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Recensione

Ankh: La Battaglia degli Dei

di Ivan Vailati  

il nostro voto
69
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81
In breve

Partecipate all’epica battaglia degli Dei – già preannunciata negli episodi precedenti. Questa volta si tratta del dominio sul mondo intero e indovinate un po’ chi sarà l’unica persona che potrà evitare il disastro: ovviamente Assil, l’impacciato trasportatore dell’Ankh. Questa volta il viaggio vi porterà nella città del gioco d’azzardo, Luxor, con il suo magnifico Casinò, ma anche in un posto sperduto e gelido del nord. E come se tutto questo non bastasse: Assil e Thara questa volta dovranno avvalersi dell’aiuto dell’Ankh in persona, che in questo episodio ha preso vita.

 

Recensione Completa del 27 Febbraio 2009
Forse molti di voi ritengono che l’Egitto dei faraoni e delle piramidi, costituisca ormai un’ambientazione abusata nel mondo delle avventure, alla stregua delle storie a base di Maya, Inca e isole piratesche. Onestamente non potrei darvi torto, ma almeno la monotonia egiziana è finita nel non-troppo-lontano 2006, quando i tedeschi della Deck13 hanno inventato una delle più ironiche, istrioniche e simpatiche avventure di sempre: Ankh. E tale fu il successo di questo titolo, che nell’anno seguente fu prodotto l’inevitabile seguito, dal titolo Ankh e il Cuore di Osiride. Ora, a distanza di un paio d’anni e dopo un intervallo marinaresco conosciuto come Jake Keane, gli sviluppatori tedeschi, con Koch Media in qualità di distributore per il Belpaese, hanno deciso di riportarci nell’assolato deserto, per vestire i panni di Assil e della sua giovane compagna, Thara.
Questa nuova avventura prenderà il via in una notte limpida e stellata; tra le stelle del cielo è comparsa la costellazione del Cammello e, come dice la profezia, il torneo degli Dei sta per cominciare: chi vincerà questa divina competizione potrà comandare sull’Egitto per i prossimi 1000 anni. Naturalmente solo gli Dei possono parteciparvi, e a questo punto vi starete chiedendo per quale motivo Assil sia stato ancora una volta finito in mezzo ai guai… presto detto: la “fortuna” ha voluto che l’Ankh, che come sapete è saldamente nelle mani del nostro eroe, sia in realtà la prigione di una divinità che ha tutta l’intenzione di partecipare al torneo. Per questo il nostro amico, nonostante le intenzioni, si ritroverà invischiato in una nuova e pericolosa avventura.

La grafica è rimasta del tutto invariata rispetto al capitolo precedente e, ve lo ricordo, vanta una realizzazione completamente in 3D realtime, grazie all’adozione dell’engine Ogre3D. Se però tra il primo e il secondo episodio c’erano stati dei miglioramenti grafici (tra cui l’implementazione del bloom effect, cioè quella tecnica che genera sfocature molto suggestive in corrispondenza di zone luminose), questa volta non se ne registra neanche mezza. E a distanza di 3 anni, l’impianto grafico messo su dai Deck13, per quanto molto colorato, snello e funzionale, comincia a sentire il peso dell’età. Texture, personaggi e animazioni (che già non erano il massimo): tutto sa di già visto. Unica nota positiva è il tentativo di variare un po’ l’ambientazione, inserendo un capitolo da giocare in un villaggio vichingo, ma si tratta pur sempre di una minima parte dell’avventura. Comunque va dato atto agli sviluppatori di non essere caduti nella tentazione di riciclare locazioni già presenti nei capitoli precedenti, così come si era visto nel passaggio tra il primo e il secondo episodio della saga.

Il menu iniziale farà la sua comparsa sovrapponendosi alla casa di Assil, e da qui potete accedere alle sezioni più importanti: iniziare una partita, caricarne una salvata in precedenza, uscire dal gioco, vedere i crediti e le informazioni su come giocare; ovviamente ci sarà anche una sezione opzioni da dove potrete sfruttare la scalabilità dell’engine, modificando la risoluzione video, disattivando alcuni effetti e regolando il volume del sonoro.
Per chi ha giocato agli episodi precedenti, l’interfaccia non costituirà una novità: con il tasto sinistro del mouse si esaminano gli hotspot, mentre con il destro si utilizzano gli oggetti; l’inventario sarà posto nella parte superiore dello schermo e le icone saranno: un ingranaggio per usare, due persone stilizzate per parlare, un paio di piedi per spostarsi; tutto molto intuitivo.
Le musichette saranno di gradevole accompagnamento e mai troppo invasive o noiose; gli effetti ambientali a mio avviso non raggiungono la sufficienza: sono pochi e realizzati male, anche se quando servono, riescono a far divertire. La localizzazione, al solito, è affidata ai sottotitoli in italiano, mentre le voci di Assil e degli altri personaggi sono quelle originali, in inglese, a cui siamo ormai abituati e che in realtà contribuiscono ad arricchire la caratterizzazione dei personaggi, sempre ottimamente espressivi e convincenti.

Gli aspetti negativi appena descritti sono comunque mitigati da quelli positivi che da sempre hanno contraddistinto questa fortunata saga. Tanto per citarne uno: sono rimaste l’ironia e la pungente ilarità, in situazioni che a volte riescono a raggiungere livelli ridicoli, assurdi e al limite del grottesco. La trama, poi, riesce a sostenere in modo convincente tutta la vicenda che si snoda attraverso i sette capitoli di cui è composto il gioco; la cosa non è semplice, visto che avventure a sfondo demenziale come Ankh, molto spesso tendono a perdersi per strada o a subire forti alti e bassi nel corso dell’avventura.
Gli enigmi sono quasi sempre legati all’utilizzo dell’inventario e degli oggetti; questo vuol dire che potete scordarvi puzzle in stile Myst e simili. Inoltre alcuni di questi saranno basati sui dialoghi: servirà osservare una certa coereneza nel parlare con i personaggi, seguendo percorsi logici precisi con le domande, se si vogliono avere alcuni oggetti o chiedere aiuti particolari. La difficoltà sostanzialmente si assesta su un livello medio-facile, complice anche la possibilità di poter utilizzare il tasto X della tastiera per evidenziare gli hotspot nelle locazioni. Ciò non toglie che in occasione di due o tre sequenze, anche l’avventuriero più esperto potrebbe trovare pane per i propri denti. Vi ricordo che in alcuni frangenti sarà possibile prendere il controllo di Thara.
Parlare di longevità non è mai facile, ma, tenendo in considerazione l’interazione dell’ambiente, la difficoltà, i dialoghi e tutto il resto, ci si assesta sulle 8-10 ore; siamo quindi al livello degli episodi precedenti.

In definitiva Ankh 3 si porta dietro i pregi e i difetti degli episodi precedenti, e vi saprà regalare ancora una volta qualche ora di sano divertimento e spensieratezza. Sotto il profilo tecnico, il peso degli anni a questo punto comincia a farsi sentire e si avverte ormai una chiara mancanza di innovazione anche in termini di gameplay. A mio avviso, ad un certo punto bisogna avere il coraggio di cambiare, quindi mi auguro che ciò avvenga in futuro per i prodotti dei Deck13. Io non posso fare altro che consigliare, a chi non l’avesse ancora fatto, di giocare a ciascuno dei tre episodi che compongono la saga di Ankh, mentre agli altri, che hanno già avuto modo di apprezzare le passate avventure di Assil, dico che non possono certo perdere l’ultimo capitolo della serie.

 

Info Requisiti
Generale
Sviluppatore: Deck 13
Publisher: Deep Silver
Distributore: Koch Media
Data Rilascio: 26/02/2009
Piattaforma: PC
Caratteristiche
Genere: Avventura/Commedia
Grafica: 3D
Visuale: Terza Persona
Controllo: Mouse
Doppiaggio: Inglese
Sottotitoli: Italiano
Ricerche
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