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Recensione

The Orion Conspiracy

di Cristiano Caliendo  

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In breve

Nel 2160, in un futuro in cui i viaggi nello spazio sono comuni, l'irlandese Devlin McCormack giunge alla stazione spaziale Cerberus in seguito alla morte del figlio, Danny. Dopo il funerale, Devlin scoprirà che il figlio è stato in realtà assassinato, e decidererà di restare nella stazione per indagare sull'accaduto: scoprirà molto più di quanto stava cercando.

 

Recensione Completa del 07 Agosto 2012
Quando in una storia di finzione si racconta di una morte misteriosa, basta chiudere i sospetti in un luogo chiuso ed opprimente per realizzare il più classico dei gialli. Infilate però i personaggi in una stazione spaziale isolata dalla civiltà, ed è ecco che abbiamo un giallo fantascientifico.

NON E’ L’ANTARTIDE, MA FA FREDDO UGUALMENTE
L’‘effetto Orion’ è uno strano fenomeno fisico mai verificatosi prima del 2160. Questo singolare evento riguarda la nascita di un gigantesco buco nero, apparentemente dal nulla, nei pressi della stazione spaziale Cerberus. La stazione è controllata da due compagnie, la Kobayashi e la Mogami-Hudson (l’una finalizzata alla ricerca scientifica e l’altra all’archeologia), che convivono in un rapporto a prima vista amichevole, ma in realtà logorato da una guerra combattuta pochi anni prima.
Un giorno, a un giovane scienziato viene affidata una semplice missione di routine nello spazio. Per ragioni sconosciute, però, l’operazione finisce in tragedia e il ragazzo viene risucchiato dal buco nero. Devlin McCormack, giunto da lì a poco sulla Cerberus in occasione dei funerali del figlio, comprende ben presto che la sua morte non è stata un incidente: uno strano messaggio anonimo infilato sotto la porta gli comunica che è stato ucciso.
Naturalmente, Devlin indaga sull’accaduto interrogando tutti i presenti, ma purtroppo lo shuttle che ha il compito di riportarlo a casa è prossimo all’arrivo. Per questo motivo, il primo compito dell’uomo sarà impedire la venuta della navetta ‘taxi’, dopodiché potrà dedicarsi alla ricerca della verità. Ma si sa: scavando troppo a fondo, si rischia di far venire alla luce molto più di ciò che si vuole effettivamente scoprire...

Con The Orion Conspiracy (1995), la Divide By Zero decide di abbandonare le atmosfere irriverenti di Innocent Until Caught e del seguito Guilty: Innocent Until Caught 2 in favore di una trama più adulta, oscura e opprimente, in cui sia l’umorismo che un qualsiasi momento di leggerezza vengono ferocemente banditi.
La fantascienza resta la componente primaria, ma possiede tratti più freddi e densi rispetto a quella vista nelle avventure del ladruncolo Jack T. Ladd. Si tratta di un ambiente preso di peso dalle produzioni letterarie e cinematografiche del genere, ma che sprigiona comunque un certo carisma, soprattutto grazie alla cura profusa nel realismo e in ogni singola storia personale. Nel corso della prima metà dell’avventura, infatti, Devlin dovrà girovagare lungo la stazione e fare domande a tutti i presenti, come da prassi per il perfetto detective: ognuno di loro farà sfoggio di un preciso modo di parlare, una propria caratterizzazione e un vasto background personale. I dialoghi (frequenti ma non esasperanti) svelano molti dettagli e rendono ottimamente l’idea di un gruppo di persone costrette a vivere insieme per lunghi mesi.
Purtroppo, dopo un primo impatto discreto, giungono i primi difetti. Innanzitutto, la prima parte è costituita quasi unicamente dai succitati dialoghi che, per quanto interessanti, restano l’unica componente ludica. In altre parole, andremo avanti nell’avventura semplicemente chiacchierando coi vari personaggi e, di tanto in tanto, apparirà una riga di dialogo nuova che porterà avanti la storia. Tutto qui.

Poi, improvvisamente, dalle tinte gialle si passa a un intreccio rosso sangue, tipico della fantascienza horror. Ben presto vengono dimenticati i background, i dialoghi, le storie e le coerenze interne, e si lascia spazio a un remake (molto malriuscito) de “La Cosa”, con alieni mutaforma che si confondono con l’equipaggio e seminano terrore e morte. Il tutto a velocità iperbolica, tanto che si giunge ai titoli di coda senza neanche comprendere realmente il ruolo del giocatore, il cui intervento è richiesto solo per compiere piccole commissioni ed eseguire le indicazioni dei sopravvissuti.

A DOPPIA SUPERBIA, DOPPIA CADUTA
In realtà, la narrazione di The Orion Conspiracy fa acqua in più punti. Se escludiamo l’ottima caratterizzazione dei personaggi (magari un po’ tagliati con l’accetta, Ward su tutti) e l’interessante sfondo futuristico, non sono presenti veri e propri punti di interesse in una sceneggiatura fin troppo discontinua.
Non aiuta per niente la ‘pianta’ della stazione. La Cerberus è, infatti, un grande labirinto: decine e decine di porte fotocopia conducono agli alloggi dell’equipaggio, tutte piazzate in corridoi tremendamente simili fra loro senza alcuna indicazione utile ad orientarsi (ma è possibile entrare solo in cinque o sei camere durante tutta l’avventura). Non dimentichiamo poi i chilometri che si è costretti a percorrere a piedi attraverso gli stessi monotoni meandri della struttura, nei quali ogni tanto si può incrociare un membro della crew o un… cane (no, davvero), piazzati forse nella vana speranza di spezzare l’inevitabile noia.
Ciò che è peggio, poi, è che l’intera vicenda manca completamente di approfondimento, limitandosi a risolvere la trama principale riguardante il figlio del protagonista e partendo poi verso la più classica delle invasioni aliene, durante la quale in pochi minuti i componenti della stazione verranno drammaticamente decimati. Vengono così bruciati tutti i (discreti) personaggi in stragi senza senso e troppo sbrigative, portando via con loro il poco carisma del titolo e il curato sfondo narrativo.
In pratica, la storia cambia binario in un attimo e accelera follemente durante tutta la seconda metà senza lasciare realmente il segno, mancando di spunti di rilievo e, soprattutto, dimenticando le buone premesse iniziali: cos’è di preciso l’Effetto Orion? Perché Devlin ripete più volte che non è stato un buon padre? Cosa è successo durante la guerra? Perché i rapporti fra le due compagnie sono così instabili? Cosa sono quegli organismi extraterrestri? E cosa cercano, come vivono, quali sono i loro obiettivi?
Questi sono solo alcuni dei mancati approfondimenti di The Orion Conspiracy. Forse alcuni di essi vengono sviluppati nel fumetto allegato… peccato che l’extra sia stato reso disponibile solo con le versioni americane del gioco. Sarebbe stata un’attenuante da poco, comunque: il titolo della Divide By Zero resta in ogni caso molto debole dal punto di vista narrativo, con mille semi piantati (alcuni di buona qualità) che non vengono mai raccolti.

Impossibile poi non menzionare l’irritante approccio serioso del gioco: con la scusa di star sviluppando una trama ‘vietata ai minori’ (in effetti, l’ELSPA valutò il titolo adatto solo a chi avesse raggiunto la maggiore età), i programmatori si dimenticano del tutto l’ironia, costellando The Orion Conspiracy di personaggi che al massimo provocano qualche momento di umorismo involontario a causa del loro frasario volgare e del loro essere ‘a tutti i costi umani’. Il meccanismo è spinto al limite, come a voler rivendicare ogni minuto la natura ‘vietata ai minori’ del titolo e, ovviamente, sortisce l’effetto contrario.
Il linguaggio è infatti uno dei (presunti) motivi di interesse dell’avventura, che spesso viene ricordata come primo prodotto videoludico che ha utilizzato il termine ‘omosessuale’ riferito a un personaggio. E fin qui, niente di male: purtroppo abbondano anche volgarità gratuite, tra ripetute allusioni sessuali, battute sopra le righe ed esternazioni del tutto fuori luogo (e va anche considerato che l’edizione italiana sia molto edulcorata rispetto all’originale) atte a ricordarci che siamo di fronte a qualcosa di realmente trasgressivo. Naturalmente, sembra piuttosto di avere a che fare con un bambino che ha imparato da poco qualche termine ‘proibito’ e non vede l’ora di dimostrarlo al mondo.

ESECUZIONE NON ALL’ALTEZZA
The Orion Conspiracy spara le sue cartucce migliori (fallendo) nel reparto narrativo: tecnicamente non si trova niente di memorabile da segnalare. La grafica appare buona e pulita, i personaggi ben realizzati (dotati di animazioni fluide ma complessivamente in numero minore rispetto a Innocent Until Caught) e gli sfondi discreti. Come da scaletta, però, giungono presto diversi ‘ma’: gli sprite a volte assumono pose un po’ bizzarre, sicuramente innaturali e, soprattutto, ripetitive (specialmente durante i dialoghi); gli sfondi sono spogli ed esageratamente monotoni nel rappresentare i già discussi corridoi della stazione; infine, è davvero imbarazzante ascoltare un personaggio alzare la voce ed imprecare mantenendo la posa tipica di una discussione tranquilla mentre conserva sempre la stessa espressione. Peccato perché, in realtà, il colpo d’occhio visivo non è così male: purtroppo, viene tutto rovinato quando è in movimento.
Non risollevano le sorti né le musichette campionate (ben presto vengono a noia per la loro insistenza e rozzezza), né gli effetti sonori (più numerosi che nei titoli precedenti, ma comunque rari e spesso inadeguati). Buona, invece, la resa visiva della cutscene spaziali.
Il doppiaggio (interamente nella nostra lingua) merita un piccolo capitolo a parte: generalmente, le voci degli attori non sono malvagie (ho trovato molto profondo il timbro del protagonista), ma si lanciano in alcune caratterizzazioni fin troppo marcate (il solito Ward, per esempio) e in recitazioni mediocri, soprattutto durante i momenti più ‘forti’, risuonando assai false (e le discutibili volgarità non aiutano…).

E ora, gli enigmi. ‘Se’ di enigmi si può parlare, perché principalmente in The Orion Conspiracy si è impegnati a fare da fattorino ai vari personaggi. La difficoltà si presenta bassa durante la prima parte (i mal di testa giungono impietosi durante i tentativi di orientarsi all’interno della stazione), per poi divenire praticamente nulla nel resto dell’avventura (basta solo cliccare nel punto giusto e poco più). La stessa interfaccia (stranamente buona!) facilita il giocatore: cliccando su un oggetto o su un personaggio si attiva il menù delle azioni disponibili, che comprende anche l’utilizzo degli oggetti che ci porteremo dietro (non dovremo quindi trascinarli dall’inventario al punto desiderato).
In due parole, è tutto tarato in modo da ‘suggerire’ la prossima mossa, che spesso appare fin troppo evidente anche senza alcun aiuto e, come se non bastasse, ripetitiva nella sua risoluzione. Peraltro, il ritmo esageratamente accelerato nella parte finale comporta una diminuzione dell'interattività che annulla lo stimolo intellettivo.
Come a completare il tutto, il gioco soffre anche di una certa scarsezza di descrizioni: cliccando su un hot spot marginale, ascolteremo il protagonista esaminarlo spesso in modo del tutto ininfluente (“É un tavolo”, “É una sedia”: illuminante), a scapito della caratterizzazione dei comunque spogli ambienti.

The Orion Conspiracy è un titolo sbagliato fin dagli intenti. Alcune idee, unite al solido background, avrebbero potuto risultare interessanti, ma restano sommerse da approcci discutibili e da una sceneggiatura poco originale e profonda infarcita di frequenti quanto inutili momenti ‘politicamente scorretti’. Neanche sotto il profilo audiovisivo e ludico si trova qualche concreto, o quantomeno intrigante incentivo, facendo sì che l’intero prodotto rasenti la soglia della sufficienza piena senza mai andare oltre.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Divide By Zero
Publisher: Domark
Data Rilascio: Q2 1995
Piattaforma: PC
Caratteristiche
Genere: Fantascienza/Horror
Grafica: 2D
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Italiano
Sottotitoli: Italiano
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