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Recensione

Machinarium

di Matteo Inzaghi  

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In breve

Puzzle/adventure dagli autori di Samorost, completamente ambientato in uno scenario futuristico ed alternativo, con protagonista un robot di nome Josef, condannato ingiustamente alla demolizione. Josef, oltre a sfuggire al suo terribile destino, dovrà anche cercare di impedire che i cattivi di turno, una confraternita di robots che si fanno chiamare Black Cap Brotherhood, facciano saltare in aria la capitale del suo mondo robotico, dove abita anche sua fidanzata.

 

Recensione Completa del 12 Ottobre 2009
Dopo i due ottimi e pluripremiati puzzle/adventure in flash Samorost (se non ci avete ancora giocato, FATELO immediatamente: il primo è freeware e il secondo costa l’irrisoria cifra di 6 dollari, che con il cambio attuale sono meno di 4 euro), il team indipendente ceco Amanita Design si è buttato nel suo primo vero e proprio progetto commerciale e il risultato s’intitola Machinarium.

Il protagonista della nostra avventura è un robottino di nome Josef e all’inizio della vicenda lo vedremo finire gettato smontato in una discarica. Il nostro primo compito sarà quindi quello di rimettere insieme i pezzi del nostro alter ego in metallo e cercare di rientrare in città. Come mai siamo finiti rottamati? Perché? Qual è il nostro obiettivo? All’inizio non sapremo nulla di tutto questo. La storia sarà rivelata man mano che proseguiremo nel gioco attraverso i flashback a fumetti del nostro eroe. Una scelta certamente anticonvenzionale, che però renderà l’esplorazione della città dei robot notevolmente più avvincente e intrigante. Proseguendo, conosceremo la fidanzatina robot di Josef, i cattivissimi Black Cap Brotherhood e altri personaggi tanto buffi quanto particolari che difficilmente scorderemo.

Come i due Samorost, anche Machinarium è interamente sviluppato utilizzando la tecnologia flash: il che rende il gioco talmente leggero da poterlo far funzionare anche sulle caffettiere. Tutto si controlla utilizzando il solo mouse e la facilità con cui si entrerà nei meccanismi che controllano la città di Josef è davvero stupefacente. Inoltre, rispetto ai suoi due illustri predecessori, in Machinarium sono state implementate diverse migliorie, come ad esempio l’inventario a scomparsa posto nella parte superiore dello schermo e la possibilità di poter salvare il gioco. È possibile poi risolvere alcuni puzzle facendo allungare o abbassare completamente il nostro robottino trascinandolo con il mouse. Oppure, facendo roteare come dei pazzi il topo, Josef compierà alcune azioni particolari come pedalare una bicicletta. Non c’è che dire, anche con il solo tasto sinistro del mouse a disposizione, la varietà di azioni che possiamo compiere è davvero molto elevata e potremo davvero sbizzarrire la nostra fantasia nella risoluzione degli enigmi.

Sul versante visivo, Machinarium è semplicemente un gioiellino. Abbandonato l’utilizzo delle fotografie unite ai disegni dei loro lavori precedenti (già di per sé ottimo), gli Amanita Design hanno preferito una soluzione completamente realizzata a mano. Il risultato è a dir poco sbalorditivo: oltre ad avere la giusta atmosfera “robotica”, tutto ciò che vedremo a video trasuda una cura a dir poco maniacale: animaletti robot che popolano la piazza, tubature gocciolanti, fumo dai comignoli… La città sembra davvero viva e pulsante. Le animazioni dei personaggi sono curatissime e vedere il piccolo Josef che muove il piedino per cercare il suolo mentre scende da una scala, che scivola divertendosi come un matto su una ringhiera, che balla in maniera buffissima mentre un gruppo di musicisti suona per strada o che tenta di fare la cacca (!) nel bagno della prigione è assolutamente impagabile.

Come “da tradizione samorostiana”, le musiche sono affidate a quel geniaccio di Floex (pseudonimo usato da Tomas Dvorak). Ritmi chillout, nu-jazz e ambient ci accompagneranno per tutto il corso della nostra avventura (e ci resteranno in testa per un bel po’). Per quanto riguarda il doppiaggio, siamo di fronte ad un'altra particolarità: non esiste! Come il piccolo folletto di Samorost, il nostro amico robottino mugugnerà, emetterà qualche verso e poco altro, mentre il resto delle interazioni con gli altri personaggi avverrà attraverso dei balloon in stile fumetto in cui vedremo svolgersi delle animazioni. All’inizio del gioco, ad esempio, potremo chiedere ad un robot poliziotto di calare un ponte levatoio. Tutto ciò che vedremo, sarà l’apparire di un balloon sul capoccione di Josef che mostrerà l’animazione del ponte che si abbassa. Come scrivevo qualche riga fa, anche la trama ci sarà svelata in questo modo: in alcune situazioni particolari, oppure lasciando semplicemente il nostro protagonista fermo per un po’, vedremo dei piccoli flashback animarsi nei “soliti” balloon e il background della storia (apparentemente banale, ma che comunque risulterà coinvolgente) sarà svelato con tanti piccoli particolari in più sui buffi personaggi che la interpretano.

Gli enigmi proposti sono vari e di qualsiasi genere: se è vero che la maggior parte di essi riguarderà lo sblocco di meccanismi e marchingegni strambi (d’altronde, ci troviamo in una città di robot!) quello che stupisce maggiormente è come gli Amanita siano riusciti a implementare con coerenza anche puzzle risolvibili con l’uso di oggetti, minigiochi in stile arcade che rendono omaggio a grandi classici del passato come Space Invaders e alcuni rompicapi in stile “Settimana Enigmistica”. La difficoltà è varia e forse pecca un po’ del fatto di non essere bilanciatissima, ma gli autori hanno pensato anche a questo inconveniente. Innanzitutto, in ogni scenario che visiteremo è presente un tasto di hint che ci mostrerà tramite un balloon qual è il nostro obiettivo attuale e poi, se proprio siamo in panne, è possibile consultare una soluzione in game, che ci guiderà tramite un libro illustrato mostrandoci le azioni da compiere. Per evitare di toglierci però il divertimento di tentare di farcela per conto nostro, il libro con la soluzione sarà sbloccabile di volta in volta solamente vincendo un minigioco in cui guideremo una piccola chiave/astronave in una serratura, attraversando dei (semplici) livelli infestati da ragnetti e muri da evitare. Il rischio di frustrazione è sostanzialmente pari allo zero e la durata del gioco si assesta sulle 6/7 ore se si gioca senza “barare” troppo e ci si sofferma sugli enigmi.
Se poi avete il timore che l’avventura sia sviluppata in singole schermate come i lavori precedenti degli Amanita o come la serie Gobliiins, beh, anche qui c’è una piccola sorpresa. Proprio l’implementazione dell’inventario ha fatto in modo che Machinarium non si svolga più in singoli livelli di un solo scenario alla volta, bensì, nella parte centrale del gioco, ci ritroveremo anche ad esplorare diverse location “libere” come nelle avventure grafiche più classiche, trasportando roba qua e là e cercando di capire dove utilizzare i nostri oggetti.

Machinarium è una gradita conferma del talento dei ragazzi della software house di Praga. L’estrema cura di ogni singolo aspetto del gioco, la simpatia dei personaggi e alcune citazioni della storia dei videogiochi (oltre ad un piacevolissimo easter egg “samorostiano”) lo rendono eccellente sotto tutti i punti di vista e piacevole e appassionante sia per chi vuole scervellarsi sia per chi è meno ferrato sugli enigmi più ostici, grazie all’ottima trovata della soluzione sbloccabile. L’unico motivo per cui potrebbe non piacere è la massiccia presenza di puzzle basati su meccanismi, leve e labirinti. Se quel tipo di rompicapo proprio non vi va a genio, valutatene attentamente l’acquisto.

…Ma d’altra parte, come si fa a non adorare un robottino così simpatico come il piccolo Josef? :-)

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Amanita Design
Distributore: Multiplayer.it Edizioni
Data Rilascio: 28/10/2009
Piattaforma: MAC, PC
Caratteristiche
Genere: Avventura/Puzzle
Grafica: 2D
Visuale: Terza Persona
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Nessuna
Sottotitoli: Nessuno
Ricerche
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