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Recensione

Apollo Justice: Ace Attorney

di Cristiano Caliendo  

il nostro voto
73
In breve

Quarto capitolo della serie Phoenix Wrigth, il primo concepito per il Nintendo DS, con protagonista un nuovo avvocato di nome Apollo Justice (Housuke Odoroki in Giappone) alle prese con nuovi casi giudiziari. Nel primo caso, il neo avvocato si troverà a difendere proprio il povero Phoenix Wrigth, accusato di un omicidio consumatosi nei locali di un ristorante russo durante una partita di poker. Il gioco si svolgerà temporalemnte a sette anni di distanza dal 3° capitolo, durante i quali il nostro Phoenix pare abbia abbandonato l'avvocatura per il gioco d'azzardo!

 

Recensione Completa del 14 Ottobre 2009
Avvicinarsi a un nuovo episodio della serie “Ace Attorney” senza provare un minimo di timore reverenziale è praticamente impossibile. La serie che vede come protagonista Phoenix Wright, infatti, non ha avuto solo il merito di sdoganare il genere nipponico della novella visuale, ma soprattutto quello di aver dimostrato che l’avventura grafica è, di fatto, possibile anche su console.
In effetti, la serie di non può essere inserita nel genere delle avventure ‘canoniche’. Uno dei suoi punti di forza è per l’appunto il linguaggio adottato, tipicamente orientale, che rimodella in modo unico e personale l’adventure classico, rendendolo perfetto al mezzo utilizzato (una console portatile, nella fattispecie il Nintendo DS). Le caratteristiche più evidenti di questo stile possono riscontrarsi nel design manga, nell’intervento raro ma incisivo del giocatore e, generalmente, in tonnellate di dialoghi, rigorosamente da leggere (le voci sono quasi sempre assenti). Tali pecularietà canalizzano gran parte dell’efficacia del titolo nell’abilità dello sceneggiatore, a cui viene consegnato l’arduo compito di tener su la storia: la qualità della scrittura diventa perciò cruciale, soprattutto durante le lunghe sessioni in cui il giocatore non deve far altro che leggere una gran mole di testo prima di essere chiamato in causa.
Nella serie di “Ace Attorney” il ruolo era adeguatamente ricoperto dall’autore e creatore Shu Takumi, capace di rendere memorabili le ore trascorse in tribunale a colpi di ‘Obiezioni’ e di continui capovolgimenti di fronte.

Dopo il successo del primo capitolo, era facile aspettarsi un’invasione più o meno valida di titoli di questo genere. A conti fatti, l’onda lunga del titolo Capcom (già considerato un classico) non ha colpito il mercato quanto ci si auspicava e, pur non mancando qualche buon esempio, l’impressione è che il trend si sia ormai orientato sul modello prettamente investigativo alla “C.S.I.”, genere che oramai imperversa anche su PC, riducendo di conseguenza il ventaglio di scelte.
Decisiva appare quindi questa prova sul campo, che ha il dovere di far ripartire la serie con un gameplay più elaborato e, soprattutto, con un nuovo protagonista. Vediamo com’è andata.

UN EROE NUOVO DI ZECCA

Sono passati sette anni dall’ultimo processo di Phoenix Wright, e da allora nessun avvocato è riuscito a sostituirlo degnamente. Arriva però il momento di Apollo Justice, giovane ‘ace attorney’ capace di far risuonare le obiezioni con le sue ‘corde vocali d’acciaio’. Il primo caso del nuovo virgulto non è certo dei più semplici: difendere un cliente da un’accusa di omicidio. La fragile calma del povero Apollo è ulteriormente minata quando scopre che l’imputato di cui si parla è proprio il vecchio Phoenix: dopo aver appeso i capelli a porcospino al chiodo in seguito alla perdita del distintivo di avvocato, il nostro si è ritirato a vita privata fra una partita a poker e una ballata al pianoforte. Affrontare Klavier Gavin, temibile procuratore e rockstar incallita, non migliora certo le cose, ma per fortuna il nuovo eroe ha dalla sua parte la pestifera Trucy, figlia di Phoenix e prestigiatrice di professione.

Era necessario che “Apollo Justice – Ace Attorney” rappresentasse non solo il degno prosieguo di una trilogia ormai conclusa, ma in special modo il suo ingresso ufficiale sulla console portatile Nintendo DS. Infatti, la saga di “Phoenix Wright” non era altro che una trasposizione dal Game Boy Advance; gli ‘assaggi’ di come avrebbe potuto essere la serie se concepita direttamente su DS erano comunque contenuti nell’ultimo capitolo bonus del primo episodio (a cui questo nuovo titolo si lega anche narrativamente), caratterizzato da un uso più oculato dell’interfaccia della console e da qualche chicca grafica in più.
Uscito nel 2008 con il solito, fisiologico, ritardo occidentale (piccola curiosità: con una concezione tutta personale della continuity, “Trials and Tribulations” è giunto in Europa solo successivamente), il capostipite della nuova serie avrebbe dovuto essere the real thing, l’espressione definitiva delle potenzialità manifestate durante la prima trasposizione.

NUOVA CONSOLE, STESSE MECCANICHE

In realtà, fin da subito è percepibile come il nuovo “Ace Attorney” non sia poi così diverso dal solito. Vuoi per mancanza di coraggio, vuoi per il budget contenuto, vuoi per limiti creativi, “Apollo Justice” non differisce quasi per nulla dal modello originale, ritirandosi in una formula ormai consolidata che, forse, ‘rassicura’ il fan, ma fa storcere il naso a chi si aspettava qualcosa di diverso.
Già nei primi minuti di gioco si intravede quella che sarà la tendenza generale: sia l’interno che l’esterno dell’aula di tribunale non hanno subito alcun restyling grafico, così come l’interfaccia (che resta un po’ macchinosa). L’impressione è che ci si trovi di fronte a un capitolo come un altro piuttosto che a una serie del tutto nuova: così, fra nuove e vecchie (!) animazioni, sempre di buon livello, e qualche filmatino in più, si assiste al ‘solito’ “Ace Attorney” che abbiamo imparato ad amare ma di cui cominciamo un po’ a stancarci. Di conseguenza, non sorprende la scelta (a questo punto, coerente) di lasciare inalterato il look generale e il character design, piacevolmente manga.

Stesso destino tocca al concept di gioco, che non subisce modifiche sostanziali: ogni capitolo è diviso in due parti, una più ‘investigativa’ (in cui si interrogano i personaggi in gioco e si cercano le prove sparse in giro) e una in aula (in cui si deve screditare le tesi dell’accusa).
E le tante decantate aggiunte che avrebbe permesso il DS? Ci sono: centellinate col contagocce, ma ci sono. Nel dettaglio, avremo la possibilità di analizzare le prove raccolte ruotandole in 3D (in realtà, una feature piuttosto inutile) e di affrontare alcuni minigame che, seppur ben confezionati, risultano davvero esigui se rapportati alle (tante!) ore di gioco.
Ma l’introduzione più importante – e ben realizzata - consiste nel ‘potere’ di Apollo di scoprire se un testimone sta bluffando: come in una trance, la visuale ci permetterà di concentrarci su ogni movimento sospetto del nostro obiettivo, e scoprire quindi un sintomo di nervosismo spesso ottimamente camuffato.
Infine, buono ma ripetitivo (così come accadeva in passato) il commento musicale, questa volta affidato a Toshihiko Horiyama.
A conti fatti, la struttura di “Ace Attorney” resta fin troppo simile a se stessa, e le piccole divagazioni appaiono discrete ma poco convinte, come se gli autori avessero avuto ‘paura di osare’ alterando i tanto amati punti di forza. Si ha quindi la sensazione che, già al termine del secondo caso, il gioco abbia ormai già detto tutto quello che poteva.

APOLLO WRIGHT E TRUCY FEY?

Laddove il gameplay mostra la corda, dovrebbero essere i personaggi e la qualità narrativa dei casi a mantenere vivo l’interesse (così come accadeva in “Trials and Tribulations”). In “Apollo Justice”, purtroppo, ciò avviene solo in parte.
In modo da confermare ulteriormente la ‘squadra che vince’, il nuovo autore Mitsuro Endo (subentrato a Shu Takumi) tratteggia la coppia Apollo/Trucy in modo assolutamente identico al duo Phoenix/Maya, tanto che durante il gioco ci si dimentica velocemente che si tratta di protagonisti diversi. Nonostante ciò, i duetti fra il giovane avvocato in gamba ma imbranato e la sidekick sveglia ma svampita si rivelano ancora una volta divertenti, e presto si entra in sintonia con il buon Apollo forse proprio perché ricorda così da vicino il nostro Phoenix.
Se quindi tale aspetto - pur odorando di deja vu - si rivela funzionale, il giochetto funziona molto meno sugli altri versanti. Tanto per cominciare, il procuratore avversario, Klavier Gavin, pur simpatico, è ben lontano dall’essere carismatico come un Edgeworth o un Godot, mentre il fratello – Kristoph – appare interessante ma sottoutilizzato. Ciò che comunque pesa di più è la gamma di personaggi secondari che affollano i vari casi, sempre vittima della caratterizzazione macchiettistica e dei tormentoni (molto spesso inseriti in modo innaturale e forzato). Sebbene si siano attenuate le divagazioni fantasy della serie, quindi, l’avventura si dimostra fin troppo spesso sopra le righe (non manca comunque qualche esempio simpatico, come il giornalista Brushel che ‘fiuta’ letteralmente uno scoop): un difetto che affliggeva anche “Justice for All”.

Poco perdonabile è il modo in cui gli autori hanno trattato Phoenix Wright, ormai ‘invecchiato’ di sette anni (numero non casuale: tanti sono gli anni trascorsi dal primo “Ace Attorney” su Game Boy): caricato della fama di ‘leggenda’, il povero ‘Nick’ in verità delude su tutti i fronti, dimostrandosi non diverso da uno qualsiasi dei personaggi di contorno meno riusciti. La sua caratterizzazione è annullata quasi del tutto, e fallisce anche il tentativo di dipingere un ‘eroe decadente’: il suo esprimersi in modo sibillino, snocciolando insistentemente una serie di misteri in vista degli inevitabilmente blandi colpi di scena finali, è veramente irritante, e si fatica a riscontrare tratti della personalità che fu. Assurdamente, inoltre, non ci è dato conoscere la sorte dei vecchi personaggi strettamente legati a Phoenix, come Edgey o Maya (neanche citati), il che conferma la sensazione che in questa occasione il nostro (ex) avvocato sia un bel po’ fuori posto.
D’altra parte, la qualità dei ‘casi’ non corre in aiuto. Si è di fronte infatti a una serie di indagini non molto avvincenti e vagamente tediose, su cui per fortuna i duetti dei protagonisti riescono a porre parzialmente rimedio. Fa eccezione il quarto capitolo, più interessante e corposo, durante il quale è anche presente una buona sezione in cui si torna a controllare (un appannato) Phoenix Wright per far luce sulle vicende di quei sette anni.

OBIEZIONI… RESPINTE?

Le critiche sopramenzionate sono perlopiù da intendersi come conseguenze di aspettative deluse. “Apollo Justice – Ace Attorney”, in verità, non è una cattiva avventura: pur essendo confezionato come un prodotto commercialmente ‘furbetto’ dall’incasso assicurato, risulta comunque divertente e gradevole da giocare, segno che la bontà della formula, nonostante tutto, regge ancora.
Ragionevoli però restano i dubbi sul futuro: c’è da temere che la Capcom porti avanti la serie in modo che resti sostanzialmente uguale all’originale? Quanto ancora può durare la struttura di “Ace Attorney” prima che venga definitivamente respinta dai giocatori? L’ultimo annuncio su un “Apollo Justice 2” risale al 2007; nel frattempo, possiamo sperare di trovarci di fronte a qualcosa di finalmente diverso con “Ace Attorney Investigations: Miles Edgeworth”, in uscita nel 2010 sempre per Nintendo DS.

 

Info Requisiti
Generale
Conosciuto anche come: Phoenix Wrigth 4
Sviluppatore: Capcom
Data Rilascio: Q2 2008
Piattaforma: NDS
Caratteristiche
Genere: Poliziesco
Visuale: Ibrido
Controllo: Touchscreen / Stylus
Doppiaggio: Italiano
Sottotitoli: Italiano
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