Adventure's Planet
Mercoledì, 18 Ottobre 2017 18:50
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Recensione

Loom

di Carlo De Rensis  

il nostro voto
77
il vostro voto (7 votanti)
79
In breve

Avventura punta&clicca dalle tinte epiche ad opera della LucasFilm Games (oggi LucasArts), dotata di un'innovativa interfaccia consistente in note musicali. Impersonate il giovane Bobbin Threadbare, il quale, appena divenuto 17enne, viene esiliato dalla propria gilda. Isolati e abbandonati, partirete per un viaggio nelle evocative ambientazioni di Loom, alla ricerca della vostra vera madre e nel tentativo di fermare un piano che prevede l'arrivo del caos sul pianeta.

 

Recensione Completa del 07 Marzo 2007
Era il lontano 1990, quando la LucasArts, che già aveva sperimentato da qualche anno il suo rivoluzionario engine Scumm, decide di affidare il progetto di una nuova intrigante avventura grafica a Brian Moriarty. Il risultato sarà Loom, che mi accingerò a commentare nei paragrafi successivi, tenendo ben presente la “rilevanza storica” del titolo in questione. E stavolta vorrei citare il manuale di gioco per iniziare, per sottolineare ancora di più il cambiamento generazionale effettuato dai ragazzi della Lucas ai bei tempi che furono. “A differenza delle avventure grafiche convenzionali, non cadrete da un burrone per errore, né morirete per aver raccolto un oggetto affilato. Vogliamo che possiate divertirvi concentrandovi sui misteri e sull'esplorazione e non scoprendo uno dei mille modi per morire”. Insomma è chiarissimo un riferimento polemico a Sierra e a come venivano concepite le avventure un tempo: da quel momento le avventure grafiche cambieranno impostazione per sempre.

Ma veniamo alla sostanza: in Loom impersoniamo Bobbin Threadbare, un giovanotto diciassettenne (e orfano), facente parte della Gilda dei Tessitori. In realtà, il ragazzo è un po' emarginato e perciò vive da semi-eremita. Il giorno del suo compleanno viene convocato in riunione dagli Anziani del villaggio e dalla sua “madrina” Hetchel. Sceso a valle con le migliori speranze, Bobbin rimarrà purtroppo deluso: nascosto nell'ombra del santuario, origlierà la riunione dei Saggi che lo vorrebbero esiliato o ancor peggio, eliminato. A farne le spese sarà proprio Hetchel, trasformata in un....uovo! Pare proprio, insomma, che Bobbin costituisca un pericolo per la sua gente. Improvvisamente però gli Anziani vengono trasformati in cigni da un misterioso incantesimo e Bobbin rimane solo, perso e con la sola compagnia di un potente bastone. Dopo un attimo di comprensibile smarrimento, Bobbin si rimboccherà le maniche e si lancerà in un'avventura fiabesca, che attinge molto al mondo dei giochi di ruolo e del fantasy classico, e da cui dipenderà – ovviamente – il destino del pianeta.

Loom è un gioco particolare, con un gameplay che definirei innovativo anche diciassette anni dopo la sua uscita. Il gioco utilizza lo Scumm ma lo “depura” di tutto quello che siamo stati abituati a vedere, spiazzandoci un po' in partenza: niente interfaccia a verbi, niente inventario, niente di niente. Anzi no, un oggetto Bobbin lo porterà sempre con sé: il suo bastone. E tramite questo strumento (il doppio senso è ricercato), infatti, viene resa possibile l'interazione con l'ambiente circostante, in un modo del tutto peculiare. I Tessitori, infatti, hanno il dono di essere grandi maghi, che effettuano i loro incantesimi riproducendo sul bastone delle sequenze di note apprese con l'osservazione dell'ambiente. Preparate carta, penna e orecchio, quindi, perché dovrete fissarvi in mente le melodie per andare avanti nel gioco. E il bello ed il brutto della vicenda è che queste melodie cambiano in maniera random da una partita all'altra, quindi non potrete affidarvi neppure alla soluzione di turno. Perché il brutto? Semplice, si rischia costantemente di rimanere impantanati in qualche vicolo cieco, se non sarete pronti nel segnarvi la combinazione.

Il gioco può essere affrontato in tre modalità: semplice, normale o esperto. L'esperienza di gioco non cambia, eccezion fatta per la composizione delle melodie. Via via che passiamo al livello più alto scompariranno i suggerimenti grafici e vi troverete a dover “suonare” proprio come se foste Bobbin, senza aiuti. Tutto il gioco (se si esclude una semplice sezione labirintica) sta in questo, scegliere l'incantesimo giusto da utilizzare per superare determinate situazioni o ostacoli. Un uso della “magia” molto innovativo e ritrovato poche volte anche negli anni a venire, a dimostrazione della originalità del tema.

C'è da dire che i personaggi del gioco sono tutti appena accennati, e poi non sviluppati a sufficienza anche a causa della poca longevità, di cui si parlerà più approfonditamente nei paragrafi successivi. I Tessitori, i Clerici, i Fabbri, i Pastori sono rappresentati tutti come membri delle loro “classi” o “gilde” e vengono quasi privati della loro identità personale. Difficilmente ricorderete il nome di uno dei personaggi già pochi minuti dopo aver concluso il gioco. Discorso a parte, ovviamente per il protagonista Bobbin, che è il tipico giovanotto catapultato in una vicenda più grande di lui e prescelto per salvare il destino del mondo. Il suo ritratto è fiabesco e ottimistico, e ne fa un personaggio ben riuscito e adattissimo al contesto di quella che – nelle intenzioni iniziali di Moriarty – avrebbe dovuto essere una trilogia. Poco convincente a dir la verità anche il cattivone di fondo, spinto alla conquista del pianeta dalla consueta brama di potere.

Dal punto di vista grafico e tenendo conto dell'anno di pubblicazione, Loom fa il suo lavoro egregiamente. La recensione si basa sulla versione CD a 256 colori, e il lavoro svolto da Mark Ferrari sui fondali è di buonissimo livello. L'uso dei colori è vivace e per nulla deludente, e la stessa resa grafica dei personaggi lo rende giocabile ancora oggi senza difficoltà: certo, ogni tanto e soprattutto nei campi lunghi Bobbin diventa uno strano ammasso grigio di pixel, ma – ehi – per l'epoca era un prodotto di assoluto rispetto. Tutti gli altri ambienti attingono più o meno dalla tradizione fantasy ma non annoiano, e molti altri giochi ne hanno tratto ispirazione: la Forgia è molto ma molto simile a quelle che saranno le ambientazioni di Beneath a Steel Sky, tanto per citarne uno. Anche le animazioni e le sequenze in computer grafica della coppia Winnick-Purcell erano una sciccheria per l'epoca: insomma, niente male davvero.

L'highlight e il focus del gioco, come ampiamente chiaro a questo punto, è sull'audio, spesso sottovalutato e sottoutilizzato ai tempi. Loom, invece, per struttura di gioco decide di affidarsi in pratica SOLO ai suoni per quanto riguarda la parte enigmi-gameplay. Una parte sonora tra l'altro ridotta all'osso, con zero suoni d'ambiente (perché?) quando vi troverete a camminare per le varie locazioni e che si “attiverà” (in forma di traccia audio nella versione CD) solamente per le sequenze di note di cui ampiamente parlato. Nota di merito per la track portante del gioco (The Swan) che ogni tanto sentirete in sottofondo ed è perfettamente adatta per mantenere l'atmosfera del gioco. Questo titolo non è mai stato tradotto in italiano ma – e non è comune per un gioco di così tanti anni fa – è interamente doppiato con ottimi risultati. A tutti quelli che vorranno giustamente giocare a Loom in italiano, però, sono venuti incontro i mai troppo lodati ragazzi di IAGTG che hanno creato una patch di traduzione per alcune versioni e che potete trovare facilmente partendo da questo indirizzo.

Uno dei grossi difetti imputabili a Loom è senz'altro la longevità: un giocatore esperto, superata l'iniziale curva di apprendimento, non dovrebbe avere problemi a completarlo in una o due sedute di gioco (4-5 ore di gioco), complici anche la scarsa “ampiezza” delle locazioni visitabili in ogni sezione e la “ripetitività” delle quest. Ciò non toglie che il ritmo narrativo si mantenga molto serrato e il gioco cattura anche grazie a questo suo aspetto. Sono due facce della stessa medaglia da tenere in considerazione. Fortunatamente il gioco è perfettamente giocabile sui sistemi operativi odierni, grazie all'aiuto del sempre validissimo ScummVM che vi consentirà di impostare anche diversi filtri per migliorare la qualità della grafica.

Tirando le somme, Loom è un classico, uno di quei giochi che dovrebbe essere affrontato “didatticamente”, per comprendere il passato e le “origini” di quello che è oggi un'avventura grafica. Il gioco ha di certo i suoi ampi limiti, di longevità soprattutto, ma anche di sceneggiatura che a dire la verità è piuttosto sempliciotta e banale, con dialoghi ridotti all'osso e poco approfonditi. Resta il fatto che col suo gameplay innovativo, l'ottimo doppiaggio e la sua coinvolgente – e perché no, anche magica - atmosfera fiabesca è un gioco che ha fatto “storia” e non può che rimanere nel cuore di chi lo gioca.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: LucasFilm Games
Distributore: CTO
Data Rilascio: Q4 1990
Piattaforma: Amiga, PC
Caratteristiche
Genere: Avventura/Mistero
Grafica: 2D
Visuale: Terza Persona
Controllo: Mouse
Sottotitoli: Italiano
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Requisiti minimi
OS: DOS
Processore: 286
RAM: 640 Kb
Scheda Video: VGA
Hard Disk: 10 MB
Supporto: 6 Floppy
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