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Recensione

Caos a Deponia

di Daniele Picone  

il nostro voto
90
il vostro voto (16 votanti)
85
In breve

Sequel dell’acclamato Fuga da Deponia in cui Rufus dovrà nuovamente fuggire dalla più remota discarica del mondo e nel contempo salvare Deponia dal chaos che la sta minacciando.

 

Recensione Completa del 11 Aprile 2013
Quando ho approcciato la saga di Deponia per la prima volta, la mia impressione è stata che la Daedalic Entertainment riponesse nel progetto una fiducia sconfinata e che non volesse badare a spese pur di rappresentare il pazzo universo/discarica, dimora del nostro protagonista Rufus, senza limitazioni di sorta. Il progetto di questa magnum opus, che prevede una trilogia con 50 ore di giocabilità, giunge ad un test importante con il suo secondo episodio; se in Fuga da Deponia ha già fatto un ottimo lavoro di introduzione, Chaos on Deponia deve dimostrare di saper mantenere alto l’interesse nel cuore centrale della narrazione in vista del gran finale. Mi arrogo il diritto di dire fin da subito che l’obiettivo è pienamente raggiunto: Rufus è in grande spolvero, i suoi piani scombussolanti persino più idioti del solito, l’universo di gioco è immenso e densamente popolato di enigmi, la narrazione meno slegata. La controparte femminile, Goal (o Gal nella versione italiana; lascio ai lettori la curiosità di scoprire se ai traduttori italiani non andasse a genio il termine calcistico o se i traduttori inglesi non fossero amanti delle tautologie) assume finalmente un ruolo più interattivo, anche se il team di autori, capitanati dal già padre della saga di Edna e Harvey Jan Müller-Michaelis, non rinuncia del tutto a costringerla in stato comatoso. Ed è proprio nel fallimentare tentativo di risvegliarla che nasce l’idea centrale dell’avventura: la sua personalità viene divisa in tre parti.

Questo espediente ha implicazioni multiple: innanzitutto permette di costruire una trama molto più intricata, rendendo tangibile il contrasto interiore delle due anime dopo l’abbandono dell’Elysium, una posata e conservativa, che fatica a separarsi dalla sua società borghese, l’altra, caotica e rivoluzionaria, che cerca il cambiamento e guarda alla situazione in modo più critico; non si tratta poi di caratterizzazioni del tutto statiche, visto che le carte vengono rimescolate e la percezione del mondo assume qualche sfumatura che aggiunge qualche piccolo dubbio alle motivazioni di Rufus. Dal lato degli enigmi, la protagonista una e trina separa in maniera chiara gli obiettivi da raggiungere nella prima zona di gioco, ponendoli in relazione alla personalità di interesse; il bilanciamento di questa sezione è pressoché perfetto e, nonostante le catene di soluzioni si sviluppino quasi del tutto autonomamente, nella mia sessione di gioco i tre tronconi principali si sono risolti a brevissima distanza l’uno dall’altro. La possibilità di cambiare l’alias a nostro piacimento potrebbe tuttavia far storcere il naso per le implicazioni sessiste suggerite da tale manipolazione mentale; Rufus poi non nasconde il suo esplicito interesse soprattutto in senso fisico nei confronti di Goal, ma è innegabile che la fanciulla abbia uno spiccato sex-appeal e queste effusioni risultano meno fastidiose rispetto alle schermaglie con l’ex-fidanzata Toni nel primo episodio.

I personaggi secondari sembrano giovare del più ampio respiro e le apparizioni stavolta non sono necessariamente caricaturali e sporadiche; la spinta umoristica non viene dunque soltanto dal ridicolizzare la comparsa di turno, come nel caso del gondoliere (e per fortuna i Daedalic qui si sono salvati in corner, mettendo in chiaro che facesse solo finta di essere italiano e non cadendo in facili stereotipi), ma è anche contestuale, ad esempio nel caso della faida familiare per conquistare il cuore di Goal. Deponia propone una longevità (intorno alle 15 ore solo in questo episodio) propria di un’avventura titanica, ma è al tempo stesso possibile inserirla nel contesto delle avventure episodiche vere e proprie; se il seguito di Edna & Harvey mostrava difatti un salto nel comparto tecnico e uno snellimento delle meccaniche di gioco, Chaos on Deponia riutilizza tutte le infrastrutture del primo episodio, concentrandosi invece sull’espandere l’orizzonte di gioco, sia per le locazioni che per il cast di personaggi; il risultato è ottimo per la varietà proposta, ma in prospettiva il rischio che le release della Daedalic possano soffrire di una certa formularietà è sicuramente dietro l’angolo. Gli enigmi sono un mix di classica gestione dell’inventario (tra l’altro molto comodo da usare se si possiede un mouse con rotellina) e di rompicapi più moderni che si sviluppano su un territorio finalmente esteso e gratificante. Seppure avrei gradito che si approfondisse il tentativo di mescolare enigmi di vecchia e nuova concezione perpetrato durante Fuga da Deponia (mi riferisco in particolar modo al puzzle dei piccioni viaggiatori), la separazione tra le due categorie è qui più netta, ma non per questo manca di creatività. Di particolare efficacia è la resa di quelli basati sul dialogo, che, oltre a farvi lambiccare il cervello, permettono di caricaturare personaggi appena conosciuti.

Un’altra caratteristica interessante è che le scenette a valle della risoluzione di un puzzle non sono necessariamente legate alla logica utilizzata, generando una genuina sorpresa che aiuta la resa comica senza introdurre interazioni assurde. Queste ultime non sono state però rimosse del tutto e in questo paio di frangenti il problema è bypassato del tutto fornendo la soluzione esplicitamente; se da un certo punto questo testimonia l’aver ricevuto un buon feedback durante la fase di testing, tale scelta di lavarsene le mani, insieme a qualche piccolo glitch (di sicuro non al livello del bug della miniera dell’episodio precedente), ha stonato un po’ nel contesto di un puzzle design generalmente di gran qualità e che solo in pochi casi sa di deja vu.
Dal punto di vista della grafica nessuna sorpresa, il gioco rimane sugli altissimi livelli del primo episodio; lo stile non rappresenta la discarica come un ambiente gretto e desolato, bensì la predominanza di tonalità sul giallo, rosso e marrone ha un effetto allegro, caldo ed accogliente (ed è peculiare che questo risultato sia raggiunto proprio col marrone, che è spesso tacciato come l’emblema della monocromia nelle produzioni videoludiche contemporanee), che ci rende compartecipi del doppio desiderio di Rufus di abbandonarlo e di salvarlo dalla detonazione. Anche le animazioni godono ora di qualche frame in più, ma, forse per mancanza di tempo, questa migliore fluidità non è riscontrabile in ogni occasione; esse soffrono inoltre di qualche sporadico rallentamento in fase di caricamento. Forse la Daedalic paga qui la scelta di non essersi avvalsa delle tecnologie di cel-shading (come invece hanno fatto i Pendulo) a vantaggio di un’animazione per sprite che comunque gode in generale di un maggior apprezzamento di pubblico. Nessuna critica invece per i numerosi intermezzi video, che dimostrano una certa esperienza del team nella grafica vettoriale. Su buoni livelli anche la colonna sonora, specie per i tratti di musica beat sul cui ritmo Rufus non disdegna qualche strampalata evoluzione da rapper; controcorrente, ma sorprendentemente piacevole anche l’inclusione di un puzzle musicale.

Le avventure grafiche sono un genere che più di ogni altro ancora soffre di un certo timore reverenziale nei confronti dei grandi classici della LucasArts (o forse è meglio dire della Disney?); se da un lato la loro presenza è modello di utilizzo ottimale delle risorse del genere, dall’altro si sono sempre posti come scomodo metro di paragone per tutte le produzioni a venire, tant’è che spesso si cerca di evitare di fare confronti diretti durante una recensione per non apparire troppo banali; la saga di Deponia è però la prima che mi ha lasciato la sensazione di essere comparabile non solo per temi ma anche a livello qualitativo. Se forse il confronto è alla pari con Monkey Island 3 non è neanche troppo azzardato chiamare in causa gli episodi firmati Gilbert; Chaos on Deponia è opinabilmente inferiore al Monkey Island originale per comicità e al sequel per gli enigmi, di cui tra l’altro prende ispirazione per la struttura a isole, pur cambiandone le dimensioni (l’isola del primo atto, il Mercato Nero Galleggiante, è da sola più grande delle 4 isole del secondo atto messe assieme), eppure non sono del tutto sicuro che questa gerarchia si manterrebbe se invertissimo le competenze. Se la saga fosse stata concepita una decade fa si parlerebbe oggi di un altro classico imperdibile, ma per ora voglio mantenere un po’ di margine sulla faccenda e aspettare la conclusione della trilogia per avere un responso definitivo, controllando se riesce, pur da prodotto derivato, a mantenere le aspettative fino alla fine e magari ad avvicinarsi anche ad un pubblico più esteso con un epilogo accattivante.

I consigli per l’acquisto sono tuttavia molto semplici; se vi è piaciuto il primo episodio, le probabilità che Chaos on Deponia non vi soddisfi sono praticamente trascurabili. Se non vi siete ancora avvicinati alla saga, magari partite dal primo per farvi un’idea, non date retta alle parole del mio editore quando mi ha assegnato il gioco (”Non ci sono problemi di continuity”), ma tenete conto che ora la cura delle ambientazioni, degli enigmi e della comicità ha fatto un ulteriore passo in avanti; l’invitante cartellone “Bentornati su Deponia” del menu iniziale (mentre aspettavo più di un minuto per il caricamento della partita) ha sempre strappato in me un piccolo sorrisetto perché non vedevo l’ora di continuare ad esplorare quanto avesse da offrire. Se siete alla ricerca di un’avventura leggera, coinvolgente e logica, non credo che sul mercato ci sia niente di meglio al momento.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Daedalic Entertainment
Distributore: FX Interactive
Data Rilascio: 22/03/2013
Piattaforma: MAC, PC
Caratteristiche
Genere: Avventura/Commedia
Grafica: 2D
Visuale: Terza Persona
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Italiano
Sottotitoli: Italiano
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