note positive del gioco: il comparto grafico e quello sonoro.
Sulla grafica non c’è che dire, il gioco si presenta esteticamente come un gioiellino, sia per quanto concerne le locazioni esterne che quelle interne, dimostrando tutta la bravura degli sviluppatori polacchi, che paiono addirittura a tratti essersi superati rispetto al titolo precedente, sfruttando come meglio non si poteva il 2,5D. Ci troveremo di fronte a fondali prerenderizzati, egregiamente modificati a mano ed associati ai discreti modelli poligonali dei personaggi, attraverso un sapiente utilizzo del Wintermute Engine. Più che buoni anche questa volta gli effetti atmosferici e dinamici dei fondali. Ogni singola locazione dà proprio un effetto quadro, persino esagerato… Anche in questo titolo le luci, le ombre e le sfumature delle locazioni mutano con il trascorrere delle ore, donando maggior realismo.
Come di consueto, ritmano l’avventura, segnandone i momenti chiave, numerose cut-scene, sia del presente che del passato, le uniche a donare un po’ di fascino evocativo all’avventura.
Un applauso, infine, ancora una volta alla localizzazione della Jinglebell per aver ottimamente doppiato i personaggi, davvero una rarità di questi tempi. Anche la traduzione dei testi scritti è di tutto rispetto. Le musiche invece, pur discrete, non riescono mai ad eccellere, ma forse ciò dipende di più dai difetti intrinsechi del gioco di cui si è detto…
Prima di concludere vi segnalo, ma senza spoilerare, la presenza di due easter egg, che individuerete comunque con estrema facilitĂ .








Chronicles of Mystery è dunque un titolo molto deludente che tradisce le aspettative di chi, come la sottoscritta, si aspettava dal secondo prodotto di City Interactive un gioco maggiormente maturo e profondo, con degli enigmi originali ed impegnativi contestualizzati in una trama coinvolgente e mozzafiato. Ma così non è stato, trovandoci di fronte solo ad un bell’involucro (grafica e sonoro), ma privati di trama, contenuti ed enigmi degni di tal nome. Insomma, un grosso passo indietro per la software house polacca. Consigliato solo a chi ama le avventure lineari e non troppo impegnative.

 

Info Requisiti
Generale
Conosciuto anche come: Testament of Sin
Sviluppatore: City Interactive
Distributore: Leader
Data Rilascio: 30/03/2009
Piattaforma: PC
Caratteristiche
Genere: Avventura/Mistero
Grafica: 2.5D
Visuale: Terza Persona
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Italiano
Sottotitoli: Italiano
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