Adventure's Planet
Sabato, 25 Novembre 2017 02:52
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Recensione

Babylon

di Adriano Bizzoco  

il nostro voto
62
In breve

Lord Gray, il nostro alter ego, ha due vite: un ricco nobile nella realtà e un temibile guerriero nel mondo di Babylon. Un universo parallelo, il cui accesso è consentito tramite lo specchio che il protagonista custodisce nella propria villa. Ma qualcosa di terribile sta per compiersi nelle terre di Babylon e la regina, Lady Grin, ha richiesto il nostro intervento: bisogna contrastare la venuta dei demoni invocati da Feyda, una perfida strega. Per farlo avremo bisogno di raccogliere i quattro frammenti di una spada magica e successivamente affrontare la temibile antagonista. Un'avventura tutta italiana, firmata, tra gli altri, da Ivan Venturi.

 

Recensione Completa del 30 Maggio 2007
Circa dieci anni fa, quando ancora Adventure’s Planet non esisteva e il Panko poteva annoverare solo qualche centinaia di soluzioni all’attivo, il sottoscritto faceva spesso un salto dall’edicolante di fiducia, alla ricerca di giochi nuovi. Parliamo del 1997 e in quel periodo erano in atto cambiamenti notevoli nel mondo dei videogiochi: la rapida crescita dei servizi di connessione a Internet, l’avvento delle console a 32 bit, l’era delle schede acceleratrici 3D. In particolare l’arrivo della Playstation, con la sua dote imponente di giochi, ebbe un impatto notevole sul mercato videoludico italiano. Fino ad allora, infatti, le SH nostrane avevano puntato sulle edicole in quanto canali di distribuzione più economici e al tempo stesso capillari, indispensabili per vendere titoli di natura prevalentemente episodica, dotati di un budget contenuto; da quel momento invece, grazie all’approdo di decine e decine di titoli per console, assieme alla netta affermazione commerciale di quel nuovo sistema di gioco casalingo, l’attenzione dei videogiocatori tornò a concentrarsi esclusivamente sui negozi specializzati, mentre le edicole cominciarono a diventare il punto di riferimento per le riviste dedicate. Insomma, chi fino a quel momento aveva deciso di puntare sulla distribuzione in edicola per i propri giochi, ebbe una “bella” batosta. Ciò di cui mi accingo a parlarvi si colloca esattamente in questo contesto.

Al termine della propria esperienza in Simulmondo, Ivan Venturi, storico game designer italiano, creatore tra gli altri dei vari Dylan Dog, Diabolik, Tex e Time Runners, si imbarca in una nuova avventura, con una società chiamata Colors SRL. Assieme alla MGE Communications, viene stipulato un accordo che prevede la commercializzazione di un nuovo videogioco, intitolato Babylon, strutturato su più episodi e basato su un background discretamente vasto. Alla luce di quanto detto in apertura, però, il destino di Babylon è in realtà già segnato: il gioco “muore” in edicola a causa delle scarse vendite e il progetto viene irrimediabilmente interrotto; il primo episodio rimane l’unico e l’esperienza con la Colors viene presto archiviata.

Cos’è Babylon? Non è una città, non è frutta, non è una caramella e non è neanche Fruittella, ma bensì un mondo parallelo rispetto al nostro, dai tratti mitici e spiccatamente fantasy. Al pari del dualismo tra le due realtà, si colloca il dualismo che coinvolge la natura del personaggio principale: Lord Gray è un ricco e colto nobile nella vita terrena, mentre assume le fattezze del valoroso guerriero Gray nel mondo di Babylon; a separare i due piani ci pensa uno specchio magico custodito proprio nella villa del nostro alter ego. La doppia natura non è però una prerogativa del solo protagonista; ad accompagnarlo nelle due esistenze, per esempio, c’è il suo amico e mentore Devo, autentica guida spirituale al di là dello specchio.

La storia vuole che Babylon sia governata stabilmente da Lady Grin, un’avvenente donna dotata del titolo di Regina del Regno, nonché amata del nostro Gray. Ma la pace di queste lande è in pericolo: la perfida Feyda, maga potentissima nonché profondamente malvagia, sta organizzando un’invasione extra-dimensionale da parte di un’orda di esseri demoniaci, aiutata dai suoi fidati Mugai e Kame, rappresentanti di spicco della razza dei demoni. L’unica speranza per Babylon, manco a dirlo, è Gray. Ma non basta. Per sconfiggere Feyda e mettere KO Mugai e Kame prima che l’esercito del male fuoriesca dal portale dimensionale, dovremo per prima cosa raccogliere i quattro frammenti di una spada leggendaria, l’unica arma in grado di mettere fuori gioco i cattivi. Insomma una trama non proprio originale, fedele ad alcuni stereotipi del genere fantasy (scontro tra Bene e Male, ricerca del manufatto magico determinante per la vittoria).

Graficamente Babylon è un ibrido. In quanto avventura con visuale in soggettiva, presenta delle schermate statiche, quasi sempre realizzate in 3D e combinate con sfondi o singoli elementi 2D, ottenuti con l’uso del fotoritocco. Ovviamente la qualità della grafica tridimensionale è molto bassa se rapportata agli standard odierni, ma contestualizzandola si potrebbe dire che “faceva la sua discreta figura”. Ciò che in realtà non poteva elevare Babylon ad un livello competitivo neanche dieci anni fa, è proprio l’adozione del fotoritocco e in generale l’inserimento di alcune sprites (immagini o animazioni 2D) palesemente presi “in prestito” da qualcos’altro e riadattati malamente per l’occasione; il tutto dava, già ai tempi dell’uscita del gioco, una sgradevole sensazione di amatorialità o quantomeno lasciava intendere che il budget a disposizione degli sviluppatori fosse piuttosto basso.

Sullo sfondo di questi scenari statici, si materializzano personaggi di variegata natura: si va dalla Regina, bella e proporzionata, al capo villaggio metà uomo metà uccello, dal becco lungo e i modi sgarbati; dal demone con la pelle marrone e le zanne sporgenti, al Saggio del Tempo con il suo vestito sgargiante; insomma una galleria che rispetta fedelmente i dettami del genere fantasy, presentando razze e costumi diversi, associati ad aree e regioni diverse, sparse su tutto il territorio di Babylon. I modelli di questi characters sono realizzati in 3D, quindi riconvertiti in sprites e incollati sugli sfondi, con una dotazione minima di animazioni. In occasione di alcuni dialoghi, l’interfaccia lascerà posto ai primi piani degli interlocutori, permettendoci di apprezzarne una versione bidimensionale che a qualcuno potrebbe sembrare disegnata a mano, ma in realtà è frutto anch’essa di un lavoro non sempre impeccabile di fotoritocco, partendo da fotografie già esistenti (è il caso di Devo, “liberamente ispirato” a Brandon Lee ne Il Corvo). Nel caso di altri personaggi, come Rebecca, amica di Lord Gray, avremo a che fare con vere e proprie foto, solo leggermente rielaborate.

L’audio del gioco rappresenta il minimo indispensabile: suoni qua e là, qualche sottofondo musicale carino, ma non eccelso. Un fattore positivo è la presenza del doppiaggio in italiano; non parliamo certamente di recitazione ad alti livelli, ma questo è sicuramente un servizio in più reso al giocatore e come tale apprezzabile; inoltre grazie alle voci, alcuni personaggi riescono a guadagnare qualcosa in termini di caratterizzazione. Aggirandosi per il mondo reale, magari per parlare con Rebecca o con l’amante di Lord Grin, è possibile imbattersi in un problemino con i volumi: spesso le parole delle due donne fanno a pugni con la musica di sottofondo e questo costringe a prestare particolarmente attenzione con l’orecchio. Infine segnalo il fatto che l’unico personaggio a non godere del doppiaggio completo è Devo nella sua incarnazione terrena; con lui è possibile intraprendere discussioni filosofiche molto lunghe, fatte essenzialmente di testi e ipertesti cliccabili, ma non recitate.

Proprio i dialoghi rappresentano una componente importante all’interno di Babylon. Il suddetto scambio di idee tra Lord Gray e Devo, nel mondo reale, è un esempio di come si sia voluto arricchire il gioco con contenuti non banali, probabilmente nell’ottica del proseguo della saga, allo scopo di donare profondita al plot e ai personaggi. In almeno altri due casi, invece, i lunghi dialoghi sono una tappa obbligata per il giocatore e risultano funzionali alle meccaniche di gioco. Mi riferisco al caso di Rebecca e Grin, l’amante di Lord Gray nella realtà. Con loro sarà possibile interagire attraverso dei particolari fiori raccolti nelle locazioni del mondo di Babylon e ciascuna racconterà la propria storia (personalmente ricordo quella di Rebecca, accompagnata da foto molto suggestive, dedicata alla malattia psichica di sua sorella). Esaurendo i fiori con questi due personaggi, i demoni Mugai e Kame si indeboliranno e si renderanno vulnerabili in occasione della fine del gioco.

L’interfaccia presenta due barre orizzontali, una posta in cima allo schermo e una in basso. Quella superiore accoglie le funzioni canoniche come il salvataggio e il caricamento delle partite. Quella inferiore, invece, ospita una serie di icone. La prima, a forma di Ying e Yang, è l’icona di Status e permette di accedere ad alcune informazioni riguardanti il nostro alter ego (progresso in gioco, energia e punteggio); la seconda, a forma di scrigno, è associata all’Inventario e ospita gli oggetti raccolti nel corso dell’avventura (pochi a dire il vero); la terza icona, dalla forma piramidale, ospita le informazioni apprese dagli altri personaggi nei dialoghi e queste nozioni saranno utilizzabili nel corso dei dialoghi, con un classico sistema drag & drop; la quarta icona, a forma di fiore, racchiude gli speciali fiori raccolti in Babylon fino a quel momento e utilizzabili nei dialoghi con Rebecca e Grin, nel mondo reale; infine una quinta ed ultima icona a forma di testa, servirà per ascoltare una summa di quanto ci hanno detto fino a quel punto i personaggi con cui abbiamo parlato.

Il grado di difficoltà del gioco è basso. Gli enigmi si manifestano alternativamente in “trova-oggetto, consegna-oggetto/usa-oggetto” e rompicapo molto semplici; in qualche caso il giocatore può addirittura rinvenire le soluzioni prima ancora che abbia incontrato il relativo ostacolo. Di tanto in tanto si può morire, soprattutto se non si rispettano gli avvertimenti di alcuni NPC. La longevità di Babylon è piuttosto bassa e la causa di fondo è proprio la mancanza di sequenze realmente impegnative; ad allungare il brodo ci può essere solamente la ricerca dei fiori magici, tappa obbligata per poter portare a compimento la missione di Gray (ne compaiono 20 contemporaneamente, sparse tra le locazioni di Babylon e ne servono proprio 20 sia per Rebecca che per Grin, allo scopo di indebolire Mugai e Kame; morale della favola: dopo aver raccolto i primi 20 e averli usati con una delle due amiche, bisogna rifare il giro e beccarne altri 20 che intanto saranno ricomparsi in modo apparentemente randomico). Gli spostamenti tra le locazioni sono immediati, grazie alla mappa; le zone esplorabili sono composte generalmente da poche room, tranne qualche caso eccezionale.

Incipit di una mancata saga fantasy, Babylon è stata una delle tante meteore videoludiche, comparse improvvisamente e scomparse con altrettanta velocità, senza lasciare un minimo segno. Ciò che dispiace maggiormente al sottoscritto, è che in questo caso si sia trattato di un prodotto italiano, tra l’altro dotato di una discreta carica di innovazione: in tal senso ricordo la profondità dei dialoghi con Devo, Rebecca, Grin e il sistema delle nozioni raccolte nel corso dell'avventura e riutilizzabili con altri NPC. Considerando poi chi si cela dietro il suo sviluppo, penso proprio che Babylon avesse le carte in regola per migliorarsi e risultare un buon prodotto, commercialmente valido. Ma sappiamo com’è andata e ora non ci resta che chiudere, limitandoci ad esprimere un giudizio per questo primo e ultimo episodio.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Vox Multimedia
Data Rilascio: Q4 1996
Piattaforma: PC
Caratteristiche
Genere: Avventura/Fantasy
Visuale: Soggettiva
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Italiano
Sottotitoli: Italiano
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Requisiti minimi
OS: Windows 95/98/2000/XP
Supporto: 1 CD
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