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Recensione

Nicolas Eymerich, Inquisitore: La Peste

di Adriano Bizzoco  

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In breve

1364: Nicolas Eymerich arriva a Carcassonne, la città dell’Inquisizione, dove gli viene ordinato di indagare su ciò che è accaduto in un lontano villaggio nel sud della Francia, un territorio infestato dall'eresia dei Catari. La Chiesa cattolica ha perso la sua influenza e potere e questo è evidente con la Congregazione dei domenicani e dei cistercensi in particolare. Eymerich deve quindi indagare. Egli percepisce immediatamente che la verità è stata rivelata solo in parte: dietro agli avvenimenti si cela infatti qualcosa di più… c’è la mano di Satana. È per questo che Eymerich prende le distanze dall’abate e diventa il Grande Inquisitore, mentre strani e oscuri segni appaiono all'orizzonte. Sin dal solstizio d'estate il paese è tormentato da una presenza terribile, che provoca feti deformi e la diffusione della peste. Una piaga ancora più terribile di quello che decimò il mondo conosciuto appena 20 anni prima. Il viaggio diventerà sempre più letale e pericoloso, un incubo infernale. La follia e l'eresia si sono unite, le foreste sono in fiamme e nascondono creature mostruose frutto di antichi miti pagani; il castello cistercense si è trasformato in una fortezza inespugnabile, dove pali di grandi dimensioni bruciano. Ma nulla di tutto ciò fermerà Eymerich, che riuscirà ad arrivare a ciò che è al tempo stesso causa e sintomo di tutto questo pandemonio.

 

Recensione Completa del 19 Dicembre 2012
Nicolas Eymerich. C'è stato un tempo (il XIV secolo) e un luogo (la Spagna), in cui questo nome incuteva terrore in presunti eretici e oppositori della Chiesa. Il frate domenicano Nicolau Aymerich - questo il nome in catalano - fu infatti Generale dell'Inquisizione del Regno di Aragona e fino all'ultimo dei suoi giorni condusse con dedizione e ferocia la sua battaglia contro chi identificava come nemico della Fede.
La seconda incarnazione di Nicolas Eymerich risale ai giorni nostri ed è letteraria. Lo scrittore Valerio Evangelisti inaugura nel 1994 una fortunata serie di romanzi il cui protagonista, in veste di Inquisitore, si scontra con manifestazioni maligne di ogni tipo, nel solco di una narrazione che viaggia su piani temporali diversi. Fino ad oggi sono usciti ben 12 romanzi dedicati a Eymerich e in ognuno di essi il protagonista si mostra per ciò che è: un fanatico e violento persecutore, disposto a tutto pur di ottenere giustizia e con una certa passione per rogo e tortura.
Ma veniamo ad oggi, con la terza incarnazione di Nicolas Eymerich: quella videoludica.

Nicolas Eymerich, Inquisitore: La Peste è un progetto portato avanti da due software house italiane: la bolognese Ticon Blu di Ivan Venturi e la romana Imagimotion. L'idea che ha mosso gli sviluppatori è stata appunto quella di donare una terza dimensione a un personaggio così controverso e al tempo stesso affascinante, ideando un ciclo di 4 avventure che raccontassero un nuovo episodio dell'avventurosa vita di Eymerich. Quello che ci troviamo a recensire oggi è dunque solo il primo capitolo della serie, intitolato "L'Inquisitore".
La vicenda ha inizio con l'arrivo di Nicolas Eymerich all'abbazia di Carcassonne. Convocato dall'anziano e viscido Abate Vinet, l'Inquisitore è chiamato a indagare sullo stato di devastazione in cui versa un villaggio vicino - Calcares - e sulla scomparsa di un confratello inviato poco tempo prima in una missione analoga. Ma Eymerich non è tipo da farsi manovrare: prima di partire, decide di indagare più a fondo partendo proprio dai segreti che si celano a Carcassonne e che Vinet ha opportunamente nascosto.

Descritto così, può sembrare il prologo di un giallo ambientato in un'abbazia (un nuovo The Abbey magari), ma bastano pochi minuti di gioco per capire che siamo di fronte a qualcosa di totalmente diverso. Se non siete già dei lettori affezionati del ciclo di romanzi di Evangelisti, il primo approccio con questa avventura vi spiazzerà. La spigolosità dei personaggi e la cruda rappresentazione dei fatti, sono elementi che mancavano sulla scena degli adventure da più di un decennio almeno (forse più, penso ad esempio a Dreamweb).
Ma il fattore di scollamento più forte in tal senso è sicuramente rappresentato dallo stesso Nicolas Eymerich, il protagonista del gioco. Mai come in questo caso avvertirete la mancanza di un punto di riferimento comodo nel corso della vostra partita: avere un aspirante pirata o un avventuriero come proprio alter ego, tutto sommato dona una certa tranquillità al giocatore; i panni di un inquisitore fanatico della violenza, disposto a uccidere pur di raggiungere il suo scopo (sempre in nome della Fede), invece sono decisamente i più scomodi che si possano vestire. E questo può risultare davvero esaltante per chi è in cerca di novità.
Mettere in scena tutto questo non dev'essere stato semplice. Sbaglia chi pensa che partendo da una licenza letteraria, si possa contare su un vantaggio in termini di sceneggiatura. Non vanno tralasciati infatti almeno due elementi di sicura difficoltà: il primo è certamente la necessità di soddisfare le aspettative (alte) di un pubblico (esigente) di lettori; il secondo è rendere appassionante tutto questo anche per chi non ha mai aperto un libro di Evangelisti in vita sua.
Non posso parlare a nome dei fan dei romanzi, ma certamente mi sento di affermare che l'operazione è riuscita per tutti gli altri: la storia narrata in Nicolas Eymerich è ben fatta e, per quanto funga da apripista per i capitoli successivi, riesce a coinvolgere dall'inizio alla fine, grazie soprattutto alla sapiente introduzione di trame e sottotrame (di cui una segreta, particolarmente complicata da svelare integralmente), che si risolvono nel climax che finalmente condurrà l'Inquisitore a Calcares, verso la fine del gioco.

In un'avventura dal taglio così espressamente gotico, era lecito aspettarsi uno stile grafico che trasudasse oscurità da ogni pixel, e invece Nicholas Eymerich è tutt'altro. Nelle intenzioni degli sviluppatori, la resa grafica doveva essere quanto più possibile assimilabile a un'opera pittorica, tant'è che luci e colori abbondano in ogni angolo di Carcassonne. In questa chiave va letta l'adozione di un sistema misto, che alterna locazioni in 3D completo (es. il cortile dell'abbazia, con tutti quei cambi di inquadratura) e ambienti chiusi in 2,75D; quest'ultima espressione è stata coniata per l'occasione dagli sviluppatori, a indicare zone realizzate con fondali pre-renderizzati e arricchite da elementi bidimensionali o tridimensionali di contorno, a dare maggiore profondità.
La resa finale è però molto altalenante e paradossalmente mostra il fianco più nelle scene chiuse (quelle 2,75D per intenderci), in cui è molto più stridente la differenza di risoluzione tra elementi diversi, che in quelle esterne, laddove la tridimensionalità dona una naturale uniformità di qualità grafica.
Il problema maggiore però risiede proprio nella qualità della grafica tridimensionale (modelli dei personaggi e alcuni ambienti): come rilevato da più parti, il livello non è propriamente al passo coi tempi e sembra vecchio di qualche anno. Il problema in realtà nasce anche dall'engine adottato - Unity 3D - e dalla scelta di lavorare fin da subito su un gioco fin da subito portabile su piattaforme mobile (iPhone e iPad, su cui Nicolas Eymerich è infatti già uscito).
Volendo mettere un punto sulla questione grafica, potremmo dire che il lavoro svolto sul piano artistico non è riuscito del tutto a mascherare i limiti tecnici del gioco, ma non per questo bollerei il tutto come "antiquato" (come fatto da qualcuno). La ricerca di stile c'è, si vede e si avverte giocando.

Nota di merito per il comparto audio, e non a caso ve lo dice un estimatore della musica metal. La colonna sonora di Eymerich è infatti costituita sia da brani d'atmosfera, sia da canzoni rockettari pesanti (come quello del menu principale), in un mix molto originale tra medioevo e chitarre elettriche. L'unica pecca forse risiede nella scelta - non sempre felice - di utilizzare i suddetti intermezzi anche per sottolineare alcuni momenti di gioco in cui un riff metal è l'ultima cosa che ci si aspetta dalle casse.
Uno degli elementi più interessanti di questa produzione è senza dubbio il doppiaggio. Ottimo in versione italiana (il doppiatore di Vinet in particolare), raggiunge l'apice nella versione latina. Per la prima volta nella storia videoludica, un gioco ambientato nel medioevo vi permette di ascoltare le voci nel modo più verosimile possibile, garantendovi un coinvolgimento maggiore rispetto al solito. Il mio consiglio quindi è di giocarlo in latino sottotitolato in italiano.
Purtroppo anche in questo caso c'è da segnalare un problema: nella versione italiana vi capiterà più di una volta di avvertire differenze notevoli di volumi proprio nelle frasi pronunciate dal protagonista.

Al contrario della sceneggiatura, il gameplay di Eymerich non vi sorprenderà affatto. Siamo al cospetto di un avventura grafica piuttosto classica, in cui dovrete parlare abbastanza (dialoghi sostanzialmente lineari), raccogliere oggetti, combinarli, usarli, e naturalmente risolvere un discreto numero di enigmi.
Come accennato, il livello di sfida dipende molto da quanto a fondo il giocatore vuole andare nella sua esperienza di gioco. Seguire la trama principale, la strada tracciata in superficie, è piuttosto semplice e rischia di portarvi a Calcares prima di quanto possiate credere, complici degli enigmi molto semplici. Ma dubito che tra voi, amanti delle avventure, ci sia qualcuno davvero disposto a ignorare le sottotrame di cui il gioco è infarcito; e quindi è ragionevole supporre che spenderete quelle 7-8 ore necessarie a scoprire tutto ciò che è nascosto tra le mura dell'abbazia, compresa la trama più segreta (la cui risoluzione non è indicata neanche nella nostra soluzione!).
A certificare i vostri progressi nella ricerca di indizi, trame e sottotrame, ci penserà l'illustrazione di un ramo in cima alla mappa di Carcassonne, su cui comparirà una foglia per ogni 1% in più che segnerete nel vostro punteggio complessivo. Al termine dell'avventura, se sarete stati particolarmente bravi e se avrete trovato anche gli innumerevoli easter egg di cui è disseminato il gioco, vedrete illuminarsi un 100 tondo tondo.
Tocca sottolineare che anche il gameplay a tratti è minato da alcuni problemi tecnici. É probabilmente imputabile al discorso dell'engine e della portabilità su iOS, ad esempio, il fatto che alcuni hotspot siano gestiti male, con aree interattive che non coincidono precisamente con quello che si vede a schermo.

Eymerich ha senza dubbio un enorme pregio che pochissimi altri videogiochi possono vantare: è stato pensato per essere accessibile a tutti, anche ai non vedenti, grazie alla modalità "audiogame".
L'avventura è inoltre giocabile in modalità "interactive novel", cioè senza enigmi e con uno sviluppo lineare che consente di gustare l'evoluzione della storia come in un libro interattivo. E come se non bastasse, per gli amanti del retrogaming, è possibile abbandonare l'interfaccia punta&clicca, sostituendola con un parser testuale in cui digitare e impartire i comandi.

Nel mondo di Eymerich il Bene e il Male si confondono, si sovrappongono, sono a tratti indistinguibili. Portare questi elementi di narrazione su schermo non era sempice, ma TiconBlu e Imagimotion ci sono riusciti alla grande. Ma se da un lato spicca la volontà di coinvolgere il giocatore in un'avventura poco convenzionale nelle tematiche e nei toni, d'altro canto è anche vero che il prodotto mostra distintamente dei limiti tecnici. A tal proposito, sappiamo per certo che gli sviluppatori sono tutt'ora al lavoro su questo capitolo, per completare l'edizione internazionale e, contestualmente, aggiornare la versione italiana, introducendo dei miglioramenti che possano soddisfare le richieste degli utenti (vi ricordo che nel nostro forum è presente una sezione dedicata a Nicolas Eymerich, monitorata dagli sviluppatori). Anche alla luce di ciò, è giusto considerare quello di Nicolas Eymerich, Inquisitore: La Peste come un grande cantiere videoludico ancora aperto, in cui si sta cercando di costruire qualcosa di nuovo. Per questo continueremo a seguire l'evoluzione del prodotto e, se necessario, a rivedere queste considerazioni alla luce dei futuri aggiornamenti.
Nel frattempo, se vi piace l'ambientazione medievale o vi attira l'idea di interpretare una volta tanto un personaggio controverso invece del solito eroe da quattro soldi, non perdete tempo e provate Nicolas Eymerich, Inquisitore: La Peste.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: TiconBlu
Distributore: Zodiac
Data Rilascio: 17/11/2012
Piattaforma: iPad, iPhone, MAC, PC
Caratteristiche
Genere: Avventura/Mistero
Grafica: 3D
Visuale: Terza Persona
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Italiano
Sottotitoli: Italiano
Ricerche
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Requisiti minimi
OS: Windows XP/Vista/7/8
Processore: 2 Ghz
RAM: 2 GB
Scheda Video: 512 MB Shader3 DirectX 9.0 compatibile
Hard Disk: 2 GB
Supporto: 1 DVD / Online Download
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