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Recensione

Puzzle Agent 2

di Mattia Seppolini  

il nostro voto
73
il vostro voto (1 votanti)
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In breve

Torneremo nella nevosa Mid-West per aiutare l'agente Nelson Tethers a risolvere il mistero di Scoggins!

 

Recensione Completa del 31 Luglio 2011
Nelson Tethers è tornato! Per fortuna, perché ciò, al momento della pubblicazione del primo capitolo, non era scontato: Puzzle Agent infatti era un “episodio pilota”, rilasciato principalmente per testare il mercato e verificare l’effettivo appeal del brand sui giocatori. Quest’avventura è, tra tanti giochi su licenze più o meno forti sviluppati da Telltale, la prima e finora unica IP (proprietà intellettuale) originale creata dallo studio californiano: anche se basata sulla serie Grickle di Graham Annable presenta trama, personaggi ed ambientazioni del tutto nuovi.

Dopo gli eventi del primo episodio e la riapertura della fabbrica di gomme da cancellare di Scoggins, Minnesota, l’FBI ha considerato chiuso il caso e Nelson se ne è tornato nel suo piccolo ufficio a risolvere puzzle. Qui facciamo la conoscenza del suo amico Jim, che fa parte della sezione “Vegetable Crimes” che si occupa dei delitti che hanno a che fare con i vegetali (ad esempio omicidi perpetuati con tuberi orientali), probabilmente non molto entusiasmante visto che invidia il lavoro di Nelson, in particolare la settimana passata fuori dall’ufficio. Il nostro “eroe” comunque sa che Scoggins nasconde altri segreti: ha visto con i suoi occhi gli Hidden People, gli gnomi che popolano la foresta accanto alla cittadina, rapire Isaac Davner e portarlo con loro. Decide quindi di prendersi una vacanza e tornare là per far chiarezza su quello che è accaduto e svelare una volta per tutte il mistero. L’accoglienza non è delle migliori: gli abitanti di Scoggins non sembrano vedere di buon occhio il ritorno di Nelson e la sua volontà di andare più a fondo nella vicenda, arrivando quasi a negare l’effettiva esistenza di Davner (che si scoprirà non essere l’unica persona scomparsa nel nulla).

Luoghi e personaggi sono grossomodo quelli già conosciuti, con qualche piccola novità decisamente ben realizzata. Il gioco mantiene lo stile e le atmosfere del primo capitolo cercando di dare spiegazioni più o meno logiche dei fatti e in parte riuscendoci. Questo va anche un po’ contro quello che è lo stile delirante della prima avventura, che poco lasciava alla logica e alla razionalità, nonostante si trattasse di un puzzle game.

Lo stile di Annable è mantenuto anche sotto il profilo grafico, con l’inconfondibile tratto a carboncino. È quasi inutile parlare di migliorie tecniche (il gioco si affida al solito Telltale Tool), visto che la forza del prodotto sta proprio nella bidimensionalità e nella semplicità del tratto del disegnatore che riesce a caratterizzare ottimamente sia ambienti sia personaggi, donando grande atmosfera ai primi ed un’espressività incredibile ai secondi (le smorfie di Nelson valgono da sole il prezzo del biglietto).

Le musiche sono ancora una volta curate da Jared Emerson-Johnson e molti dei temi sono presi dal primo episodio. Come al solito, però, è tutto integrato perfettamente. Le musiche si alternano efficacemente a momenti di silenzio e, quando presenti, riescono sempre ad enfatizzare il particolare avvenimento senza mai risultare inappropriate. Ottimo il doppiaggio, con voci sempre azzeccate e ben recitate, con Doug Boyd a prestare nuovamente la voce a Nelson. Come il predecessore il gioco è completamente in Inglese, sia nel parlato che nei sottotitoli. L’avventura non è di difficile comprensione, ma c’è da fare un piccola critica alla gestione dei sottotitoli: la visualizzazione a schermo è affidata a dei balloon e, quando il dialogo di un singolo personaggio ne richiede più di uno, la transizione avviene spesso in modo troppo rapido, con la conseguenza che l’ultima parola viene spesso mozzata. Personalmente ciò non mi ha creato problemi di comprensione, grazie anche al doppiaggio e al fatto che il senso della frase rimane comunque comprensibile, ma per chi ha meno dimestichezza con la lingua d’Albione potrebbe risultare decisamente fastidioso.

Il gameplay era stato ciò che aveva destato più perplessità nel precedente capitolo. Purtroppo non c’è stato quel salto di qualità che ci si augurava, anzi, si potrebbe parlare di un passo indietro. I puzzle (trentatré in totale, per circa tre o quattro ore di gioco) mantengono la stessa struttura: quindi ci vedremo inizialmente illustrare il nostro compito con eventuali regole da seguire, per poi poterci dedicare alla risoluzione dell’enigma da confermare con la pressione del tasto “Submit”. Sono presenti tre aiuti attivabili previa raccolta di gomme da masticare sparse per gli scenari (forse un po’ troppo abbondanti), che andranno ad influire, insieme al numero di tentativi necessari, sulla nostra valutazione finale. Valutazione che rimane un po’ fine a se stessa, dato che il punteggio complessivo difficilmente finirà con l’essere negativo e una seconda partita basterà per assicurarsi la valutazione massima.

In generale c’è una certa sensazione di riciclo che permea un po’ troppo il gioco e probabilmente anche qualche idea in meno. Per la maggior parte del tempo avremo a che fare con puzzle simili a quelli già visti: creare percorsi tra due punti, ordinare in modo corretto una sequenza di immagini o completare una sequenza di numeri, con solo alcune leggere variazioni che però non convincono del tutto o perché troppo facili o perché non realizzate in modo soddisfacente. In un paio di casi, ad esempio, sono necessarie informazioni esterne al gioco e se, da una parte potrebbe essere una trovata interessante, dall’altra potrebbe spiazzare quelli per cui queste informazioni sono tutt’altro che scontate. La coerenza tra puzzle e trama rimane ancora molto labile, purtroppo sembra essere (ed in parte lo è) un limite quasi intrinseco del genere, visto che finora poco si è riuscito a fare per migliorare questo aspetto anche per quanto riguarda titoli con budget maggiori. Il livello di difficoltà è calibrato leggermente meglio rispetto al primo episodio anche se risulta un po’ più semplice e sempre con una leggera flessione nella parte finale. Probabilmente anche il fatto che in molti casi la tipologia di enigma sia già nota al giocatore aiuta non poco. Piccola novità è la presenza di un enigma a tempo che non porterà a nessun game over ma ad un leggero cambiamento di un evento appena successivo.

Puzzle Agent 2 è un titolo dalle due anime. Una narrativa e artistica decisamente convincente, in grado di affascinare il giocatore, l’altra puramente ludica che fatica ad imporsi fino a risultare quasi superflua. Se avete apprezzato il primo episodio, con i suoi personaggi e le sue atmosfere, fate vostro questo seguito senza pensarci due volte e aggiungete pure qualche punto alla valutazione che vedete in alto. Se non avete provato neanche il primo capitolo e vi piacciono i misteri e le atmosfere “alla David Lynch”, procurateveli entrambi e non ne resterete delusi.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Telltale Games
Publisher: Telltale Games
Data Rilascio: 30/06/2011
Piattaforma: iPad, iPhone, MAC, PC
Caratteristiche
Genere: Avventura/Puzzle
Grafica: 2D
Visuale: Terza Persona
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Inglese
Sottotitoli: Inglese
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