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Recensione

Dinner Date

di Matteo Inzaghi  

il nostro voto
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In breve

Interpretate il subconscio di Julian Luxemburg, che aspetta una ragazza a cena. "Vivrete" l'attesa in prima persona, osservando l'orario, tamburellando con le dita sul tavolo ed eventualmente cominciando a cenare da soli...

 

Recensione Completa del 29 Marzo 2011
Ogni volta che devo aspettare per qualcosa, mi rompo le scatole: fila per pagare le bollette in posta, un sacco di tempo buttato perché il PC finisca un download particolarmente lungo, il traffico bloccato in autostrada ad agosto... converrete con me che tutto ciò è una rottura immensa, no?
Poi un bel giorno vengo a sapere che tale Jeroen D. Stout ha sviluppato un videogioco in cui l’obiettivo preposto è solamente quello di… attendere. La gente utilizza i videogames per svagarsi e questo tizio salta fuori con un gioco in cui bisogna passare il tempo ad aspettare… possibile?

A parte l’intro dell’articolo volutamente poco seria, Dinner Date è in realtà una particolarissima avventura sulla falsariga delle produzioni Tale of Tales (anche se molto meno “snob”, ma approfondiremo la questione tra qualche paragrafo) che si pone l’alto obiettivo, credo per la prima volta in un videogioco, di far impersonare al giocatore un’entità totalmente astratta: il subconscio. Non un protagonista vero e proprio quindi, bensì la sua sfera psichica. Sigmund Freud approverebbe con un “mi piace” su Facebook, ne sono certo.

Julian Luxemburg è un normalissimo ventisettenne che attende una ragazza a cena per il primo appuntamento. Punto. La storia è riassumibile in una semplice riga. Una situazione tanto comune quanto banale che ognuno di noi ha sicuramente vissuto (o vivrà, nel caso siate ancora piccini picciò) nella propria vita. Partendo da un incipit tanto ordinario quanto scontato, Dinner Date riesce però nell’apparentemente impossibile intento di estraniare completamente il giocatore da ciò che lo circonda e fargli “vivere” i venticinque minuti di gioco (sì, perché tutto finisce in meno di mezz’ora) dimenticando completamente ciò che lo circonda.

L’avventura si svolge attraverso gli occhi di Julian, il protagonista: siamo seduti nella nostra cucina e possiamo osservare di fronte a noi la tavola preparata per la cena, l’orologio appeso alla parete, il frigorifero e i fornelli. Non sarà possibile muoversi a piacimento, la telecamera è gestita autonomamente. Quello che ci viene richiesto di fare è semplicemente premere delle lettere sulla nostra tastiera a cui è affidato un determinato tipo d’interazione. Man mano che il gioco prosegue, saranno visibili delle icone che ci mostreranno le azioni disponibili associate a una determinata lettera. Avremo a disposizione per esempio un tasto per versarci del vino nel bicchiere, un altro per osservare l’orologio e così via. Tutte azioni apparentemente inutili, ma ricordiamoci che stiamo interpretando il subconscio…

Pensate bene alle azioni che vi capita di eseguire in maniera del tutto “automatica” mentre state aspettando qualcosa: magari siete in fila alla cassa del supermercato e cominciate a guardarvi in giro, a mangiarvi le unghie, a giocare con le chiavi della vostra auto… tutto ciò è dovuto proprio a ‘sto benedetto subconscio. “L’esperimento” Dinner Date (perché di questo si tratta alla fine, non di un gioco vero e proprio) utilizza questo espediente per farci entrare in empatia con il protagonista… e ci riesce alla grande! Dopo pochi minuti, senza nemmeno rendercene conto, i nostri gesti sulla tastiera diverranno automatici: la sensazione è quella di essere Julian Luxemburg. Saremo noi a intingere il pane nella zuppa, noi osserveremo l’orario spazientiti…

Analizzando “freddamente” quello che succede in realtà, il gioco è però solamente un filmato interattivo che va per i fatti suoi: Julian inizia il suo monologo in cui ci parla di sé e della sua vita, dei suoi desideri, delle sue frustrazioni e della sua solitudine. Le nostre azioni, in realtà, non influenzano minimamente lo svolgersi della storia e la magia di Dinner Date finisce nel momento stesso in cui proviamo a fare un “secondo giro” con l’intenzione di comportarci diversamente rispetto alla partita precedente. Dei bivi narrativi avrebbero reso quest'avventura un piccolo gioiellino, così come ci viene proposto, invece, l’esperimento riesce solo nella prima sessione di gioco.

Uno dei meriti di Dinner Date è però la sua immediatezza e il fatto che lo scopo del gioco è chiaro fin da subito. A differenza di un The Path, che lascia la maggior parte dei giocatori interdetti e che vuole a tutti i costi essere considerato “artistico” (senza riuscirci manco per sbaglio) solo perché non si capisce un piffero, il gioco della Stout Games dispone subito le carte in tavola. Viene proposto e venduto per quello che è, senza troppi giri di parole e senza creare false aspettative.

Forse cinque euro per un “esperimento ludico” sono troppi e sicuramente l’idea di fondo poteva essere approfondita meglio. Nonostante i palesi difetti, ho trovato però questo progetto interessante e probabilmente è semplicemente il primo passo per qualcosa di più ambizioso. Quello che è certo è che assolutamente impossibile affibbiargli una valutazione numerica basandosi sui soliti parametri con cui si valuta un gioco. Acquistandolo sapete a cosa andate incontro: se vi stuzzica l’idea di interpretare per la prima volta il subconscio in un videogame e il fatto di giocarci una o due volte e poi non toccare mai più l’eseguibile “Dinner Date.exe” non vi spaventa, dategli una chance, anche perché sicuramente non c’è nient’altro di simile in giro.



…Tra l’altro, non siete curiosi di scoprire se ‘sta caspita di ragazza che Julian aspetta per cena arriverà o meno all’appuntamento? :-)

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Stout Games
Data Rilascio: 17/11/2010
Piattaforma: PC
Caratteristiche
Grafica: 3D
Visuale: Soggettiva
Controllo: Tastiera
Doppiaggio: Inglese
Sottotitoli: Italiano
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